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QUI VIALE DELL'ASTRONOMIA 13 Ottobre Ott 2015 0800 13 ottobre 2015

Confindustria, chi arriva dopo l'ondivago Squinzi?

Una presidenza debole, 13 nomi per il futuro. La corsa all'elezione è già iniziata.

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Mentre Giorgio Squinzi da una parte conta i giorni che lo separano dall'addio (perché per lui non è stata una passeggiata) e dall'altra prova a fare in pochi mesi quello che non gli era riuscito in oltre tre anni e mezzo (poiché è un imprenditore orgoglioso e avverte che non è stato percepito come un grande presidente), i candidati alla guida di Confindustria per il prossimo quadriennio stanno per allinearsi ai nastri di partenza.
LA DECISIONE A MARZO. La gara dura pochi mesi, poiché la prima riunione della Giunta del marzo 2016 deve scegliere il nuovo presidente, che entra in carica con l'assemblea dell'ultimo giovedi di maggio.
Prima di parlare dei candidati, che sono ovviamente il sale della competizione, è opportuna una riflessione su alcune questioni generali. Eccole.

Confindustria, un 'vecchio arnese' ancora molto utile

Matteo Renzi e Giorgio Squinzi.

La Confindustria è ancora utile, agli imprenditori e al Paese?
Certamente sì, anche se per l'effetto congiunto della disintermediazione messa in atto dal premier Matteo Renzi da una parte e della difficoltà della presidenza Squinzi a dialogare con l'opinione pubblica dall'altra, essa può apparire come un vecchio arnese.
INTERESSI GENERALI. In realtà, l'associazione rappresenta degli interessi generali, poiché il lavoro lo creano le imprese e poiché le imprese devono saper competere nel mondo.
E lo stesso Renzi lo ha implicitamente riconosciuto sia pure scegliendo di intervenire davanti alla platea dell'assemblea degli imprenditori di Treviso come ha fatto sabato 10 ottobre e non davanti a quella dell'assemblea nazionale romana come erano d'uso fare tutti i suoi predecessori.
RENZI PARLA CON TUTTI. Che poi il premier nell'ansia programmata di affermazione della sua leadership usi anche parlare direttamente con gli imprenditori, anche quelli che non conosce e anche quelli berlusconiani sino a quando lui non alza il telefono per chiamarli e magari invitarsi a visitare la loro fabbrica, fa parte di uno stile e intacca poco il ruolo dell'associazione.
MODERNITÀ E RADICAMENTO. Confindustria infatti ha anche una 'legge elettorale' moderna, nel senso che il presidente dura in carica un solo mandato e non è rieleggibile se non dopo molti anni, è molto radicata sul territorio con una struttura organizzativa che corrisponde al perimetro delle vecchie Province (non a caso, funzionano meno le associazioni regionali ritagliate per interloquire con le Regioni) e arriva a rappresentare verticalmente tutte le imprese attraverso le Federazioni di categoria.

Squinzi ottimo imprenditore, ma mediocre presidente

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi.

Perché è utile, soprattutto ai candidati, capire come mai la presidenza Squinzi viene unanimemente ritenuta tra le più incolori?
Perché, ovviamente, si può essere un ottimo imprenditore (e Squinzi ha portato con grande successo la sua Mapei nel mondo, ha reinvestito pressoché tutti gli utili nello sviluppo dell'azienda usando anche, a dimostrazione del suo pragmatico buon senso, la metro per girare a Milano) e un mediocre presidente di Confindustria, laddove servono innate doti politiche e di comunicazione.
COLLABORATORI SBAGLIATI. Non ha saputo scegliersi collaboratori all'altezza e in realtà si è fatto usare anche da chi apparentemente si è messo totalmente al suo servizio.
Come i cinque stelle non ha capito che bisognava che gli imprenditori fossero presenti in televisione e non ha reagito quando il premier ha parlato della «strana coppia» Squinzi-Camusso, lasciandosi appiattire accanto a quella Cgil che oggi egli giustamente denuncia come fattore di arretratezza del Paese.
MATTEO SI È PRESO LA SCENA. Il risultato è stato che riforme che Confindustria aveva inseguito gia 15 anni fa con la presidenza D'Amato, come quella dell'articolo 18, se le è intestate direttamente Renzi, anche se oggi in una situazione di economia convalescente esse sono meno efficaci e lo si è visto con gli scarsi effetti sull'occupazione che stanno avendo.
Altre cose importanti ha ottenuto, ma pochi se ne sono accorti.
A sua difesa va detto che Squinzi ha dovuto affrontare (e vincere) anche una improvvida malattia che qualche oppositore interno, già suo amico, aveva cercato vigliaccamente di strumentalizzare.

Renzi interferirà sulla scelta del nome? Non ne ha bisogno

Aurelio Regina.

