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RETROSCENA 29 Ottobre Ott 2015 1050 29 ottobre 2015

Sogin, Casale e uno strappo che nasce da lontano

I mancati chiarimenti sulle spese. Il fatturato sotto le stime. La crisi gestionale. Cosa c'è dietro le dimissioni dell'ad di Sogin. Mollato anche dal governo.

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Riccardo Casale, ad dimissionario di Sogin.

Convocazione immediata del Consiglio d’amministrazione. Conseguente ritiro di due deleghe, quelle operative relative alla struttura organizzativa della società e alla gestione del personale. E immediato chiarimento circa la propria posizione, comunicata al governo ma non al Cda e al collegio sindacale.
Il Consiglio della Sogin, la società pubblica responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari e della messa in sicurezza delle scorie, risponde così alle dimissioni dell’amministratore delegato Riccardo Casale, che il giorno prima aveva attaccato a mezzo stampa l’organo collegiale che «sfiancato da interminabili e sterili polemiche instillate irresponsabilmente da chi lo presiede, si attarda sempre più su questioni di micro-management mentre manca di visione e non è più in grado di deliberare con la necessaria serenità».
Una rottura totale, nell’aria da mesi, tanto che più di una volta esponenti di governo avevano valutato l’ipotesi di commissariamento.
LA LETTERA DI DIMISSIONI. Il Cda di Sogin ha preferito optare per una decisione meno drastica del previsto. Era stato preannunciato informalmente, infatti, il ritiro di tutte le deleghe a Casale.
«Si è deciso, alla fine, di operare su quelle che muovono più soldi», ha commentato una fonte interna dietro richiesta di anonimato. Ed è proprio intorno al budget e al piano industriale elaborato dallo stesso Casale che si è consumato lo strappo finale.
La stessa fonte rivela come il Cda fosse pronto a sfiduciare l’amministratore delegato già prima della lettera di dimissioni inviata al ministro dell’economia Padoan. Il motivo, spiega, era il silenzio di Casale sulle richieste di chiarimenti su spese messe a budget dall’ormai ex ad.
LE ATTIVITÀ DI SMANTELLAMENTO. Sarebbe questo, secondo la stessa fonte, il motivo dell’immobilismo del Cda denunciato dallo stesso Casale nella lettera di dimissioni: «I verbali», si legge, «attendono da quasi cinque mesi di essere approvati, il consiglio non viene convocato da quasi quattro mesi, opere soggette a prescrizione Via non vengono deliberate con il rischio di illeciti penali e ormai si è fuori tempo massimo per l’approvazione del piano quadriennale».
In verità, la scorsa settimana il presidente del Cda Giuseppe Zollino aveva prospettato ai consiglieri una nuova riunione proprio per affrontare la crisi gestionale della Sogin.
Una decisione presa dopo che il 13 ottobre, in una seduta informale dello stesso Consiglio, Casale non aveva fornito il dato sulle attività di smantellamento al 30 settembre.
Un dato illustrato solo il 22 ottobre e dopo formale richiesta del presidente del collegio sindacale.
FATTURATO, L'OBIETTIVO ERA DI 80 MLN. Numeri che suonano come una bocciatura: a fronte di un obiettivo di fatturato - già di per sé ridotto – di 80 milioni nel 2015, al 30 settembre Sogin aveva concluso lavori solo per 36 milioni. «A essere ottimisti potremmo arrivare al massimo a 50 milioni», affermano in Sogin.
Casale aveva già incassato una prima bocciatura dal Cda quando, con quattro voti contro uno, vennero respinte due proposte di delibera avanzate dallo stesso ad per bandi di gara rispettivamente da 7,4 e 12,4 milioni di euro.
Il primo si riferiva alla cementazione di 23 metri quadri della centrale di Latina per un costo maggiorato del 30% rispetto alle previsioni e l’altro alla ristrutturazione dell’ufficio turbina di Caorso, anche questo fuori il budget previsionale di 7,5 milioni di euro.

