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OLTREOCEANO 7 Ottobre Ott 2015 1045 07 ottobre 2015

Marchionne, la rottura con la Uaw può costare cara

Niente intesa sul rinnovo del contratto: Marchionne strappa col sindacato Usa. Che ora minaccia lo sciopero. Così Sergio rischia di perdere l'appoggio dei dem. 

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Sergio Marchionne e Dennis Williams.

Volente o nolente, Sergio Marchionne finisce sempre per spaccare il sindacato.
È successo in Italia dove il manager dal pullover nero ha relegato nel suo magnifico isolamento Maurizio Landini, portando avanti il turn around di Fiat con un produttivo asse con Cisl, Uil, Ugl e Fismic.
Sta avvenendo in America, dove il numero uno di Fca è riuscito a far implodere il sindacato unico metalmeccanico dell'auto Uaw (Union of autoworkers), l'alleato con il quale in passato ha condiviso il rilancio di Chrysler e con il quale in futuro sperava di scalare General Motors.
VERSO LO SCIOPERO. Perché Oltreoceano si sta verificando quello che da noi Landini nemmeno osa sperare: i lavoratori si rivoltano contro i loro rappresentanti sindacali, minacciano di strappare la tessera e soprattutto costringono i vertici della Uaw a congelare l'accordo firmato con Marchionne a inizio mese e ad annunciare uno sciopero.
È quello che è avvenuto nelle scorse ore quando ad Auburn Hills, quartier generale di Chrysler, il manager italo-canadese si è trovato sul suo tavolo una lettera con la quale si annuncia che se non dovesse arrivare a breve il rinnovo di contratto, scatterà lo sciopero. Facendo intendere che tutto quello su cui si è lavorato in questo periodo è carta straccia.
MARCHIONNE NON SI SCOMPONE. Proprio Marchionne ostenta freddezza. Dai vertici del Lingotto fanno notare che la lettera della Uaw è abbastanza generica. E ricordano che il problema, più che dei vertici di Fca, è in questa fase di Dennis Williams, presidente dell'Uaw che ha 390 mila iscritti e si è visto votare contro dai suoi iscritti un accordo sindacale.
E che non ha un briciolo dell'allure del predecessore Bob King, il quale nel 2010 pur di salvare l'auto made in Usa scambiò la riduzione dei salari con la trasformazione in azioni delle prestazioni sanitarie e dei contributi, che le tre case americane (di fatto fallite) non potevano più pagare.

Il numero uno di Fca può perdere l'appoggio dei democratici Usa

Fiat Chrysler Automobiles ha consegnato a marzo 45.960 vetture, il 17,1% in più dello stesso mese del 2014.

Ad agosto proprio la Uaw aveva scelto FiatChrysler, e non Gm e Ford, per iniziare a trattare sul rinnovo del contratto, che Oltreoceano si occupa poco di diritti ed è incentrato sul salario minimo.
Stranamente a settembre il falco delle relazioni industriali Marchionne aveva ceduto sulla principale richiesta della controparte, portando da 16 a 25 dollari il salario per i neo assunti, anche se modulati sui livelli di produttività.
E infatti subito si era malignato - non a torto - che il manager sarebbe poi passato all'incasso nel suo tentativo di fondere Gm e Fca, visto che in America il sindacato è azionista del colosso di Detroit.
IL RIFIUTO DELL'INTESA. Poi è successo quello che nessuno aveva messo in conto: stabilimento dopo stabilimento i workers di Chrysler hanno rigettato l'intesa e chiesto un tetto sul numero dei nuovi assunti per non penalizzare i vecchi e più soldi sul versante della copertura sanitaria.
Dal 2007 in poi King ha imposto agli iscritti una pax sociale totale, che Marchionne vorrebbe importare in Italia. Anche perché ha garantito il boom di produttività e immatricolazioni registrato in questi anni sul versante atlantico.
I RISCHI PER IL SISTEMA. Così adesso fa quasi tenerezza Williams, che rivendica il grado di responsabilità, senza il quale migliaia di auto sarebbero stati assemblate dove il lavoro è più a buon mercato (Messico, Brasile, Guatemala...). Anche per questo non conviene a nessuno un ritardo sul rinnovo del contratto dell'auto.
In un'America che rallenta, è stata proprio la produzione dell'auto a invertire la ripresa quanto la dinamica dei prezzi. Di conseguenza la richiesta dei lavoratori di aumentare i salari minimi e potenziare il potere d'acquisto di quelli delle maestranze più anziane rischia di ingessare il sistema.
IN BILICO LA CONQUISTA DI GM. Anche perché Ford - welfare compreso - paga 57 dollari lordi all'ora, contro i 55 di Gm e i 47 di Toyota, che dopo lo scandalo Volkswagen e per la sua gamma di prodotti ibridi è il vero concorrente delle case americane.
Non poche ripercussioni le rischia anche Marchionne. Con le presidenziali sempre più vicine l'amministrazione e i circoli democratici che l'hanno sempre appoggiato potrebbero non gradire tensioni sul versante lavorativo.
E in quest'ottica sarà difficile avere ancora al proprio fianco la Casa Bianca per andare alla conquista di Gm, come fu per Chrysler.

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