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CONTI 7 Ottobre Ott 2015 1334 07 ottobre 2015

Tassa di soggiorno, i Comuni incassano 429 milioni

Ricavi distribuiti su 736 municipi: il 60% al Nord. Roma la città più cara.

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Il Canal Grande.

Un tesoro che nel 2015 toccherà i 429 milioni di euro, ma che cresce di anno in anno, prelevato soltanto in 736 Comuni italiani, il 60% al Nord, e nelle misure più varie.
A prendere le misure della tanto discussa e multiforme tassa di soggiorno italiana è un rapporto di Federalberghi, che ritiene «urgente» adottare una regolamentazione omogenea per tutto il Paese.
APPLICATA IN 712 MUNICIPI. A luglio 2015 sono 712 i Comuni che applicano l'imposta di soggiorno e 24 quella di sbarco. Pur costituendo 'appena' il 9% degli 8.047 municipi italiani, detengono il 56,3% della capacità ricettiva nazionale e ospitano il 66,8% dei pernottamenti di clienti italiani e stranieri. Si distribuiscono per il 34,3% nel Nord-ovest, il 24,8% nel Nord-est, il 19,6% nel Centro e il 21,4% nel Mezzogiorno.
Il 22,8%, 162 Comuni, sono località balneari. Un peso analogo è rivestito dalle località montane (159) e collinari (154). Le città d'arte sono 'solo' 65, ma comprendono le capitali del turismo italiano.
IL 55% DEGLI INCASSI A QUATTRO CITTÀ. Scorrendo la classifica delle città con i maggiori introiti, si rileva un alto tasso di concentrazione: l'incasso delle prime quattro (Roma, Milano, Venezia e Firenze) è superiore a 238 milioni, oltre il 55% del totale. La città con il maggior gettito è Roma, con un incasso atteso per il 2015 di circa 123 milioni, il 28,7% del totale. Il dato è in progressivo aumento: il gettito nazionale accertato è stato pari a circa 162 milioni nel 2012, 248 nel 2013 e 337 nel 2014.
COMUNI IN ORDINE SPARSO. Il governo non ha adottato il regolamento per fissare i principi generali di applicazione dell'imposta di soggiorno e così i Comuni si sono mossi in ordine sparso. La soluzione più diffusa vede l'imposta, legata al numero di pernottamenti, differenziarsi a seconda della tipologia di esercizio ricettivo (albergo, campeggio, ecc.) e della relativa categoria. Ad esempio per una notte in hotel a una stella l'imposta va dai 35 centesimi di Montecatini ai 3 euro a Roma. All'estremo opposto i cinque stelle, da 1 euro a 7 euro.
ROMA LA PIÙ CARA. Una famiglia (padre, madre e figlio 11enne) che in periodo di alta stagione soggiorna in un albergo a tre stelle per due giorni spende 24 euro di imposta a Roma, 17,50 euro a Venezia, 14 euro a Firenze, 12 euro a Milano, 8 euro a Bologna, 6 euro a Napoli e 4,2 euro a Bibione. In più di un terzo delle località gli under 14 sono esentati.
DOVE VANNO I SOLDI? La legge stabilisce genericamente che gli introiti siano destinati «a finanziare interventi in materia di turismo». Questo si traduce nelle maniere più varie. Ad esempio a Roma - rileva Federalberghi - nel 2014, solo 4,7 milioni (il 6% del gettito) sono stati destinati al turismo e ai beni culturali-ambientali. A Firenze sarebbe destinato al turismo il 35,3% del gettito. Ma tra gli impieghi turistici sono inseriti anche gli oneri di gestione del trasporto pubblico locale e dei servizi connessi, ai quali è destinato più del 30% del gettito. A Milano il 10,2% delle risorse è destinato agli interventi per lo sviluppo e valorizzazione del turismo, mentre l'89,8% si indirizza verso attività culturali.
LA PROPOSTA DI FEDERALBERGHI. A giudizio dell'associazione degli albergatori l'imposta dovrebbe essere abolita e le funzioni svolte dagli enti locali in campo turistico dovrebbero essere finanziate mediante compartecipazione degli stessi al gettito Iva di tutte le attività produttive, non solo terziarie, che traggono beneficio dall'economia turistica. In attesa della revisione generale della materia, è comunque urgente adottare una regolamentazione omogenea valida per tutto il Paese

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