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IL CASO 8 Ottobre Ott 2015 0957 08 ottobre 2015

Consob: nessuna sanzione per gli ex vertici di Banca Profilo Arpe e Candeli

L'Autorithy di Borsa fa marcia indietro: non ci fu manipolazione sui titoli.

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Il lungo iter sanzionatorio avviato dalla Consob per «manipolazione operativa di mercato» nei confronti dei vertici di Banca Profilo, l'ex presidente Matteo Arpe (azionista attraverso il fondo Sator di News 3.0, società che edita questo giornale, ndr) e amministratore delegato Fabio Candeli, si è concluso con un nulla di fatto, portando all'assoluzione completa nei confronti dei due manager. L'indiscrezione arriva da due articoli sulla vicenda apparsi giovedì 8 ottobre sul Corriere della sera e Il Sole24Ore.
I SOSPETTI SUL TITOLO IN BORSA. L'inesistenza di prove ha fatto infatti cadere le accuse che dopo un'ispezione fatta nel maggio 2013 avevano spinto la Consob ad aprire un'inchiesta. Il sospetto era che l'acquisto di azioni Banca Profilo effettuato da due trader dell'istituto per conto della controllante Arepo Bp fossero stati fatti per sostenere in Borsa il titolo della stessa banca.
Un'operazione fatta alla luce del sole: gli acquisti (tra il giugno del 2011 e il maggio del 2013) erano infatti stati autorizzati da una delibera consiliare e comunicati alla Consob. Ma la stessa Commissione nazionale per le società e la borsa aveva deciso di avviare comunque un'indagine, così l'Ufficio abusi di mercato, dopo aver raccolto una serie di statistiche e rilevato alcune coincidenze sospette, ha avviato un processo sanzionatorio convinto che Arepo Bp (la società controllante di Banca Profilo detenuta al 100% da Sator di Arpe) avesse sostenuto in maniera artificiale il titolo Profilo.

Processo sanzionatorio chiuso per mancanza di prove

Una tesi contestata da Banca Profilo che ha invece sostenuto come quegli acquisti siano avvenuti nella massima trasparenza e con tempestiva comunicazione al mercato. Arepo non ha mai effettuato trading sul titolo (i.e. cessione dei titoli acquistati) né operazioni in derivati.
IL CASO STEVENS-GABETTI. Le accuse sono state subito respinte attraverso una serie di ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato da parte degli avvocati di Arpe, che rifacendosi alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo aveva già condannato l'Italia per il doppio processo fatto a Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti per il caso dell'equity swap di Ifil-Exor.
Un precedente che il Consiglio di Stato non ha potuto ignorare, e davanti all'inesistenza di prove, ha chiesto alla Consob di adeguarsi alla sentenza europea e modificare il suo regime sanzionatorio.
Visto che un indizio non fa una prova, quelli raccolti nei confronti di Arpe, Candeli e le due persone giuridiche coinvolte (Banca Profilo e la controllante Arepo Bp) non sono stati ritenuti sufficienti per far partire le sanzioni.
Sanzionati invece con 220 mila euro due trader di Profilo che materialmente hanno operato sul titolo dello stesso istituto controllato da Arpe attraverso Arepo Bp.

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