Trans Pacific Partnership 151006105908
ECONOMIA 6 Ottobre Ott 2015 1030 06 ottobre 2015

Ttp, sì all'accordo di libero scambio tra Usa e Paesi del Pacifico

Siglata l'intesa tra 12 Paesi sul Trans-Pacific Partnership. Una vittoria di Obama. E un freno alla crescente influenza economica della Cina.

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Commercio con l'estero del Perù Magali Silva (al centro) parla (Georgia) durante il vertice per il Trans-Pacific Partnership (TPP) ad Atlanta, in Georgia.

I negoziatori di Usa e di altri 11 Paesi del Pacifico (Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam) hanno raggiunto il più grande accordo di libero scambio nella storia recente. Il Trans-Pacific Partnership (Ttp), è stato siglato ad Atlanta il 5 ottobre dopo 8 anni di negoziati e uno sprint finale di 9 giorni.
L'intesa abbatterà le barriere al commercio e aumenterà il lavoro e gli standard ambientali tra le nazioni che rappresentano circa il 40% della produzione economica mondiale. Il Ttp deve essere approvato ora dal Congresso Usa e dagli altri Paesi.
NORME PIÙ SEVERE SUI BREVETTI. L'accordo, che prevede l'eliminazione delle barriere tariffarie e non-tariffarie e l'adeguamento degli standard commerciali in una vasta area dell'Asia-Pacifico, alla fine apre mercati agricoli di Canada e Giappone e rende più severe la norme sui brevetti a vantaggio di società farmaceutiche (sulla protezione dei brevetti farmaceutici insistevano in particolare gli Usa) e tecnologiche. Soprattutto crea un blocco per contenere la crescente influenza economica della Cina (che non è coinvolta nell'accordo) nella regione.
SOFFERTA VITTORIA DI OBAMA. Il patto rappresenta una sofferta vittoria per il presidente americano Barack Obama, che ne aveva fatto una priorità sfidando l'opposizione di esponenti del suo stesso partito democratico secondo i quali il libero scambio porterà alla distruzione di posti di lavoro anziché alla creazione di nuovi.
Il presidente americano ha però esultato: «Ho passato ogni giorno della mia presidenza a combattere per far crescere la nostra economia e rafforzare la classe media. In un momento in cui il 95% dei nostri clienti vivono fuori dai confini degli Stati Uniti, non possiamo far scrivere a Paesi come la Cina le regole dell'economia globale. Dobbiamo scrivere queste regole, aprendo nuovi mercati ai prodotti americani e allo stesso tempo fissare alti standard per proteggere i lavoratori e conservare il nostro mercato. Questo è quello che l'accordo raggiunto oggi ad Atlanta farà».
IL GOVERNO ITALIANO: «SVOLTA FONDAMENTALE NELLA GLOBALIZZAZIONE». «La chiusura del negoziato è un passo fondamentale verso la costruzione di un'ampia area di libero scambio di importanza globale che, una volta concluso anche il Ttip (l'accordo di libero scambio tra Usa e Ue, ndr) metterà insieme il 63 per cento del Pil mondiale», dice in una nota il vice ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda: «È una svolta fondamentale nella globalizzazione», sottolinea il vice ministro, «che mira a un riequilibrio dei rapporti economici e commercialim rispetto alla prima fase della stessa. Per i Brics sarà molto più difficile continuare a indulgere in pratiche protezionistiche e di dumping. Ora dobbiamo lavorare rapidamente per completare il negoziato per il Ttip prima delle elezioni presidenziali americane».

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