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SENTENZA 6 Ottobre Ott 2015 1125 06 ottobre 2015

Datagate, Corte Ue: «Gli Usa non garantiscono la privacy»

I dati che Facebook trasferisce sui server Usa sono in pericolo. Tutele insufficienti per i cittadini europei.

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Una schermata di Facebook.

I nostri dati su Facebook sono in pericolo. E per questo non possono essere custoditi dall'azienda negli Stati Uniti.
La Corte europea dei diritti dell'uomo ha dato ragione a Max Schrems, uno studente austriaco di leggi che aveva presentato ricorso sulla scia del Datagate.
SAFE HARBOR SOTTO ACCUSA. Schrems, secondo cui il protocollo 'Safe Harbor' per la protezione dei dati personali non è sufficiente a garantire la privacy dei cittadini, aveva inviato le sue lamentale al commissario per la protezione dei dati personali in Irlanda, dove si trova il quartier generale europeo della compagnia fondata da Mark Zuckerberg, protestando contro il trasferimento dei dati ai server Usa.
RICORSO RESPINTO IN IRLANDA. Inizialmente il suo ricorso era stato respinto dalle autorità irlandesi, che si erano basate su una decisione della Commissione europea, che nel 2000 aveva sancito l'affidabilità delle misure protettive garantite dagli Stati Uniti.
Il 6 ottobre, però, la Corte di Giustizia europea ha ritenuto non valido il principio del 'Safe Harbor', applicabile solo alle imprese americane che lo sottoscrivono, rinviando il ricorso di Schrems all'autorità irlandesi perché lo esaminino con attenzione per poi stabilire se sia il caso o meno di sospendere il trasferimento ai server Usa. In sostanza, ogni singolo Paese membro dell'Ue può decidere se bloccare il flusso di dati dei suoi cittadini verso gli Stati Uniti.

«Sono molto soddisfatto del giudizio della Corte, che auspico possa diventare una pietra miliare nella storia della privacy online», ha commentato Schrems in una nota, «Facebook non ha commentato la decisione. «Questa sentenza chiarifica che la sorveglianza di massa viola i nostri diritti fondamentali».
UNA VITTORIA CONTRO L'AUTORITÀ IRLANDESE. Per lo studente austriaco si tratta di una doppia vittoria, contro «il sistema globale di sorveglianza americano, che pesa sui privati cittadini» e contro «il Commissario irlandese per la protezione dei dati, che fino alla fine della procedura ha ritenuto inutile sprecare tempo con questo caso, ritenendolo 'frivolo'».
«UE E USA RIMEDINO ALLA SITUAZIONE». Schrems ha auspicato che «la Commissione europea e il governo americano possano rimediare a questa situazione. Dalla sentenza emerge chiaramente che una soluzione richiede numerosi cambiamenti nella legge statunitense e più di un semplice aggiornamento dell'attuale sistema 'safe harbour'».

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