Unicredit 140415174414
FINANZA 14 Ottobre Ott 2015 1902 14 ottobre 2015

Unicredit, allo studio lo spin-off della controllata Hvb

Ipotesi di un demerger della controllata tedesca. Il cda discute l'indagine di Firenze.

  • ...

La sede di Unicredit.

L'indagine della procura di Firenze che coinvolge il vicepresidente Fabrizio Palenzona arriva in un momento delicato della vita di Unicredit, la seconda banca italiana per capitalizzazione di Borsa e una delle prime dieci europee.
Tra un mese, l'istituto presenterà il nuovo piano industriale e, secondo quanto riportato dalla Reuters, potrebbe annunciare esuberi per 10 mila unità, tra Italia, Austria e Germania, anche se da piazza Gae Aulenti non confermano l'indiscrezione.
Certo è che le performance finanziarie fatte registrare dalla banca negli ultimi anni, complice la crisi economica, hanno lasciato insoddisfatti gli azionisti e indebolito l'istituto, che ha requisiti patrimoniali di poco superiori alla soglia richiesta dalle regole internazionali, e meno solidi di quelli della concorrente Intesa San Paolo. Una riorganizzazione del gruppo si è fatta inevitabile e il management della Banca ha chiesto a società di consulenza di proporre un piano di azione.
L'IPOTESI DI UN DEMERGER DI HVB. Nell'esercizio si sono affiancati anche gli analisti che tradizionalmente seguono la banca guidata da Federico Ghizzoni. Allo studio ci sono diverse ipotesi, prima tra tutte, secondo quanto appreso da Lettera43.it, quella di un semplificazione delle attività dell'istituto e di un deconsolidamento del suo perimetro.
A indicare questa strada è Berenberg, la banca più antica della Germania, in un paper che Lettera43.it ha avuto modo di visionare. Gli analisti tedeschi suggeriscono a Unicredit lo spin-off – tecnicamente un demerger – della controllata tedesca Hvb (Hypovereinsbank), che l'anno scorso ha avviato un duro piano di ristrutturazione con la chiusura di circa la metà delle filiali e il taglio oltre 1.000 posti di lavoro.
La separazione delle attività di Hvb con relativa quotazione in Borsa della controllata, potrebbe portare nelle casse di Unicredit un dividendo da circa 8 miliardi di euro, è la stima di Berenberg, e soprattutto consentirebbe a piazza Gae Aulenti di uscire dalla lista G-Sib – quella che comprende le banche di rilevanza sistemica, le 'too big too fail' per intenderci – consentendole di non essere più sottoposta alle regole stringenti previste per questi istituti, che gli analisti di Monaco considerano «punitive» per il colosso italiano.

L'inchiesta di Firenze e la sositituzione del consigliere arabo

Fabrizio Palenzona.

L'analisi di Berenberg parte da un presupposto: «Unicredit ha avuto performance finanziarie inferiori del 66% rispetto a quelle delle banche europee e del 68% rispetto a quelle di Intesa da quando c'è stato il collasso della Leheman Brothers nel settembre 2008. Gli aumenti di capitale del 2010 e del 2012 e la nuova strategia annunciata nel 2014», si legge nel report, «non hanno invertito il trend».
La banca continuerà a raggiungere risultati inferiori a quelli delle sue concorrenti, è la previsione di Berenberg, senza un cambio di strategia che porti a una semplificazione delle sue attività, come fatto da banca Intesa tra il 2002 e il 2005, che ha «ceduto le grandi controllate estere e si è concentrata sull'Italia».
Il 15 ottobre si riunirà il consiglio di amministrazione di Unicredit: gli azionisti premono per vedere valorizzati i propri investimenti, ma le decisioni sull'assetto del gruppo non arriveranno prima di qualche settimana. E ora per Ghizzoni è arrivata anche la grana fiorentina.
POSSIBILE UN AUDIT INTERNO SUL PRESTITO A BULGARELLA. La banca ha espresso piena fiducia nei suoi manager coinvolti nelle indagini dell'antimafia fiorentina, ma la vicenda verrà discussa in consiglio.
La relazione è affidata al vicepresidente Luca Cordero di Montezemolo, e potrebbe esserci anche un'informativa da parte dello stesso Palenzona, indagato con l'accusa di reati finanziari aggravati dall'articolo 7 (ossia il favoreggiamento alla mafia) che, spiegano dall'istituto, vuole fare chiarezza in merito all'inchiesta che lo vede coinvolto.
Nella stessa sede i consiglieri potrebbero decidere l'avvio di una indagine interna per capire come sia arrivato l'ok alla ristrutturazione del debito di Andrea Bulgarella, l'imprenditore di Trapani da cui è partita l'inchiesta di Firenze.
Il cda dovrebbe poi esprimersi anche sulla proposta del comitato Corporate Governance, Hr and Nomination che ha individuato in Mohamed Hamad Ghanem Hamed Al Mehairi, amministratore delegato di Aabar Investments Pjs - il fondo sovrano di Abu Dhabi primo azionista di Unicredit con il 6% - il sostituto del consigliere Al Husseiny che ha dato le dimissioni due settimane fa per motivi personali.

twitter@gabriella_roux

Correlati

Potresti esserti perso