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NOMINE 29 Ottobre Ott 2015 1100 29 ottobre 2015

Banca Popolare di Vicenza, Dolcetta verso la presidenza

Il vicepresidente di Confindustria dopo Zonin. Per tutelare gli interessi bancari del Nord Est. Soci locali finalmente d'accordo. E l'ipotesi del discusso Breganze va in archivio.

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Il vicepresidente di Confindustria, Stefano Dolcetta.

Il vice presidente di Confindustria per difendere gli interessi bancari del Nord-Est.
Dal quartier generale di Banca Popolare di Vicenza, in via Framarin, non confermano nulla.
E anzi la fuga in avanti del Giornale di Vicenza - che dà per certo il passaggio di testimone alla presidenza dell'istituto di credito tra Gianni Zonin e l'attuale numero 2 dell'associazione industriali Stefano Dolcetta - non è stata presa bene.
CDA IL 10 NOVEMBRE. Il nuovo presidente di BpVi dovrebbe essere nominato nella riunione del consiglio di amministrazione prevista per il 10 novembre.
Nei giorni in cui è atteso peraltro il risultato delle ispezioni della Banca centrale europea.
«SONO DISPONIBILE». Le parole di Dolcetta - «Sono disponibile» - rilanciate dal giornale di Unindustria Vicenza sono considerate già una certezza negli ambienti vicentini.
A maggior ragione se, come riporta il quotidiano della città, sono state pronunciate dopo un faccia a faccia con l'amministratore delegato e direttore generale Francesco Iorio.
È pronto dunque ad arrivare un peso massimo per traghettare l'istituto di credito veneto dalle inchieste della Guardia di finanza e le perdite di bilancio alla quotazione in Borsa e all'aumento di capitale.

In viale dell'Astronomia con coerenza e tempra

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi.

Dolcetta, 66 anni, vicentino doc, primo impiego in Fiamm - gruppo di cui è diventato amministratore delegato e che oggi conta 3.300 dipendenti e un fatturato superiore ai 400 milioni di euro - ha guidato per anni la più importante sezione della Confindustria locale, quella della meccanica e metallurgia: 520 imprese e oltre 35 mila addetti.
Poi il salto verso gli incarichi di linea nazionale: prima la vice presidenza di Federmeccanica e poi l'ingresso, nel 2012, nella squadra dell'attuale presidente di Confindustria Giorgio Squinzi.
DELEGA AL WELFARE. In viale dell'Astronomia Dolcetta ha avuto una delle deleghe più pesanti: quella al welfare e alle relazioni industriali.
E l'ha esercitata «con coerenza», sostengono i suoi estimatori.
Al punto da arrivare alla minaccia di dimissioni dopo la firma del nuovo contratto per il settore dei chimici che andava contro le linee strategiche decise dalla stessa Confindustria e troppo a favore del sindacato di Susanna Camusso.
IN CONFLITTO CON SQUINZI. Nello strappo con Squinzi, poi rientrato, Dolcetta è stato sostenuto da tutte le federazioni del Nord-Est decise a spingere sull'acceleratore della contrattazione aziendale rispetto ai contratti collettivi e ad approfittare della nuova normativa del Jobs act.
Di lui dicono che «abbia la tempra, senza alzare la voce».
VECCHIO STILE E PRAGMATISMO. «Un imprenditore vecchio stile», spiegano da Vicenza.
Moglie insegnante, figli impiegati in azienda e una passione per il golf accantonata per i troppi impegni.
«Un uomo pragmatico di cui ho la massima stima», ha detto l'ex vice presidente di BpVi Gian Carlo Ferretto, «l'unica perplessità è come riuscirà a tenere insieme le tre cariche di ad, vice presidente di Confindustria e presidente di BpVi. Forse non dormendo la notte».
«PRESIDENTE RUOLO RILEVANTE». Perché, ragiona l'industriale, «nonostante l'attuale amministratore delegato sia oggi un 'tutto fare', quello della presidenza è un ruolo più che mai rilevante, l'ad va seguito e anche controllato».
Ma il problema potrebbe semplicemente non porsi, visto che tra pochi mesi il mandato dell'attuale board confindustriale scade, le grandi manovre sono già in corso e Dolcetta non sembra puntare al rinnovo, lasciando campo libero a Alberto Baban, attuale presidente della Piccola Industria e con ambizioni più grandi.

