Rajoy,elezioni in Spagna il 20 dicembre
EUROPA 15 Ottobre Ott 2015 0950 15 ottobre 2015

L'Italia, Renzi e il cattivo esempio della manovra spagnola

Madrid bocciata dall'Ue. Troppo disavanzo. E ottimismo. Ora è il turno dell'Italia. E cosa fa Roma? Bilancio in deficit. E stime di crescita superiori all'Fmi. 

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Il primo candidato all'esame è stato sonoramente bocciato. E contro tutte le aspettative. La manovra inviata da Madrid a Bruxelles con largo anticipo, per via delle elezioni incombenti del 20 dicembre, è stata giudicata insufficiente.
Troppo deficit nel 2016, troppi buchi nella riduzione di spesa, soprattutto a livello comunale e regionale, troppo alte le previsioni di crescita e così la Commissione europea chiede alla Spagna tagli per circa altri 10 miliardi.
DALLA SPAGNA TROPPO OTTIMISMO. La bocciatura del commissario Ue agli affari Economici, il francese Pierre Moscovici, si riassume in poche parole: stime «plausibili» per il 2015, ma «alquanto ottimistiche» per il 2016, la Spagna «corre il rischio di non rispettare il patto di stabilità e crescita», anche a causa dell'«impatto» dei tagli fiscali approvati.
E il pasticciaccio brutto della finanziaria spagnola rischia di essere un precedente nei palazzi della Commissione, dove oggi è attesa la legge di Stabilità italiana. Una manovra da 27-30 miliardi, che rispetta sì il tetto del 3% deficit Pil, così come previsto dai trattati e come sottolineato dal premier Matteo Renzi, ma propone ampi tagli alle imposte, non coperti dalla spending review e stima tassi di crescita superiori alle previsioni del Fondo monetario.

Anche l'Italia stima di crescere più di quanto prevede l'Fmi

Il commissario Ue, Pierre Moscovici.

Ovviamente l'Italia non è la Spagna. Madrid è in procedura di infrazione per un rapporto deficit Pil superiore al 3%. Roma ha piuttosto l'eterno problema dell'abbattimento del debito. Ma le somiglianze emergono.
IL NODO DEI SALDI DA RISPETTARE. La prima similitudine riguarda il rispetto dei saldi per l'anno venturo: l'Italia come la Spagna potrebbe aver sovrastimato il tasso di crescita.
Un'analisi Ue realizzata ad hoc (e basata anche sugli studi Fmi) fa emergere che la Spagna non riuscirà a rispettare l'obiettivo di rientro del deficit.
Secondo le stime di Rajoy, il disavanzo spagnolo dovrebbe scendere dal 5,8% del 2014 al 4,2% nel 2015 fino al 2,8% nel 2016, secondo Bruxelles invece il deficit si attesterà al 4,5% quest'anno e al 3,5% l'anno successivo.
L'Italia dal canto suo ha incassato un giudizio positivo dal Fondo monetario internazionale che il 6 ottobre ha rivisto al rialzo le stime sul Pil nostrano. «L'Italia» hanno fatto sapere dall'organizzazione di Washington «cresce più del previsto». Tuttavia l'Fmi prevede un aumento del Pil dello 0,8% per quest'anno e dell'1,3% per il 2016, previsioni inferiori ai dati del Def che vede un più 0,9% quest'anno e più 1,6% l'anno successivo. Il gap tra le stime non è paragonabile al divario iberico. Ma una crescita inferiore determina ovviamente un andamento differente del rapporto deficit-Pil e del debito.
TAGLI ALLE IMPOSTE E MENO SPENDING. Secondo punto in comune tra Roma e Madrid: entrambe le leggi di Stabilità sono fatte in deficit. L'Italia si presenta a Bruxelles annunciando esplicitamente il rinvio di un anno, al 2018, del pareggio di bilancio e chiedendo di poter usare tutta la flessibilità possibile prevista dai Trattati (anche quella per condizioni 'eccezionali', vista la richiesta di scorporare dai saldi i fondi spesi per l'emergenza migranti).
Terza similitudine: come hanno scritto sulla Voce.info gli economisti Massimo Bordignon e Francesco Daveri, la manovra di Renzi ha un certo «sapore elettorale».
Grandi annunci sul taglio delle imposte, ridimensionamento della Spending review - con ennesimo commissario, questa volta l'economista Roberto Perotti, che già minaccia di lasciare - e in particolare rinvio della necessaria razionalizzazione delle detrazioni fiscali.
A Madrid la Banca centrale aveva chiesto di usare le forbici proprio su questo fronte. Mentre la Commissione Ue ha sottolineato l'impatto dei tagli fiscali sui conti e potrebbe chiedere ora un rialzo dell'Iva.
IL BRACCIO DI FERRO SULLA TASI. La differenza è che in Spagna le elezioni ci sono davvero, mentre in Italia semmai è lo stesso Renzi ad auspicarle.
Rajoy scarica, complice Bruxelles, i suoi errori sul successore (oltre che sugli spagnoli), Renzi prima o poi dovrà affrontare di petto i nodi irrisolti. Alcuni, peraltro già sottolineati dalla Ue, a partire dall'eliminazone delle imposte sulla prima casa, assai indigesta dalle parti dei palazzi europei.

