Fiat Marchionne 140129183320
LA STANGATA 21 Ottobre Ott 2015 2000 21 ottobre 2015

Marchionne: gli Usa ci credono, l'Ue lo condanna

Ferrari debutta a Wall street, Bruxelles sanziona Fiat per tax ruling illegali.

  • ...

Il presidente di Fiat, John Elkann, e l'amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne.

Una giornata da ricordare in casa Fiat. Il 21 ottobre la Ferrari ha debuttato a Wall Street. Una partenza boom per il titolo che si è stabilizzato poco sotto i 56 dollari per azione. «Se uno è in grado di fare dei prodotti eccellenti e di grande qualità il mondo li apprezza», ha commentato il presidente di Fca, John Elkann, sottolineando che Ferrari sbarcherà a Piazza Affari all'inizio del 2016, senza sbilanciarsi su quanto sarà quotato.
Una giornata emozionante per i vertici del gruppo Fiat Chrysler, il presidente Elkann e l'amministratore delegato Sergio Marchionne, per l'occasione hanno persino suonato la campanella che dà l'avvio alla seduta odierna della Borsa di New York.
Tutt'altra musica però è suonata nelle stesse ore dall'altra parte dell'Oceano. A Bruxelles infatti la Fiat Chrysler Automobiles (Fca), è finita nel mirino della Commissione Ue per i tax ruling in Lussemburgo.

L'accusa dell'antitrust: usati metodi complessi e artificiosi

La Commissione europea è l'organo esecutivo dell'Unione europea: è presieduta dal portoghese José Manuel Barroso.

I «tax ruling» concessi da Lussemburgo e Olanda rispettivamente a Fiat Finance and Trade (controllata Fca) e a Starbucks sono «illegali». È la decisione del Commissario Ue per la concorrenza, Margrethe Vestager.
Le due società dovranno restituire «almeno 20-30 milioni di euro» dei vantaggi illeciti e non potranno più godere dello stesso trattamento di favore. «Di per sé i ruling fiscali sono strumenti perfettamente legali», scrive la Commissione europea in una nota, ma gli accordi per Fiat e Starbucks «hanno però avallato metodi complessi e artificiosi allo scopo di determinare gli utili imponibili delle imprese e non riflettono la realtà economica».
In particolare, si nota che i due accordi «hanno fissato prezzi per la vendita di beni e servizi tra società dello stesso gruppo (i cosiddetti 'prezzi di trasferimento') che non corrispondono alle condizioni di mercato». Di conseguenza, aggiunge la Commissione, «la maggior parte degli utili generati dalla società di torrefazione del caffè di Starbucks sono stati trasferiti all'estero, per di più in paesi dove non sono tassati».
FIAT HA SOTTOSTIMATO GLI UTILI. Mentre «la società di finanziamento di Fiat ha sottostimato gli utili da assoggettare a imposta».
Tale pratica «è illegale ai sensi delle norme Ue sugli aiuti di Stato» perché, osserva l'esecutivo europeo, i ruling fiscali «non possono servirsi di metodologie, per quanto complesse, per fissare prezzi di trasferimento economicamente non giustificabili e che trasferiscono indebitamente gli utili per ridurre le tasse a carico di una data società». Così facendo, infatti, «si concede un vantaggio concorrenziale sleale a determinate imprese a discapito di altre (soprattutto Pmi) che sono state tassate in base ai loro utili effettivi perché pagano prezzi di mercato per i beni ed i servizi di cui si avvalgono».
TONFO IN BORSA PER FIAT CHRYSLER. Una notizia quella sui tax ruling ritenuti «illegali», che ha sicuramente avuto un effetto sui mercati: Fiat Chrysler Automobiles è infatti crollata in Borsa nel giorno del debutto di Ferrari a Wall Street e in vista dello scorporo previsto a inizio 2016.
Il titolo del Lingotto ha chiuso in calo del 5,27% a 13,47 euro. Un vero e proprio tonfo quello di Fca, «numeri alla mano», ha commentato un gestore a caldo, «la reazione non è comprensibile né giustificata: se Ferrari viene collocata a 52 dollari e apre a 60, allora anche Fca dovrebbe aumentare di valore. Non si capisce, questo mercato è incomprensibile». Ma per una volta, forse, il mercato ha temuto le sanzioni dell'antitrust europeo.

Marchionne rinvia la sanzione al mittente

Sergio Marchionne.

Sanzioni respinte in toto da Marchionne: «Con tutto il rispetto, quando ho visto il comunicato questa mattina la mia pressione sanguigna è salita alle stelle. È assolutamente assurdo per chiunque nella commissione si riferisca a quello che facciamo in Lussemburgo come se fossimo una banca», ha commentato l'amministratore delegato di Fca.
«L'unico motivo delle nostre attività in Lussemburgo», ha continuato Marchionne, «è fornire fondi per le attività internazionali di Fca. Non abbiamo depositi, non diamo soldi a nessuno, è solo una manovra interna» con il sostegno totale del Lussemburgo, che ci è stato dato con il tax ruling e che ci «consente di operare in quel contesto normativo».
«Sulla base di cosa la commissione ci viene dietro? Forse non hanno letto le carte. Fra il 2012 e oggi l'Europa perde soldi, non c'è nulla su cui trasferire profitti. Fateglielo capire, prendano dei professionisti che facciano il loro lavoro».
LUSSEMBURGO PROTESTA. Anche il Lussemburgo ha contestato la decisione dell'antitrust europeo sui tax ruling a favore della finanziaria della Fiat e «si riserva tutti i diritti». In un comunicato del ministero delle finanze, è scritto che saranno analizzate «con la dovuta diligenza» tanto la decisione quanto «il ragionamento giuridico» e già «constata che la Commissione ha fatto ricorso a criteri inediti». Inoltre il ministero afferma di «stimare di non aver accordato aiuti di stato incompatibili» aFiat Finance and Trade.
GLI STATI NON COLLABORANO . Ma a Bruxelles non sembrano dello stesso avviso. «Fiat e diverse altre multinazionali continuano ad utilizzare opachi e complessi meccanismi di elusione fiscale per pagare tasse minori del dovuto», ha osservato Sergio Cofferati, europarlamentare del Gruppo S&D. «Il parlamento europeo ha proposto nella Direttiva sui diritti degli azionisti l'obbligo per tutte le grandi imprese multinazionali di rendere pubblici i dati sulle tasse che pagano in ciascun stato (anche extra Ue) nel quale operano e su alcune loro attività, nonché sugli elementi essenziali dei tax rulings che hanno ricevuto», ha ricordato Cofferati. Ma tali proposte sono ancora in discussione con Commissione e Stati Membri
E per quanto le inchieste della Commissione europea vadano avanti, «del tutto insufficiente è stato l'accordo concluso dai ministri europei sullo scambio di informazioni sui tax rulings. Tale accordo impedisce infatti alla Commissione di esercitare un efficace ruolo di controllo e non produce nessun passo avanti verso la necessaria trasparenza», ha concluso Cofferati.

Correlati

Potresti esserti perso