Depositi per rifiuti radioattivi, «a giorni la pubblicazione della Carta»

La Cnapi indicherà le aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi.

L’ultimo strappo si è consumato proprio sulla richiesta di chiarimenti da parte del Cda sull’incremento delle spese.
Una richiesta, tra l’altro, già avanzata nelle sedute del 13 maggio 2015 e dell'8 giugno.
Nell’occasione vennero chieste delucidazioni circa l'avanzamento dei lavori per ciascun progetto su base trimestrale.
IL GOVERNO PRENDE LE DISTANZE. Veniva, inoltre, richiesto un prospetto da consegnare al rientro dalla pausa estiva. Dalla mancata presentazione del documento, nasce la decisione del Consiglio di amministrazione di bloccare ogni attività.
Con una scarna nota a firma dei ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico, il governo sembra voler prendere le distanze dall’operato di Casale.
Nel comunicato, infatti, quando si parla di «governance adeguata» non si fa alcun cenno a una continuità con quella appena passata: l'esecutivo, recita la nota, «prende atto della situazione che si è determinata negli organi societari della Sogin S.p.A. Ribadisce il ruolo fondamentale che la società è chiamata a svolgere per l’attuazione del programma di decommissioning. Per questi motivi sarà garantita quanto prima una governance adeguata alle funzioni strategiche della Sogin S.p.A».
L'INTERROGAZIONE DEL PD. In una interrogazione urgente presentata al ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, e al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, i senatori del Pd Massimo Mucchetti, Salvatore Tomaselli e Patrizia Manassero chiedono «se ritengano credibile la conferma dell’obiettivo, per quanto ridotto, di un fatturato, alimentato dalla bolletta, di 80 milioni nel 2015 quando al 30 settembre la Sogin aveva concluso lavori per soli 36 milioni».
Come si legge nel testo dell’interrogazione: «Nell’ottobre 2014, l’ad Casale propose un rallentamento delle operazioni, con un ulteriore taglio di 120 milioni per il triennio restante, al Consiglio di amministrazione, il quale ne prese atto e, al tempo stesso, approfondì le cause dei ritardi individuandole in carenze gestionali. La Commissione industria, commercio, turismo del Senato rilevò l’esistenza del problema nel novembre 2014 attraverso le audizioni dell’amministratore delegato e del presidente della Sogin, e numerosi senatori della stessa Commissione denunciarono la situazione con una lettera al ministro dello Sviluppo economico, deputato al controllo della Sogin, e al ministro dell’Economia e delle Finanze, in quanto azionista».
LA ROTTURA ZOLLINO-CASALE. Una lettera che svelò l’insanabile rottura tra Zollino e Casale, le cui dimissioni rappresentano l’«ultimo capitolo di una vicenda tutta in negativo», come denuncia la Commissione scientifica sul decommissioning nucleare. «Dopo la gaffe sulla proposta di un indagato come presidente dell’Agenzia per la sicurezza, l’Isin, che peraltro non è stata ancora istituita, il governo si è come immobilizzato: niente mappa dei siti idonei per il deposito nazionale delle scorie, la Cnapi, che sta girando dai primi di maggio tra Sogin, Ispra e ministero dell’Ambiente; il ritardo della presentazione alla Ue del piano nazionale per la gestione delle scorie – il documento nel quale dovrebbero essere inquadrate procedure e azioni – ha superato ogni ragionevolezza e la Sogin, la società “attuatrice” dello smantellamento, dopo un decennio veramente buio sta additittura sprofondando».
Le dimissioni dell’ad piombano nel pieno dell’iter che porterà alla pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) a ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi.
Una decisione che molti territori attendono dal 20 luglio. Secondo fonti interne alla Sogin, «ora che c’è stata la prima mossa sarà questione di giorni la pubblicazione della Carta».
Intanto, il board della società di Stato ha dato mandato a Zollino di richiedere all'Autorità per l'energia, il gas e le risorse idriche «una proroga per la presentazione del piano quadriennale 2016-2019 delle attività» prevista per fine ottobre.

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