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FINANZA 21 Ottobre Ott 2015 0700 21 ottobre 2015

Deutsche Bank, i guai di un colosso senza credibilità

Scandali. Perquisizioni. Seimila cause. E un bonifico sbagliato di 6 miliardi. Così l'istituto tedesco perde credibilità. E i conti in rosso costringono a tagliare 26 mila posti.

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È l’ultimo scivolone in un mare di perdite.
Sembra accidentale, in questo caso non ci sarebbe malafede. “Solo” la distrazione macroscopica di un addetto alle vendite junior della sede londinese di Deutsche Bank, che per errore ha accreditato 6 miliardi di dollari su un numero di conto sbagliato, il cliente di un hedge fund americano.
L’incidente, avvenuto nel giugno scorso, è stato reso noto sui media anglosassoni da fonti riservate.
Sempre Oltreoceano e in Gran Bretagna, insomma, dove il colosso tedesco (e primo gruppo bancario europeo) sta affrontando una lunga serie di processi per frodi e diversi abusi di mercato che hanno sensibilmente eroso la sua solidità finanziaria.
6 MILA PROCEDIMENTI LEGALI IN CORSO. Le vicissitudini di Deutsche Bank precedono e rispecchiano quel che, per effetto dei maxi scandali e delle somme da risarcire, potrebbe abbattersi sulle casse e sul futuro di Volkswagen.
Nel 2015 tanto il gruppo bancario quanto la grande casa automobilistica, due simboli della Germania, hanno lanciato un profit warning, l’allarme sugli utili al ribasso.
Se con il Dieselgate Volkswagen ha bruciato 25 miliardi in Borsa e, aspettandosi almeno 6 miliardi e mezzo di perdite, ha bloccato le assunzioni, Deutsche Bank ha qualcosa come 6 mila procedimenti legali in corso.
UN DURO COLPO ALLA CREDIBILITÀ DEL GRUPPO. È in ristrutturazione aziendale per gli utili dimezzati nel 2015 e un rosso da 6,2 miliardi di euro a seguito di «oneri straordinari».
Recuperato il giorno dopo, il gigantesco bonifico errato ha fatto comunque scattare altre denunce alle autorità regolatorie europee e americane contro Deutsche Bank, che si appresta all’ennesima decapitazione di teste e a un consistente taglio di posti di lavoro.
La leggerezza del trader, finora mantenuto anonimo, è un altro grande smacco alla credibilità del gruppo.

Via una sede su tre e il 25% dei dipendenti entro il 2020

Ashu Jain, da maggio nuovo amministratore delegato della Deutsche Bank.

A capo di Deutsche Bank dall’estate c’è l’inglese John Cryan.
Un outsider già risanatore di Ubs nella crisi del 2008, entrato in sostituzione dell’indiano Anshu Jain, cresciuto nel quartier generale londinese dell'investment banking di Deutsche Bank: dipartimento dal quale, negli anni delle speculazioni immobiliari e delle indigestioni di derivati, l’istituto tedesco moltiplicò gli utili, allargando gli investimenti in America.
Solo nel 2008, i trader di Londra diretti da Jain risultarono aver provocato perdite alla Deutsche Bank per oltre 8,5 miliardi di euro. Eppure nel 2012 fu promosso nella sede centrale di Francoforte, in tandem con il tedesco Jürgen Fitschen, proprio per rimpiazzare, a scandalo dei mutui subprime già esploso, il ceo del colosso Josef Ackermann.
IL BLITZ DELLA POLIZIA FEDERALE. Non proprio un’operazione di pulizia e trasparenza. «Ma d’altra parte non posso avere niente contro Jain, per anni sono stato io a promuoverlo», ebbe a rammaricarsi il silurato Ackermann del suo ex pupillo. E i tempi, sotto la reggenza Jain-Fitschen, per Deutshe Bank non sarebbero stati migliori.
A fine 2012, 500 agenti della polizia federale e tributaria tedesca hanno rastrellato gli uffici di Francoforte e alcune sedi periferiche di Berlino e Düsseldorf: cinque gli arresti, per un totale di 25 indagati per frode fiscale e riciclaggio.
Nel 2013 hanno raggiunto Deutsche Bank anche le inchieste nazionali e internazionali sugli utili gonfiati con la manipolazione dei tassi Libor ed Euribor. La Sec (l'autorità di controllo sulle società del governo americano) ha aperto un fascicolo su un presunto, stando alle dichiarazioni di tre dipendenti silurati, rosso abissale mascherato di oltre 12 miliardi di dollari del colosso.
NUOVE PERQUISIZIONI. Nel giugno scorso, caduto anche Jain sono riscattate perquisizioni nella sede di Francoforte, per verifiche della magistratura tedesca su alcune transazioni azionarie.
Patteggiate le multe con il Tesoro e l'autorità Usa per i titoli tossici, un paio di anni fa il rosso di Deutsche Bank viaggiava con perdite di oltre 2 miliardi di euro. All'orizzonte si profilava una sforbiciata di 1.400 posti di lavoro e una riduzione, fino al 2015, di 4,5 miliardi di costi annuali.
Gli aumenti di stipendio furono bloccati, come oggi a Volkswagen. Ma le spese legali per oltre 1,7 miliardi e ammende per altri 3 miliardi di dollari hanno affossato i ricavi da record (+24%) nel 2015.
La nuova cura dimagrante del banchiere Cryan prevede quasi una filiale su tre smantellata entro il 2017 e ulteriori risparmi di 3,5 miliardi di euro all'anno nei costi di gestione, fino al 2020.
CAMBIAMENTI PROFONDI. Nell’incisiva «strategia di semplificazione» rientrano anche la cessione di asset come il ramo ceduto di Postbank, di recente acquistato dal gruppo, e l'uscita di Deutsche Bank da 10 Paesi, ancora non precisati, per un taglio totale di 26 mila posti di lavoro nel mondo, dei quali 9 mila sulla sua 'base netta' e gli altri attraverso la cessione di asset.
Risparmi per 200 milioni di euro sono preventivati nel comparto dell’investment banking - quello dello squalo Jain e anche del trader sbadato -, in particolare la struttura delle attività di trading e sales sarà per la prima volta smembrata e ricostituita nella nuova divisione Global Markets, separata cioè dall’unità di Corporate & Investment delle transazioni bancarie.
Azzerati anche 10 degli attuali 16 comitati manageriali dei dipartimenti o controllate.

Twitter @BarbaraCiolli

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