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HI-TECH 16 Ottobre Ott 2015 1340 16 ottobre 2015

A Netflix i conti non tornano: servono più fondi

Profitti dimezzati. Meno utenti Usa. Espansione eccessiva. Modello di business della tivù on demand in crisi? Colpa dei costi lievitati e del competitor Apple.

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Il quartier generale di Netflix a Los Gatos, in California.

A Los Gatos dicono che è tutta colpa dei nuovi chip per rendere più sicuri i pagamenti online.
Milioni di americani si sono dimenticati di attivare le loro carte di credito e di conseguenza i loro servizi di video on demand sono bloccati.
In questo modo - mentre si appresta a sbarcare in Spagna, Portogallo e Italia - Netflix ha motivato la sua ultima trimestrale non brillante.
PREVISIONI NON RISPETTATE. Tra luglio e settembre 2015 i profitti si sono di fatto dimezzati (a 29,4 milioni di dollari), le attività internazionali hanno visto le perdite a schizzare a 68 milioni di dollari, mentre le entrate hanno soltanto sfiorato gli 1,75 miliardi (si sono fermate a 1,74 miliardi) previsti degli analisti.
Soprattutto gli abbonati in America sono aumentati nel trimestre di 880 mila unità contro gli attesi 1,15 milioni.
UN CONTRACCOLPO DA -4%. Il titolo di Netflix ha ceduto il 4% dopo la comunicazione di questi dati.
Ma il colosso della internet tivù, enorme catalogo di titoli visibili in Rete, ha avuto gioco facile nel ricordare che le attività estere hanno assorbito il calo degli utenti domestici (infatti gli abbonati hanno raggiunto a settembre la cifra record di 69,17 milioni di utenti in tutto il mondo).
RICAVI RIDIMENSIONATI. Ma dalla California si è anche sottolineato che i ricavi per azioni (sette centesimi) non sono lontani dagli otto previsti dal consensus.
Eppure gli analisti del settore vedono nell'ultima trimestrale più di un campanello d'allarme.

L'espansione estera ha stravolto il gruppo

Netflix offre un servizio di streaming online on demand.

Innanzitutto spaventa la verticosa espansione estera.
Sono aumentati i costi e gli investimenti, con la conseguenza di ritardare i tempi di rientro del capitale impegnato.
'BUON VICINATO'. In Italia - dove Netflix debutta il 22 ottobre 2015 con tre tariffe tra i 7,99 e gli 11,99 euro - per esempio il gruppo ha stretto degli accordi che sanno di patto di buon vicinato con Rai (annunciata la produzione della serie tivù Suburra), Mediaset (viene lasciata alla rivale Infinity la fiction Orange is The New Black) e Telecom.
Più in generale l'internazionalizzazione del gruppo sta stravolgendo il modello di business che tanto aveva conquistato i mercati.
FATICA A INVESTIRE. Netflix, nata come distributore online di dvd, si è sviluppata nei suoi 25 anni di vita su due pilastri: la produzione di serie televisive e film all'avanguardia, la creazione di una piattaforma innovativa per la distrubizione di contenuti, che ha messo ko le tivù a pagamento.
Ma adesso potrebbe fare fatica a continuare a investire, come dovrebbe, su entrambe le direttrici.

La produzione propria deve salire dal 10 al 50%

Il ceo di Netflix Reed Hastings.

Il mancato rinnovo dell'accordo con Epix l'ha spinta a dover rinunciare a parte del suo immenso magazzino, con il risultato che per restare competitiva deve portare la produzione propria dal 10 al 50%.
OCCHIO ALLA APPLE TV. Gli osservatori poi temono non poche ripercussioni sul settore dallo sbarco della nuova piattaforma Tv di Apple. Anche perché Cupertino è pronta a offrire ai clienti un kit di sviluppo software e vuole rafforzare le esclusive in vendita da App Store, per fidealizzare l'utenza.
Con il risultato, ha scritto Trip Equities Global Research, che Netflix rischia di «diventare soltanto un'altra app» del mondo della Mela.
CALO DI CAPITALIZZAZIONE. Servono allora più fondi per mantenere alto il livello della produzione dei contenuti e implementare infrastrutture di distribuzione sempre più veloci.
E in quest'ottica, con le correzioni in atto a Wall Street, Netflix potrebbe ritrovarsi con meno liquidità.
Il titolo, nell'ultimo trimestre e come tutto il comparto hi-tech, ha visto un calo della capitalizzazione del 25%.

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