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QUI VIALE DELL'ASTRONOMIA 26 Ottobre Ott 2015 1111 26 ottobre 2015

In Confindustria si gioca il derby Milano-Nord Est

Se Diana Bracco entra nella corsa, gli unici competitor veri sarebbero le imprese venete.

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Diana Bracco.

Non lo ha detto nemmeno ai suoi collaboratori, peraltro felicemente stremati dalla corsa Expo. Qualcosa invece ha detto - e soprattutto ascoltato in alcune cene recenti con i suoi amici, tra i quali ci sono diversi colleghi di Confindustria: e se Diana Bracco si candidasse o venisse candidata alla successione del suo amico Squinzi?
I requisiti giusti li ha: è milanese ed ex presidente di Federchimica e di Assolombarda.
Due precondizioni che ormai sembrano uno degli assi pigliatutto. Quella Milano sempre più prima della classe, capitale della finanza italiana e con l'associazione che da sola rappresenta il 12% del Pil, è diventata così centrale che la Lombardia sembra un termine desueto quasi a definire la periferia di confine della sua capitale.
Poi Federchimica, prima in tutto (lo si è visto nel rinnovo del contratto di categoria, un terremoto negli equilibri instabili della Confindustria) e prima nell'esprimere candidati forti con aziende alle spalle molto ricche e fiore all'occhiello di un'Italia fatta di meccanici o di tessili che combattono sino all'ultimo centimetro per guadagnarsi un posto in mondo sempre più globalizzato e tremendamente competitivo.
UN RUOLO FONDAMENTALE IN EXPO. In fondo, l'Expo sta chiudendo, e lei ha avuto un ruolo fondamentale, magari appena un po' meno visibile (in particolare dalle parti di Renzi) dell'osannato Sala, ma assolutamente determinante come responsabile del Padiglione Italia e, soprattutto, come vicepresidente di Confindustria responsabile del progetto Expo e collante tra le imprese, i territori e la manifestazione: un lavoro da passista, lungo e paziente, che ha tessuto la tela del coinvolgimento delle strutture produttive del Paese nella manifestazione.
Un lavoro che io come tantissimi colleghi abbiamo visto dipanarsi tra centinaia di riunioni cominciate diversi anni fa nei suoi uffici milanesi, nella sala dove alla parete c'è un grande quadro di piazza del Duomo senza il Duomo (perché lei ama l'arte moderna) e nessuno di noi a prima vista riusciva a capire di quale piazza si trattasse.
All'inizio il suo sembrava un lavoro metafisico, i commissari cambiavano, i ritardi crescevano, l'oggetto stesso di Expo appariva tra l'indefinito e il surreale, eppure lei non si distraeva nemmeno un po' tirando fuori da ogni riunione un'idea, o tirando dentro qualcun altro, fossero imprese, associazioni, reti o semplici connessioni. Lo ripeto, un lavoro certosino e rigoroso nel coinvolgere tutti che ha dato i suoi frutti: l'Expo ha funzionato e persino l'Albero della vita, cui tutti avevano guardato con scetticismo, ha fatto il suo dovere. E anche il coinvolgimento giudiziario di qualche funzionario Expo che per forza di cose aveva a che fare con lei non l'ha nemmeno sfiorata, ben sapendo tutti che la padrona di una grande azienda farmaceutica di rilevanza mondiale era naturalmente al di sopra di ogni sospetto.
LA CANDIDATURA DIPENDE SOLO DA LEI. E se ora, forte di una radicata presenza associativa, si ritrovasse in corsa per la poltrona più alta? Si tratta di una eventualità che appartiene prevalentemente alla sua decisione, ma sarebbe di per sé una candidatura importante: oltre a rappresentare Milano nel suo momento migliore - lei è anche la mecenate che sostiene le trasferte all'estero dell'orchestra della Scala - e ad aver lavorato per Expo con le imprese di tutto il Paese, ha pure, alta e solida com'è, le fisique du role.
Se la dottoressa, come la chiamiamo tutti, non volesse tirare il fiato nel suo impegno pubblico, e si candidasse, l'unica seria alternativa potrebbe ritrovarsi non nel gioco delle persone ma in quello dei territori: solo il Veneto, e in generale il Nord Est unito, avrebbe le carte in regola per competere a Milano e alla sua periferia lombarda la rappresentanza nazionale delle imprese.
Le imprese venete, che sono in ripresa, hanno capito che non possono solo lavorare e basta e che sono loro a rappresentare quell'Italia che ha voglia di riscossa, di un modello di impresa più dinamica, più inclusiva e meno esclusiva che sappia rendere giustizia al mestiere dell'imprenditore che rischia tutto e mantiene in piedi il Paese e tutte le sue comunità locali. E anche le difficoltà del sistema bancario veneto possono aiutare a individuare una rappresentanza unitaria.
Nel gioco delle candidature che tanto ci appassiona da quando il settimo piano è diventato effettivamente contendibile, sarebbe un buon derby.

* Dietro lo pseudonimo di Settimo Piano si cela un imprenditore ben inserito ai piani alti di Confindustria che racconta per Lettera43.it la corsa (già iniziata) al rinnovo della presidenza dell'Associazione, previsto per il maggio del 2016.

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