Donne Lavoro 150306154524
MUM AT WORK 24 Ottobre Ott 2015 1400 24 ottobre 2015

La crescita è donna: anche il G20 se n'è accorto

I buoni propositi ci sono. Solo a parole. Adesso servono le proposte politiche.

  • ...

Il 16 e il 17 ottobre a Istanbul, in Turchia, si sono incontrate per la prima volta le leader ed esperte di genere del W20: il G20 delle donne.
L’obiettivo di questo gruppo di esperte - era rappresentato praticamente tutto il mondo, dalla Cina all’India al Brasile, passando per il Paese ospite, la Cambogia - è e sarà promuovere una crescita economica globale, in grado di includere le donne. E anche le mamme.
Insomma, trovare idee e soluzioni per realizzare l'empowerment delle donne, principalmente nel settore economico. Per l’Italia ha partecipato Barbara Leda Kenny, antropologa, che dal 2006 lavora nell’area delle pari opportunità della Fondazione Brodolini e capo redattore di Ingenere.
È venuto fuori un documento, declinato tutto al positivo, in 10 punti che vanno dall’istruzione su tematiche finanziarie ed economiche per le donne all’accesso al credito; dall’eliminazione delle discriminazioni sul posto di lavoro all’individuazione di una serie di dati da monitorare per ogni Paese del W20 (come il tasso di partecipazione donna-uomo, al numero di posti professionali tecnici).
DALLA TEORIA ALLA PROPOSTA POLITICA. «Un numero zero, come per una start up», spiega Kenny a Lettera43.it. «Anche noi partecipanti lo abbiamo capito dopo: questi 10 punti corrispondono a 10 frasi che ricorrevano nei documenti del G20 dal ‘99 a oggi».
Le donne turche hanno detto: prendiamo queste 10 “formule” teoriche e proviamo a declinarle in proposte politiche, in misure che possano renderle reali.
Quando è stato lanciato il Women 20 - alla presenza del Segretario Generale dell'Ocse, Angel Gurria, e del vice direttore di Un Women, Lakshmi Puri - Christine Lagarde, vertice del Fondo Monetario Internazionale, ha ammesso la necessità di iniziare a fare qualcosa, di realizzare azioni concrete soprattutto per istruzione, occupazione, infrastrutture e accesso alla cultura finanziaria.
E ha sottolineato che se le donne partecipassero al mondo del lavoro, diminuirebbero le disuguaglianze, la povertà.
RIFLESSI POSITIVI SUL PIL GLOBALE. All’ultimo vertice del G20 si è parlato anche di 100 milioni di donne occupate in più. Del resto è arrivata alla stessa conclusione anche il report Women in Business del Financial Times: se uomini e donne contribuissero nello stesso modo al mercato del lavoro, si aggiungerebbero 28 mila miliardi di dollari al Pil globale. Entro il 2015.
Ma Kenny ci va con i piedi di piombo: «Difficile realizzare dei cambiamenti dopo una conferenza di due giorni che ha riunito intorno a un tavolo quasi tutto il mondo. Credo che la funzione che il W20 realizzerà davvero sarà quella di monitoraggio: tra un anno ci vedremo di nuovo a Pechino e verificheremo dei parametri che abbiamo individuato ad Istanbul. Se il W20 continuerà ad esistere avrà una sua agenda con temi specifici e potrebbe diventare uno strumento di advocacy, di interlocuzione, con le istituzioni».
Insomma, se questo primo documento paga lo scotto di essere il numero zero, ha il merito di porre delle basi solide per la nuova agenda globale delle donne.

Il caso del Cile: piccoli crediti per le donne

Da questo “numero zero” non esce niente di particolarmente nuovo: «Venti Paesi sono tanti e non è stato facile tenere insieme le proposte di Cina, Usa, Spagna. Trovare una piattaforma unica non era scontato», continua l’esperta che in Turchia ha rappresentato l’Italia. «Una delle prime cose che sono emerse, il business case, è stato quello dei dati: per analizzare come le donne usano e gestiscono il denaro. Per convincere le banche ad erogare microcrediti e ad aver fiducia, bisogna fornire numeri. Una delle partecipanti americane ha ricordato il caso del Cile: lì da 14 anni esistono piccoli crediti per le donne perché hanno dei dati, e con questi sono riusciti a far passare programmi finanziari e prestiti d’onore», racconta la giornalista a Lettera43.it.
UN DECALOGO DI PRIORITÀ. Dalla due giorni turca è uscito un decalogo di priorità. Se il primo punto riguarda l’empowerment economico e, si legge, si ritiene necessario indirizzare le donne e rafforzare i collegamenti tra istruzione, occupazione e imprenditorialità; il secondo punto si concentra sul work-life balance, la conciliazione tra lavoro e vita familiare.
«Una delle cose su cui abbiamo discusso di più è stata la questione dei servizi di cura: se si istituzionalizzano, si creano posti di lavoro, liberando il tempo delle donne e si aumenta il benessere delle persone e che necessitano di cure. Non è detto che una mamma sia più indicata per assistere tutto il giorno un figlio o un parente piuttosto che un professionista. Magari il bambino disabile ha bisogno di stimoli e cure specifiche».
La seconda parte è molto pratica: si parla di riduzione delle tasse per chi impiega lavoratori della cura e un punto molto importante è quello che vede uomini e donne insieme, uniti nell’alto valore sociale della cura a bambini e anziani.
LE DIFFERENZE TRA BLOCCHI GEOGRAFICI. «Quando abbiamo iniziato a confrontarci su questo punto due è stato molto buffo: si sono viste le differenze tra i blocchi geografici. Le anglofone quasi non capivano il senso della discussione. A cena, una rappresentante americana mi ha detto: “Non sono intervenuta perché non capisco il problema: io ho tre figli e per ciascuno di loro ho preso due settimane di maternità”. In America si fanno tanti figli e c’è una maternità cortissima, ma la “conciliazione” non è un tema in agenda. Il conflitto carriera/figli non si esprime sul diritto e la tutela della maternità, ma si gioca di più sul terreno delle aspettative del ruolo di educatrci e professioniste delle mamme», spiega l’esperta.
Questa che stiamo vivendo è una fase di cambiamento soprattutto per la generazione delle 30-40enni di oggi: «Le nostre mamme lavoravano part time e il loro era un reddito accessorio. Erano pochissime le amiche di mia madre che avevano un ruolo di responsabilità a lavoro. La nostra generazione è quella che si deve rimboccare le maniche per necessità: le famiglie monoreddito o a un reddito e mezzo non ce la fanno, oppure sono privilegiate. Di redditi ne servono due. Anche per questo devi scommettere su te stessa».

Correlati

Potresti esserti perso