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CRISI 28 Ottobre Ott 2015 1101 28 ottobre 2015

Grecia, perché tanto ottimismo non è giustificato

Bce e Ue ad Atene parlano di emergenza quasi finita. Per rassicurare i mercati. Ma il nodo banche preoccupa. La disoccupazione continua a salire. E Tsipras...

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Il messaggio da mandare ai mercati, un po' turbolenti in questa fase, è che la Grecia non è più un'emergenza.
E quasi tutte le istituzioni economiche e politiche si stanno allineando.
Il falco della Commissione europea, il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovksis, ha spiegato alla stampa che ad Atene «ormai le cose sono più o meno sul binario giusto».
Di rimando il più filoellenico a Bruxelles, il commissario Pierre Moscovici, ha aggiunto: «La Grecia ha già fatto un certo numero di riforme e le daremo i soldi, 3 miliardi di euro in tutto».
Messaggi rassicuranti anche dalla Bce, che detiene oltre il 60% del debito del Paese.
SERVONO FONDI PER LA RICAPITALIZZAZIONE. «Dobbiamo fare la ricapitalizzazione delle banche greche entro la fine dell'anno e i fondi devono essere disponibili in tempo», ha intimato all'Europarlamento Daniele Nouy, presidente del board di sorveglianza dell'Eurotower. Questo almeno è il tenore dei toni ufficiali.
Nessuno vuole rallentare la macchina per sbloccare il terzo salvataggio in quattro anni del Paese ellenico (e che costerà alla Troijka 86 miliardi di euro). Ma nessuno crede davvero che Alexis Tsipras manterrà gli impegni presi.
Secondo il Sudeutsche Zeitung, i creditori avrebbero deciso di non pagare ad Atene la tranche di 2 miliardi di euro del prestito attesa questo mese a causa di quello che giudicano un ritardo nel processo di riforma del Paese.

Le istituzioni internazionali vogliono vedere i decreti attuativi

Il premier greco Alexis Tsipras.

Lo scorso 17 ottobre il premier - liberatosi dalla zavorra dell'ala più radicale di Syriza - ha fatto approvare dal parlamento un nuovo pacchetto di misure di austerity: aumento della tassazione sulla casa, cancellazione delle baby pensioni, innalzamento dell'età previdenziale, fine delle agevolazioni fiscali agli agricoltori, liberalizzazioni nel campo delle professioni.
Tutti interventi che all'inizio dell'anno, quando è stato eletto la prima volta, avrebbe respinto in maniera sdegnata.
Tsipras sperava che queste misure spazzassero via tutte le ritrosie della Troijka a sbloccare la prossima tranche degli aiuti: 3 miliardi di euro indispensabili per rilanciare il suo Paese. Per tutta risposta le delegazioni di Ue, Fmi e Bce arrivate ad Atene per un vertice informale lo hanno avvertito che, prima di sedersi al tavolo, attendono di vedere approvati i decreti attuativi di queste proposte.
E hanno anche aggiunto che finora sono state approvate misure che rispondono soltanto a un terzo alla road map imposta dai creditori alla Grecia.
Nella mattina del 22 ottobre Tsipras ha riconvocato i suoi ministri per stilare una nuova lista di tagli. E non è detto che ci riesca, ma non può fare altrimenti. Perché a guidare il fronte degli scettici c'è soprattutto il Fondo monetario, che nei mesi scorsi ha provato in più occasioni a sganciarsi dal gruppo dei creditori e che è l’unico verso alleato di Atene sul versante della ristrutturazione del debito.
IL FMI GUIDA IL FRONTE DEGLI SCETTICI. A guidare il fronte degli scettici c'è soprattutto il Fondo monetario, che nei mesi scorsi ha provato in più occasioni a sganciarsi dal gruppo dei creditori.
Nell'ultimo World Economic Outlook è scritto che, nonostante l'ultimo piano di salvataggio, «in caso di incertezze politiche per l'attuazione delle riforme ci sarà un ulteriore rischio con forti pressioni sui mercati senza escludere l'estensione delle conseguenze negative in generale».
Quindi, soffermandosi sul Paese ellenico, ha aggiunto che «le prospettive per la Grecia sono chiaramente più difficili dopo il prolungato periodo di incertezza all'inizio dell'anno».
FORTI PRESSIONI INTERNE. Non a caso, dall'ultimo vertice di Lima, il responsabile per l'Europa dell'organizzazione, Poul Thomsen, ha rilanciato un duro monito alle istituzioni europee: «La Grecia non può far fronte solo con le riforme al debito pubblico e necessita di una significativa estensione delle scadenze da parte dei propri creditori europei. Il suo debito è diventato altamente insostenibile», a meno che non arrivi «un alleggerimento del carico».
Anche se il governo rosso-nero gode di una maggioranza amplissima in parlamento, Tsipras deve barcamenarsi su più fronti in una partita a scacchi, dagli esiti abbastanza incerti.
Intanto deve fronteggiare le pressioni interne, che sembrano immuni al successo con il quale Syriza ha sbaragliato gli avversari.
Il 21 ottobre hanno incrociato le braccia centinaia di migliaia di dipendenti pubblici e privati, uniti in uno sciopero generale contro la riforma delle pensioni che abolisce tutte le esenzioni (circa una quarantina) che permettevano il ritiro anticipato, e i tagli alla sanità.

