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L'ULTIMO MARXIANO 27 Ottobre Ott 2015 0800 27 ottobre 2015

L'Ue è la nuova schiavitù: ce lo diceva già Lenin

Gli Stati Uniti d'Europa? Trionfo del Capitale sulla politica. Altro che ideali di sinistra.

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L'Unione europea è formata da 28 Stati.

È diventato, ormai, un cliché indiscutibile, sottratto a ogni agire comunicativo habermasiano e a ogni dialogo socratico: di più, chi osi anche solo metterlo in discussione sarà puntualmente silenziato e diffamato con le categorie di reazionario e nazionalista.
SLOGAN DI SINISTRA. Sto alludendo, naturalmente, al sacro dogma degli Stati Uniti d’Europa, da qualche tempo divenuto la nuova bandiera delle sinistre.
La presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, lo ripete un giorno sì e l’altro pure.
Ma non è certo la sola.
Nel tempo del sovrano disinteresse per la condizione del lavoro e per i diritti sociali, la sinistra pare essersi reinventata come sinistra arcobaleno dei diritti civili e dell’Europa senza se e senza ma.
EPPURE LENIN LA BOCCIAVA... Ma siamo davvero sicuri che l’idea degli Stati Uniti d’Europa sia emancipativa, progressiva e di sinistra?
Proviamo a chiederlo a un autore che certo di destra non era e che sarebbe pure difficile liquidare come nazionalista o in odore di fascismo.
Alludo a Lenin, l’eroe della Rivoluzione bolscevica e del comunismo storico novecentesco.
Così scriveva nel 1915 (il passo merita di essere citato, anche se è decisamente lungo).

«Dal punto di vista delle condizioni economiche dell'imperialismo, ossia dell'esportazione del capitale e della spartizione del mondo da parte delle potenze coloniali 'progredite' e 'civili', gli Stati Uniti d'Europa in regime capitalistico sarebbero o impossibili o reazionari. [...]
In tal senso sono anche possibili gli Stati Uniti d'Europa, come accordo fra i capitalisti europei... Ma a qual fine? Soltanto al fine di schiacciare tutti insieme il socialismo in Europa. [...]
Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all'inizio in alcuni Paesi o anche in un solo Paese capitalistico, preso separatamente.
Il proletariato vittorioso di questo Paese, espropriati i capitalisti e organizzata nel proprio Paese la produzione socialista, si solleverebbe contro il resto del mondo capitalista, attirando a sé le classi oppresse degli altri Paesi, spingendole ad insorgere contro i capitalisti, intervenendo, in caso di necessità, anche con la forza armata contro le classi sfruttatrici ed i loro Stati.
La forma politica della società nella quale il proletariato vince abbattendo la borghesia, sarà la repubblica democratica che centralizzerà sempre più la forza del proletariato di una nazione, o di più nazioni, per la lotta contro gli Stati non ancora passati al socialismo. [...]
Ecco in forza di quali considerazioni, che sono il risultato di ripetuti esami della questione nella conferenza delle sezioni all'estero del POSDR e dopo la conferenza, la redazione dell'Organo centrale e giunta alla conclusione che la parola d'ordine degli Stati Uniti d'Europa è sbagliata».

Atene, la bandiera greca accanto a quella dell'Unione europea.

Così scriveva Lenin nel 1915 in Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa. Si potrebbe obiettare che è un testo invecchiato e, dunque, superato, non più in grado di fare luce sul presente.
Ne siamo certi? Lenin dice testualmente che nel tempo del capitalismo gli Stati Uniti d’Europa sarebbero impossibili, se intesi in senso progressivo, o puramente reazionari, se davvero li si realizzasse.
DOMINIO DEL CAPITALE. Insomma, attuare gli Stati Uniti d’Europa - suggerisce Lenin - significa rinsaldare il dominio del capitale internazionale e, dunque, dal suo punto di vista, compiere un gesto inequivocabilmente reazionario.
La storia credo abbia dato ragione a Lenin: li si sono realizzati e sono reazionari, nel senso che l’odierna Unione europea è il trionfo del capitale finanziario.
LA CAVIA È LA GRECIA. È il culmine del dominio usurocratico del capitale, che con il debito impone la schiavitù e nuove radicali forme di classismo, delle quali la Grecia è un laboratorio a cielo aperto.
È il sistema che distrugge il pur residuale primato del politico sull’economico, primato garantito dalla forma Stato.
Seguitando con Lenin, gli Stati Uniti d’Europa si sono realizzati, appunto, da Maastricht a Lisbona, «come accordo fra i capitalisti europei» con il tacito accordo di schiacciare non solo «il socialismo in Europa», ma anche le residue forme di democrazia esistenti nel quadro del vecchio e certo perfettibile Stato sovrano nazionale.
UNIONE? SOLO EURO E BCE. L’Europa oggi non esiste forse solo come euro e come Banca centrale? La profezia di Lenin si è realizzata.
Contro quest’idea degli Stati Uniti d’Europa come trionfo del capitale, Lenin fa valere un’altra idea, che sembra oggi valorizzata dalla vicenda della Grecia: anziché unificare astrattamente l’Europa sotto l’egida del capitale, occorre piuttosto favorire «il trionfo del socialismo all'inizio in alcuni Paesi o anche in un solo Paese capitalistico, preso separatamente».
LOTTA INTERNA AGLI STATI. Lenin sta dicendo che la lotta contro l’internazionalismo deve essere lotta all’interno dello Stato nazionale: non per santificare lo Stato nazionale, bensì per fare sì che da singoli Stati nazionali liberati dal capitale si passi gradualmente a un’universalizzazione del socialismo, mediante la lotta di questi Stati contro il regime del classismo planetario.
La democrazia socialista può realizzarsi all’interno di singoli Paesi nazionali e, da lì, estendersi, attecchendo in altre realtà, strappandole via via al dominio del capitale: con le parole di Lenin, «il proletariato vittorioso di questo Paese, espropriati i capitalisti e organizzata nel proprio Paese la produzione socialista, si solleverebbe contro il resto del mondo capitalista».
Si procederebbe, allora, in vista di un’autentica unificazione, basata sull’unione dei Paesi socialisti, e non certo sul trionfo del capitale.
NAZIONI, NON NAZIONALISMI. Come dirà Gramsci, nei Quaderni del carcere, la prospettiva deve certo essere internazionalista (l’emancipazione dell’umanità), ma il punto di partenza dev’essere nazionale.
Nazionale, non nazionalista: questo è il punto. Deve, cioè, valere un impiego emancipativo del concetto di nazione, non regressivo e reazionario.
Con la sintassi di Lenin, «la forma politica della società nella quale il proletariato vince abbattendo la borghesia, sarà la repubblica democratica che centralizzerà sempre più la forza del proletariato di una nazione, o di più nazioni, per la lotta contro gli Stati non ancora passati al socialismo».
CULTURE NON ANNULLATE. La vera prospettiva internazionale è quella che non annulla le specificità universali sotto il segno del capitale e della sua uniformazione planetaria: è, invece, quella che unifica mantenendo le specificità nazionali e culturali, facendo sì che i popoli siano fratelli e democratici, liberi e solidali.
Per queste ragioni, oggi più che mai, con Lenin bisogna ripetere senza tema di smentita che «la parola d'ordine degli Stati Uniti d'Europa è sbagliata».

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