Il governo avrà un ruolo nel rinnovo della presidenza di Confindustria?
No, anche se la tentazione interventista è sempre in agguato.
In effetti l'uso dei voti delle aziende pubbliche iscritte all'associazione, le telefonate mirate, l'asse con Marchionne (anche se la Fiat è fuori da Confindustria) potrebbero essere elementi a favore di chi sostiene che il premier vuole un presidente allineato alle magnifiche sorti del suo governo.
È GIÀ FILO-GOVERNATIVA. Ma Renzi sa bene che sarebbe un errore grave interferire e poi, in realtà, non ne ha bisogno: Confindustria, come diceva l'avvocato Agnelli, non può che essere filo-governativa.
Allora tutto si terrà sulla capacità di dialogo e anche di storytelling del nuovo presidente e su pochi contenuti innovativi di reciproco interesse.
Certo, nella nuova configurazione delle istituzioni di renziana fattura, la lobby confindustriale (come tutte le altre) o trova uno sbocco direttamente su Palazzo Chigi, oppure non è più efficace, visto il processo di accentramento in atto con la sostanziale riduzione del ruolo del parlamento e dei ministeri.
ALMENO 13 CANDIDATI. E, dunque, i candidati?
Fino a poche settimane fa se ne contavano almeno 13, anche se qualcuno si spingeva fino a 16.
Eccoli, partendo dalle donne: Licia Mattioli, Antonella Mansi, Aurelio Regina, Marco Bonometti, Vincenzo Boccia, Gianfelice Rocca, Alberto Baban, Gaetano Maccaferri, Aldo Fumagalli, Alessandro Laterza, Alessandro Vardanega, Giuseppe Zigliotto e Roberto Zuccato.

Rocca non vuole andare alla conta, ma essere acclamato

Antonella Mansi e Gianfelice Rocca.

Con le prime brume autunnali effettivamente in campo ne sono rimasti di meno.
Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda con famiglia proprietaria di un'azienda internazionale come Techint, ha detto ufficialmente in una recente riunione con gli imprenditori di Veneto e Piemonte che non si sarebbe candidato.
A far pendere la bilancia per il 'no' sarebbero stati due motivi: il desiderio di non andare alla conta ma di essere acclamato e cose di famiglia che lo vorrebbero in azienda e non in Confindustria.
Se fosse valido il secondo motivo, difficilmente sarà in corsa.
Se invece si tratta del primo, bisogna capire se i suoi uomini sono in grado di garantirgli un percorso in solitaria verso la presidenza, cosa oggettivamente affatto facile.
REGINA MUOVE LE TRUPPE. Aurelio Regina, che domenica si è affaticato giocando a tennis, muove le truppe di Roma (almeno in parte) e va avanti.
Se il Nord, che custodisce la maggioranza dei voti, gli chiude la porta, punta a far pesare il suo pacchetto con chi vince.
LA MANSI SI FA VEDERE. Antonella Mansi, dopo alcuni mesi di riflessione, si fa rivedere in Confindustria con la missione governativa in Sud America della settimana del 19 ottobre e li si capirà se effettivamente è della partita.
Bonometti, contrariamente al suo carattere, si è fatto più cauto.
DECISIVO È IL VENETO. Ma l'attenzione dei colleghi è rivolta al Veneto, territorio decisivo sia per la ripartenza dell'economia italiana sia per il nuovo capo di Confindustria: se per la prima volta gli imprenditori locali si trovano d'accordo su di un candidato, cosa mai successo finora, il prescelto ha le carte per giocarsela fino in fondo.
CONVERGENZA SU BABAN. Appare credibile che Zigliotto, Zuccato e Vardanega convergano su Alberto Baban, attuale presidente di Piccola Industria di Confindustria, industriale di prima generazione, leader nel mondo con la sua Tapi (tappi sintetici) e animatore di reti d'impresa, un modello che si sta integrando/sostituendo con i distretti.
E principale ispiratore, dicono, della proposta di portare gli ammortamenti al 140% nel 2016 per chi investe sulla propria azienda avanzata da Renzi proprio a Treviso sabato 10 ottobre.

Ps1. Dopo la fine dell'egemonia Fiat in Confindustria, i presidenti in carica non hanno mai avuto un peso effettivo nella scelta del proprio successore.
Tutti ci hanno provato, ma nessuno l'ha imbroccata.

Ps2. Per la prima volta, con la riforma firmata da Carlo Pesenti, il Sud di Confindustria risulterà ininfluente: solo Napoli ha due voti da spendere nella battaglia.

* Da martedì 13 ottobre, con appuntamento settimanale, un imprenditore ben inserito ai piani alti di Confindustria racconta per Lettera43.it la corsa (già iniziata) al rinnovo della presidenza dell'Associazione, previsto per il maggio del 2016.

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