Un terzo della popolazione è indigente

In Grecia sono quasi 800 mila le persone che vivono in indigenza.

A settembre sono stati rilevati 13 mila disoccupati in più. Più in generale il numero di chi vive in indigenza ha sfiorato le 800 mila persone, più di un terzo dell'intera popolazione.
Alla quale interessa poco che il tasso sulle emissioni del debito abbia raggiunto il minimo storico dall'inizio dell'ultima crisi.
Come avvenuto nell'ultima asta dei titoli biennali, quando il Tesoro locale ha riconosciuto un rendimento dell'8,23 per cento.
E non aiuta certamente dover garantire la prima assistenza ai 500 mila migranti, che dall’inizio della scorsa primavera hanno scelto la Grecia come loro metà di sbarco in Europa.
Ma più complessa è la partita che Tsipras sta giocando con le istituzioni europee. Tra i 3 miliardi di euro da sbloccare ce ne è uno destinato alla ricapitalizzazione delle banche.
Operazione necessaria per alzare il livello dei prelievi al bancomat, ora fermo a 60 euro giornalieri.
SPADA DI DAMOCLE SUI CORRENTISTI. La Bce è pronta a concludere in tempi strettissimi la due diligence sul capitale degli istituti, ma l'Europa ha iniziato a traccheggiare sul via libera da quando ha scoperto che il mondo del credito locale sta rallentando sui piani di aggregazione e vorrebbe tagliare il debito con un nuovo swap dei titoli privati.
Pireus Bank, per esempio, ha proposto agli obbligazionisti uno scambio bond/azioni. Così si materializza il rischio che, quando in primavera entraranno in vigore le nuove regole contabili, saranno i correntisti a pagare l'allineamento, come prevedono le norme del bail-in.
Ogni giorno che passa Tsipras si rende conto che risultano vani i suoi sforzi per ristrutturare il debito, che a fine anno toccherà il 190% del Pil. Non gli basta l'alleanza del Fmi, che considera la misura basilare per il buon esito del terzo salvataggio.
HOLLANDE IN CERCA DI AFFARI. La Ue (compresa la Germania) e la Bce hanno dimenticato tutte le promesse sull’allungamento delle scadenze e sulla rimodulazione dei tassi. Che in realtà servono a poco a un Paese che ripagherà il grosso del suo vecchio passivo dal 2024 e a un tasso dell'1,5%.
Il premier, poi, si trova nella scomoda veste di fare da vigile urbano delle mire dei suoi finanziatori/alleati.
A breve è attesa una delegazione di ministri francesi guidati dal presidente François Hollande.
I transalpini vogliono la loro fetta delle licenze di esplorazione, che Atene deve rilasciare per lo sfruttamento dei giacimenti di gas nell'Egeo.
Ma l'interesse di Parigi infastidisce Pechino e Berlino, che hanno rispettivamente messo le mani sul Pireo e sugli aeroporti ellenici. E vogliono fare altri buoni affari.

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