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MUM AT WORK 31 Ottobre Ott 2015 1400 31 ottobre 2015

Startup rosa? Una rarità, ma ancora per poco

In Italia, le founder donna sono solo il 12%. La crescita recente, però, è incoraggiante.

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La startup innovativa Mamma M’ama ricorda un po’ la storia di Diane Keaton in Baby boom, il film del 1987 di Charles Shyer.
Lei, rampante donna in carriera, si vede stravolgere la vita da una bambina, ricevuta in eredità dal cugino scomparso. Dovrà rinunciare al suo lavoro e alla sua vita a Manhattan, ma alla fine riuscirà a ritornare in vetta producendo pappe gourmet e sane per bambini.
Le tre founder della startup milanese non sono andate a vivere in campagna e non si sono innamorate del veterinario del luogo (come il personaggio del film), ma hanno cambiato radicalmente la loro vita professionale avviando un’impresa innovativa (per il metodo di produzione e di analisi delle pappe) per produrre e distribuire cibi per bambini di altissima qualità, come fatti in casa.
E, soprattutto, il motivo scatenante del cambiamento sono stati i figli. Come nel film, l’arrivo - imprevisto - di Elizabeth.
L'ESPERIENZA DI ERICA. Forse rispetto alla fine degli Anni 80, queste business-mum di oggi sono molto più attente alla qualità dei prodotti e alla produzione.
Erica Della Bianca - mamma di Ettore e Ceo di Mamma M’Ama, ex manager di startup digitali - racconta a Lettera43.it che «ci siamo battute tantissimo per riuscire a trovare un laboratorio professionale che riuscisse a mantenere la parte di artigianlità del procedimento. Alla fine ne abbiamo trovato uno a Milano, a conduzione familiare, con il certificato del ministero».
Ma l’aspirazione ad espandersi e a distribuire i prodotti “casalinghi” in tutto il continente è la stessa che nella pellicola americana.
UNO SGUARDO AL NORD EUROPA. Le tre mamme in carriera milanesi hanno ceduto una parte della società al gruppo Voltan Way – il secondo produttore di pasta fresca in Italia con un turnover di circa 80 milioni di euro annui – che darà una mano anche per la distribuzione all’estero.
Della Bianca precisa che «stiamo lavorando per esportare le pappe anche nel Nord Europa. Stiamo prendendo accordi per la Francia, la Norvegia, il Belgio, la Svezia e l’Inghilterra. Ci arriveremo già nel 2016».
Lavorano alla loro impresa da 18 mesi, periodo durante il quale sono state sostenute dalle famiglie: «Abbiamo rinunciato al nostro stipendio e ci siamo auto-finanziate. Lo abbiamo fatto perché ci siamo rese conto che c’era un’esigenza del mercato e anche perché lavorare in proprio ci permette di gestire al meglio il nostro tempo tra casa e famiglia».

Fonte: InfoCamere - startup.registroimprese.it.

Il primato appartiene al settore della comunicazione

Stringono i denti, ma il loro obiettivo è sfondare e “conquistare” tutto il Vecchio continente.
E in effetti sono sempre di più le donne che decidono di fondare una startup. Se a gennaio scorso ce ce n’erano solo 26 a Milano e 34 a Roma, al 26 ottobre 2015 su un totale di 4.756 nuove imprese innovative, 616 sono quelle guidate da donne (dati InfoCamere - startup.registroimprese.it).
Secondo i dati sviluppati da InfoCamere per Lettera43.it il 35% di queste startup innovative a guida rosa si concentra nel settore della comunicazione e il 30% in attività professionali, scientifiche e tecniche. Non c’è una “ghettizzazione” in servizi di cura o familiari.
STARTUPPER, SOLO IL 12% È DONNA. Per Layla Pavone, partner di Digital Magics, un incubatore di progetti digitali, «il recente rapporto dell’Osservatorio Startup Hi-Tech, a cura degli Osservatori del Politecnico di Milano e di Italia Startup, mette in evidenza che in Italia le donne startupper rappresentano solo il 12%».
Per Pavone i motivi sono principalmente due: il sistema welfare e il fatto che le donne hanno da poco iniziato a intraprendere percorsi universitari volti alla formazione di professioni che richiedono forti competenze tecnologiche.
In Digital Magics «abbiamo una situazione molto più positiva in termini di percentuali di startupper donne: su 48 startup incubate, 9 di queste hanno una compagine femminile tra i fondatori. Significa il 19% rispetto al 12% della media nazionale».
UNA MINORANZA IN CRESCITA. Bilancio positivo anche per Luiss Enlabs, l'acceleratore di startup operato da LVenture Group in partnership con l'Università Luiss. «Noi siamo un po’ una mosca bianca, incubiamo e finanziamo tantissime startup con almeno un founder donna», spiega Augusto Coppola, direttore del programma di accelerazione. «Forse c’è una leggera maggioranza di imprese di moda, ma per il resto abbiamo realtà altamente tecnologiche come Codemotion che organizzazione di eventi tecnici, tra i quali l’omonima conferenza, per sviluppatori di software, aperti a tutti i linguaggi e tecnologie di programmazione, con una community internazionale di circa 30.000 sviluppatori».
Su 33 startup innovative incubate e finanziate, 11 hanno tra i founder almeno una donna. Una minoranza, quella delle donne startupper, in crescita costante.

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