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FINANZA 6 Ottobre Ott 2015 1300 06 ottobre 2015

Intesa, Bazoli: «La mia avventura milanese sta per finire»

Il presidente del Consiglio di sorveglianza al capolinea: «Un ruolo nella nuova governance? No comment». E sulla fusione con Unicredit: «Non sta né in cielo né in terra».

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Giovanni Bazoli.

«La mia avventura milanese sta per finire». È un sibillino addio quello di Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo.
In vista del passaggio dal sistema duale al monistico del polo bancario Bazoli potrebbe però avere un ruolo nella nuova governance. «Ma di questo non aggiungo altro», ha tagliato corto il banchiere che invece ha escluso l'ipotesi di fusione con Unicredit, ipotizzata dalla stampa.
«FUSIONE CON UNICREDIT? NON HA SENSO». «Quando ci saranno le condizioni sicuramente valuteremo una crescita esterna. Da questo punto di vista» però «non ha senso un progetto d'integrazione e di acquisizione di banche italiane, tanto meno con Unicredit», ha dichiarato. «Un progetto che non sta né in cielo né in terra».
«Che senso avrebbe avuto», ha aggiunto a margine della presentazione del restauro della casa di Alessandro Manzoni a Milano, «che le due maggiori banche italiane per dimensioni, come Intesa e Unicredit, si unissero. Sarebbe stato un impoverimento dal punto di vista della concorrenza».
«MONDAZZOLI? FELICE DI NON ESSERE NEL CDA DI RCS». Bazoli ha poi commentato il caso Mondazzoli dicendosi contento di non essere nel consiglio di amministrazione di Rcs e, quindi, di non aver pesato nella decisione per la vendita della divisione Libri alla Mondadori. «Non ho responsabilità su questa decisione perché non siedo in consiglio» e «sono contento di non aver avuto responsabilità».
E in seguito alle reazioni di molti autori che hanno bocciato l'operazione editoriale, ha aggiunto: «Continuerò a leggere i libri anche perché mi pare che sia una prassi e una tradizione della casa Mondadori di lasciare una totale libertà ai propri autori e di rispettare le caratteristiche delle varie case editrici che prima ancora della Rizzoli sono state assorbite».

Giovanni Bazoli

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