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MANOVRA 28 Ottobre Ott 2015 1857 28 ottobre 2015

Canone Rai, tolti all'azienda i soldi recuperati dall'evasione

La legge di Stabilità destina il gettito aggiuntivo, stimato in circa 500 milioni di euro, a un fondo per abbattere la pressione fiscale. L'Usigrai attacca: tassa dirottata.

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La sede romana della Rai di Viale Mazzini.

Il paradosso del canone Rai è scritto nella legge di Stabilità, nella versione che il Consiglio dei ministri ha passato ai senatori, ancora ben lontana dall'aver concluso il suo iter parlamentare. Il gettito recuperato dall'evasione grazie al pagamento in bolletta, stimato in circa 500 milioni di euro dal 2016 al 2018, secondo quanto riportato dal quotidiano La Stampa rischia di non finire nelle casse del servizio pubblico, ma in un fondo destinato ad abbattere la pressione fiscale.
Insomma, una tassa per abbassare le tasse. Così almeno la pensano i critici della misura, contenuta nel testo attuale della finanziaria all'articolo 10, comma 8.
IL SINDACATO DEI GIORNALISTI ATTACCA LA NORMA. L'Usigrai, il sindacato dei giornaisti Rai, ha espresso tutte le sue perplessità: «Come si può utilizzare una tassa di scopo, che nasce con finalità specifiche, per raggiungere altri obiettivi?». Dirottare in questo modo i proventi del recupero dell’evasione, secondo il sindacato, rischia di «aumentare ancora di più l’impopolarità della tassa più evasa d'Europa».
L'AZIENDA PREME PER AVERE IL TESORETTO. L'azienda naturalmente preme per portare a casa il tesoretto. Se la legge di Stabilità non dovesse essere modificata su questo punto, la Rai incasserebbe ogni anno 1,6 miliardi di euro. Un tetto fisso, dal momento che l'importo del canone è stato ridotto da 113 a 100 euro, mentre la legge Gasparri aveva introdotto la determinazione del canone annuale in base agli investimenti e al tasso d’inflazione.
«IL GOVERNO SI SMENTISCE». In questo modo, ribadisce l'Usigrai, «si chiedono soldi ai cittadini dicendo che sono per la Rai, ma li si utilizzano per altro. Nei fatti si smentisce l’obiettivo dichiarato dal governo di migliorare il servizio pubblico».
GASPARRI E FICO SULLA STESSA LINEA. Il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri promette battaglia: «Su questo provvedimento faremo le barricate». Dirottare la tassa «teoricamente non si può fare», puntualizza Gasparri, «ma i fatti dicono il contrario».
Sul piede di guerra c'è anche il Movimento 5 stelle. Roberto Fico, presidente della commissione di Vigilanza, risponde al paradosso con un sillogismo: «Se va pagato il canone per la televisione pubblica, il canone va alla televisione pubblica». La palla passa adesso all'aula di Palazzo Madama.
Intanto, l'onorevole Mara Carfagna si chiede retoricamente su Twitter se il canone non serva per caso a «pagare Varoufakis ospite di Fabio Fazio», attizzando ulteriormente le polemiche per i 24 mila euro guadagnati dall'ex ministro delle Finanze di Atene con la sua partecipazione a Che tempo che fa.

PARERE POSITIVO DELL'ANTITRUST. Una nota positiva per l'esecutivo arriva invece dall'Antitrust. Il presidente Giovanni Pitruzzella, infatti, audito in Senato, ha valutato «positivamente» la previsione di collegare la riscossione del canone Rai e il pagamento della fornitura elettrica, sia per «ridurre l'area di evasione», sia per «ridurre il canone individuale». A tutela della trasparenza, l'Antitrust sollecita però «adeguate garanzie informative in favore degli utenti finali», per non compromettere «la possibilità di comprendere chiaramente qual è il prezzo pagato per i servizi di fornitura elettrica». In altre parole, il pagamento del canone Rai in bolletta può avvenire a patto che «il costo relativo al canone sia evidenziato in modo chiaro e facilmente intellegibile».

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