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ESPOSIZIONI 23 Ottobre Ott 2015 1735 23 ottobre 2015

Rivincita Alfasud: e adesso chi la prende in giro?

Al Salone delle auto d'epoca di Padova spopola. Dopo gli sfottò, ora c'è l'affetto.

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Carlo Verdone con la sua Alfasud in Bianco, rosso e Verdone, film del 1981.

Fino a qualche anno fa la guardavano e ridevano.
Oggi dopo averla vista tutti sorridono.
La Alfa Romeo Alfasud si è presa la sua rivincita con gli italiani.
In fondo è una macchina che racconta un pezzo di storia d'Italia, e c'è chi vuole diffondere questa cultura.
Contestualizzare l'auto negli Anni 70 interessa a molti, e che l'Alfasud sia ormai entrata nel cuore di molti lo dimostra l'affetto che trova nelle esposizioni.
UNA DELLE PIÙ AMMIRATE. Ad Auto e Moto d'Epoca, il Salone delle auto d'epoca di Padova - il più importante d'Europa - l'Alfasud è una delle auto più guardate.
Perché chi si aggira tra i padiglioni vuole ammirare le perle storiche come Ferrari e Lamborghini, ma le auto “popolari” hanno un altro fascino.
La frase che si sente più spesso è: «Ma questa è l'Alfasud? Mio papà ce l'aveva».
DISPREZZATA E VENDUTISSIMA. E così iniziano i racconti su quest'auto che è nata con l'obiettivo di industrializzare il Meridione.
Lo stabilimento - oggi Fiat - di Pomigliano d'Arco era stato costruito proprio per avviare le linee dell'Alfasud.
Disprezzata dopo la sua uscita di produzione, questa Alfa in realtà ha avuto un grande successo commerciale, con quasi un milione di esemplari venduti.
AVEVA LEGGENDARI DIFETTI. La sua reputazione forse è dovuta ai difetti che presentava: erano gli anni delle contestazioni operaie, con il risultato di lamierati lasciati all'aria aperta - che poi arrugginivano subito - e sabotaggi.
Nei vani motore di auto vendute erano state trovate delle lattine di bibite vuote.
In realtà, però, il progetto Alfasud è molto importante dal punto di vista ingegneristico.
Il design è stato realizzato da Giorgetto Giugiaro, e la parte tecnica dall'ingegnere austriaco Rudolf Hruska.
Il famoso designer italiano è molto affezionato a questo modello, e l'Alfasud Club Italia l'ha nominato socio onorario.
UN PROGETTO IN FAMIGLIA. A Padova il presidente ha consegnato la tessera al figlio Fabrizio, che ricorda bene i giorni in cui è nata l'Alfasud.
«Il progetto ha visto la luce a casa nostra», spiega, «mio padre e Hruska lavoravano insieme alla nascita dell'Alfasud. Il venerdì sera c'era la riunione per il progetto, poi si partiva e andavamo a sciare».
Fabrizio Giugiaro racconta anche com'era all'inizio l'idea del padre: «La macchina era stata concepita per avere la più grande abitabilità, così mio papà disegnò un'auto con il retro squadrato, che anticipava le linee delle future station wagon Volvo».
SEMBRAVA «UN CARRO FUNEBRE». Presentata davanti allo staff di Finmeccanica, il prototipo non incontrò il favore della dirigenza che la liquidò con la frase «sembra un carro funebre».
Da qui è nata la nuova linea di questa macchina, che a modo suo ha motorizzato il Paese, ridisegnando il concetto di auto “da lavoro”.
È così strana, ma oggi non passa inosservata, e tra l'affetto di chi ha ricordi d'infanzia, attira appassionati da tutta Europa, attratti da un design che gli italiani forse hanno capito tardi.

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