Tramonta l'ipotesi Breganze, rinviato a giudizio per usura

Una filiale della Banca popolare di Vicenza.

A Vicenza la presenza di Dolcetta sembra catalizzare la fiducia dei soci storici della banca.
E può essere una freccia nell'arco del 'commissario' Iorio, impegnato nella non facile missione di convincere il territorio, scottato dalla svalutazione delle azioni e dalle pratiche illecite della vecchia gestione, della necessità di un nuovo investimento per un vero rilancio della banca.
Inoltre, e non è cosa da poco, il nome di Dolcetta risulta attualmente più specchiato di quello dell'attuale vice presidente Marino Breganze, di cui a settembre, forse per tastare il terreno, si vociferava a mezzo stampa di una possibile promozione alla presidenza.
VICE DI ZONIN PER 30 ANNI. Breganze come Zonin, di cui è stato braccio destro per 30 anni, a Vicenza è un'istituzione.
Il 16 giugno è stato nominato presidente dell'Accademia Olimpica cittadina.
Siede nel consiglio di amministrazione dell'istituto di credito dal 1986, ha indossato la casacca di vice presidente nel 1998 e non l'ha più tolta.
ISPEZIONI DI BANKITALIA. Nell'ultimo decennio della sua vice presidenza, Banca d'Italia ha inviato sette volte gli ispettori in via Framarin per controlli sull'area finanza, l’area credito, la trasparenza e l’antiriciclaggio.
Lo scrive la stessa Bankitalia in un lungo comunicato con cui il 27 ottobre ha replicato alle tante accuse di omissione di controllo.
E in cui specifica di avere per un periodo adottato anche «misure restrittive relative alla dotazione patrimoniale e alla struttura del gruppo».
INCHIESTA DI PALERMO. Breganze non è coinvolto nell'inchiesta per aggiotaggio e false comunicazioni sociali avviata dalla procura di Vicenza nei confronti di sei membri del board.
Pesa sulle sue spalle, invece, un rinvio a giudizio per usura deciso dai giudici della procura di Palermo.
L'avvocato, infatti, dal 2010 ha assunto anche la carica di presidente di Banca Nuova, controllata di BpVi in Sicilia.
L'istituto ha concesso prestiti a tassi d'usura: il direttore generale Francesco Maiolino è già stato condannato a otto mesi per «non averlo impedito» e Breganze ora deve affrontare il processo con la stessa accusa.
Non proprio il miglior biglietto da visita, se la BpVi vuole presentarsi sul mercato con la nuova reputazione che Iorio cerca di costruire.
RINNOVAMENTO O NO? Non è chiaro nemmeno se il cda del 10 novembre abbia intenzione di lasciare i due vice Breganze e Andrea Monorchio ai loro posti.
O se sceglierà la discontinuità, che da tanti, soci della banca compresi, è richiesta.
Del resto Breganze ha appena accumulato un nuovo incarico: il 27 ottobre è stato nominato nel cda di VeronaFiere, non resterebbe senza poltrone.
Ora il mondo industriale del Nord-Est può concentrare le aspettative su Dolcetta, che mette finalmente d'accordo la cordata di azionisti del territorio, spesso divisi tra loro, ma con la costante paura di finire detronizzati nel risiko delle banche popolari.
«La partita comincia ora», dicono a Vicenza. Ora che l'era del Cavaliere del lavoro Zonin si chiude e si apre quella dell'altrettanto Cavaliere Dolcetta. L'ha nominato a giugno il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Appena in tempo.

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