Crisi: spread chiude in calo a 116 punti
L'ULTIMO MARXIANO 6 Ottobre Ott 2015 0923 06 ottobre 2015

Questa crisi è stata creata ad hoc per dominarci

Concepita e adoperata come un metodo di governo, serve per imporre il neo-liberismo.

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Il governo di Matteo Renzi, ora, ci parla di ripresa ma si guarda bene dal raccontarci qual è stato il micidiale effetto sociale della crisi. Una vera e propria tragedia, che rivela quanto avesse ragione Lukács a parlare dell’economia come sistema della violenza immanente.
Dato che il governo tace, occorre affidarsi a Forbes, la bibbia illustrata del turbo-capitalismo mondializzato, per sapere che l’era del «declino economico» ha fatto ulteriormente aumentare la concentrazione dei grandi patrimoni: ha reso i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ha accentuato – diciamolo pure – il classismo di cui si sostanzia – strutturalmente e non per accidens – il sistema dell’apartheid globale pudicamente chiamato capitalismo.
SUPER RICCHI RADDOPPIATI IN SEI ANNI. I numeri di Forbes parlano chiaro: se nel 2009 i super-miliardari del pianeta erano 793, oggi se ne contano 1.645. Tra questi, negli ultimi due anni, i più scaltri sono riusciti ad aumentare le proprie ricchezze di oltre mezzo milione di dollari al minuto. E l’hanno fatto senza costruire nulla, senza dare lavoro a nessuno, ma agendo solo sulle due leve della globalizzazione: finanza e delocalizzazione. È la regola del mondo all’insegna del fanatismo economico, lo sappiamo.
Per quanto ne abbia avuto gli effetti, non penso che questa crisi sia stata un fenomeno naturale, come un terremoto o uno tsunami. Io credo che questa crisi sia stata concepita, creata e adoperata come un metodo di governo per imporre, senza discussione democratica e sempre in nome dell’urgenza della situazione, un modello neo-liberista spietato a base di tagli alla spesa pubblica, abbassamento dei salari e sottrazione dei diritti.
UN METODO PER RIDEFINIRE IL DOMINIO. Diciamolo pure apertamente: la crisi è un metodo di governo che impone la norma neo-liberista, quel “vivere pericolosamente” – come diceva Foucault nella Nascita della biopolitica – su cui si regge l’odierna strutturazione dell’impolitico ordine economico: si presentano come necessità ineludibili ed emergenziali, sistemiche e naturali, quelle che sono invece chiare opzioni politiche; di più, sono precise mosse dei dominanti nell’ambito del conflitto di classe.
La crisi è oggi un’arma nel conflitto di classe che i dominanti usano per rinsaldare il loro dominio ai danni dei dominati.
Pensateci bene. Nel 2011 l’allora premier Mario Monti ce l’aveva persino detto senza giri di parole: l’Europa ha «bisogno di crisi, e di gravi crisi, per fare passi avanti» (sic!).
Ed eccolo il passo avanti che, come bambini, dovevamo essere spinti a fare: un mondo retto da oligarchi e alimentato da schiavi che non sanno di esserlo; un incubo che viene addirittura da molti chiamato “libertà”.

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