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OCCUPAZIONE 12 Ottobre Ott 2015 1934 12 ottobre 2015

I dati Inps e le contraddizioni del governo sul Fisco

Aumentano i posti di lavoro grazie agli sgravi. Che Renzi è pronto a dimezzare con la legge di Stabilità.

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Da sinistra, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, il premier Matteo Renzi e il titolare dell'Economia Pier Carlo Padoan.

L'Osservatorio sul precariato dell'Inps ha snocciolato dati positivi per il governo e per gli italiani tutti: 91.663 assunzioni a tempo indeterminato in più rispetto al numero delle 'cessazioni' nei primi otto mesi del 2015, oltre 300 mila stabilizzazioni di precari.
E quasi 800mila contratti 'accesi' grazie agli sgravi fiscali che hanno accompagnato il Jobs act.
L'esecutivo e tutta la maggioranza hanno comprensibilmente applaudito, ma proprio alla vigilia del varo di una manovra finanziaria che ridurrà la decontribuzione per le assunzioni.
TEMPO INDETERMINATO + 305%. In totale, stando alle cifre diffuse il 12 ottobre, i nuovi contratti a tempo indeterminato sottoscritti da gennaio ad agosto sono stati 1.164.866, contro 1.073.203 cessazioni (in aumento del 2,2% sul 2014).
Complessivamente i contratti fissi in più nell'anno sono stati 425.455, di questi 276.658 sono passaggi da contratti a termine, 55.134 da contratto di apprendistato: in tutto un aumento di 319.102 unità (+305%) rispetto al saldo positivo di 104.353 contratti standard registrato nei primi 8 mesi del 2014.
In sostanza, i nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato creati da gennaio ad agosto, calcolando il saldo con i licenziamenti, sono oltre 90 mila.
Ma le stabilizzazioni, cioè i lavoratori che sono passati a tempo indeterminato e quindi hanno ora più diritti - dalla tredicesima alla possibilità di accedere a un mutuo -, sono oltre tre volte tanto.
790 MILA CONTRATTI ACCESI CON GLI SGRAVI. L'istituto per la previdenza ha calcolato anche l'impatto delle misure triennali di defiscalizzazione varate nel 2014: i rapporti di lavoro a tempo indeterminato instaurati con gli sgravi (la fruizione dell'esonero contributivo) sono stati 790 mila.
Solo ad agosto i contratti firmati con il taglio triennale dei contributi previsto dalla legge di Stabilità 2015 sono stati 53.002. Numeri che il premier Matteo Renzi ha celebrato con un tweet pieno di soddisfazione.

Ma nella legge di Stabilità la decontribuzione sui nuovi contratti viene ridotta

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

Dall'arco parlamentare di maggioranza per tutta la giornata si sono levati commenti entusiastici: dal vice segretario del Pd Lorenzo Guerini all'ex ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, dal sottosegretario al Lavoro Massimo Cassano - «Abbiamo dimostrato come si può cambiare volto all'Italia, per decenni rimasta impantanata nella palude dell'immobilismo» - fino al membro della Commissione Finanze, Matteo Colannino - «La legge di stabilità che sarà presentata a giorni intende rafforzare questo processo e sono sicuro che le misure previste serviranno a perseguire questo scopo».
LA SVOLTA DEL GOVERNO. E qui arriviamo al punto. Perché l'esecutivo è pronto a ridurre le misure di decontribuzione legate alle assunzioni a tempo indeterminato, quelle che a oggi prevedono il taglio dei contributi per i primi tre anni dalla firma del contratto fino a un tetto massimo di 8.060 euro annui.
Già il 15 settembre Renzi ha spiegato che gli sgravi saranno confermati ma «saranno diminuiti nel 2016» e «sempre a scalare» nel 2017. Secondo le indiscrezioni che si susseguono in queste ore, la decontribuzione dovrebbe essere ridotta già della metà per il 2016.
Al suo posto, le imprese otterrebbero la cancellazione dell'Irap (imposta regionale sulle attività produttive) agricola e un taglio progressivo dell'aliquota Ires (imposta sul reddito delle società) fino ad arrivare nel 2017 sotto il livello della Spagna. Si sommerrebbero, poi, incentivi legati all'investimento in macchinari, limitati però al 2016, e i risparmi legati al taglio dell'Imu agricola e a quella per i macchinari imbullonati.
PLAUSO DI CONFINDUSTRIA. Confindustria, guardando ai saldi, festeggia.
Secondo i nostri calcoli gli sgravi per gli 800 mila contratti a tempo indeterminato di quest'anno potrebbero costare fino a 2 miliardi e 149 milioni. La Federazione dei consulenti del lavoro aveva stimato invece una spesa di 1,9 miliardi, sulla cui copertura ha espresso pesanti dubbi. Sembra che nella legge di Stabilità 2016 lo stanziamento per l'incentivo alle assunzioni sia di 1,5 miliardi, 1 miliardo invece andrebbe alla cancellazione dell'Imu su macchinari e capannoni e 2 miliardi per gli sgravi Ires concentrati nel meridione. Per il 2017, poi, il governo alza ancora l'asticella del taglio delle imposte. E difficilmente le misure potranno coesistere. Già nel 2015, del resto, gli sgravi sui contratti regolari hanno sostituito il taglio delle aliquote Irap realizzato nel 2014, segno che la coperta è corta.
MA PERCHÉ TOGLIERLE? A questo punto, però, il governo non risponde a una domanda di fondo: se legare gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato ha funzionato così bene come cura alla precarietà cronica, perché porre fine a questo percorso? Le imprese che risparmieranno sui redditi (e non solo) assumeranno ancora a tempo indeterminato o finita la sbornia degli incentivi torneranno al regime dei contratti precari?
E chi applaude ai dati dell'Inps come giustifica le gincane del governo sulla politica fiscale?

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