Una sponda tedesca per l'Italia? Berlino potrebbe rinviare il pareggio

Wolfgang Schaeuble e Pier Carlo Padoan.

Insomma, il giudizio sulla legge di Stabilità italiana non è scontato. Anche perché la bocciatura della manovra di Madrid ha fatto scoppiare una guerra tutta politica tra socialisti e popolari europei.
Il 5 ottobre durante una conferenza stampa dell'Eurogruppo, Moscovici aveva anticipato il giudizio sul bilancio spagnolo, con dichiarazioni praticamente identiche a quelle del comunicato ufficiale del 12 ottobre. Ma a stretto giro il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker e il suo vice presidente Valdis Dombrovskis, cofirmatario assieme a Moscovici del parere finale, hanno preso le distanze, specificando che per una decisione serviva ancora a tempo. E a questo punto è arrivata la ghigliottina del ministro delle Finanze tedesco, Wolfagang Schaeuble.
Il peso massimo della famiglia popolare ha largamente elogiato le riforme iberiche e dichiarato di non condividere la posizione di Moscovici.
SCONTRO SOCIALISTI E POPOLARI. L'influenza di Berlino avrebbe, secondo la ricostruzione di El Pais, indotto l'Ue a chiudere un occhio sull'aggiustamento di bilancio, scaricandolo sul governo venturo. E soprattutto evitando l'immediata dichiarazione di infrazione.
E il 13 ottobre, mentre i socialisti di Pedro Sanchez chiedevano conto al presidente spagnolo delle «bugie sui conti», il portavoce del Partido Popular Rafael Hernando lanciava la fatwa contro il commissario francese: si è fatto trascinare dalla sua affiliazione 'socialista'.
IL FATTORE TEDESCO. L'Italia di Matteo Renzi, governo tecnicamente 'socialista' ma puntuale corteggiatore della linea dei compiti a casa di Angela Merkel, presenta il suo operato in questo clima incandescente.
A suo favore, però, gioca l'inedita impasse tedesca. Il 13 ottobre Schaeuble ha ammesso, infatti, che anche Berlino potrebbe rinviare il pareggio di bilancio. Colpa della frenata dell'export dovuta alla crisi degli emergenti, alla Cina o allo scandalo Volkswagen? No, dei migranti, dice il super ministro, aprendo uno spiraglio inatteso per l'Italia, che chiede flessibilità proprio per l'emergenza migrazione. Che la Stabilità si salvi grazie all'instabilità europea?

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