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ECONOMIA 3 Novembre Nov 2015 1149 03 novembre 2015

Legge di Stabilità, tutti gli attacchi alla Manovra

Critiche dalla Corte dei conti. Dopo i dubbi di tecnici e Regioni. E le perplessità dell'Inps. Ma Renzi tira dritto.

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Pier Carlo Padoan e Matteo Renzi.

Matteo Renzi fa spallucce. Ma non passa giorno senza che la Manovra varata dal suo esecutivo riceva picconate ben assestate da chi fatica a intravedervi quel «segno più» tanto sponsorizzato dal premier.
Buon'ultima è stata la Corte dei conti, secondo cui la legge di Stabilità illustrata in conferenza stampa lo scorso 15 ottobre lascia «nodi irrisolti» e presenta «dubbi sulle coperture».
UN CORO DI CRITICHE. Non esattamente una novità, se è vero che prima i sindacati, poi i tecnici del parlamento e, infine, le Regioni non hanno mancato di esprimere tutte le loro perplessità durante l'iter legislativo che accompagna la Finanziaria.
FACCIA A FACCIA RENZI-REGIONI. Oggetto delle critiche, in ordine sparso, l'abolizione della Tasi e i tagli alla Sanità. Ma pure il canone Rai in bolletta e il mancato intervento sull'Iva.
Un pot pourri che potrebbe impensierire Renzi, viceversa voglioso di fare i conti con le Regioni nel redde rationem di mercoledì 4 novembre.

La Corte dei conti: «Gravosi i tagli agli enti locali»

L'ultimo monito, quello dei magistrati contabili, è arrivato per bocca del presdidente Raffaele Squitieri. Che, durante l’audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha sottolineato come la scelta di politica economica che sottende il ddl «utilizzi al massimo gli spazi di flessibilità disponibili, riducendo esplicitamente i margini di protezione dei conti pubblici» e al contempo «lasci sullo sfondo nodi irrisolti (clausole, contratti pubblici, pensioni) e questioni importanti, quali un definitivo riassetto del sistema di finanziamento delle autonomie territoriali».
«RIPERCUSSIONI SUI SERVIZI». Squitieri si è soffermato anche sull’abolizione dell’Imu e della Tasi sulla prima casa, spiegando che tale misura «cristallizza» la capacità fiscale dei Comuni, avvantaggiando chi ha alzato al massimo le aliquote e penalizzando i Comuni dove la Tasi era meno cara. «I servizi indivisibili graveranno sui non residenti», non in grado «di operare il controllo politico sugli amministratori con il voto». Tra 2016 e 2018, poi, il concorso delle amministrazioni locali agli obiettivi di finanza pubblica «risulta particolarmente rilevante» e l'aggiustamento di bilancio andrà «a gravare prevalentemente sulle amministrazioni locali, con ripercussioni negative sulla qualità dei servizi».
«AUMENTO IVA DA NON CANCELLARE». L’aumento dell’Iva, viceversa, non doveva essere annullato, ma sottoposto a un intervento più articolato, «riguardante ad esempio le aliquote e la struttura stessa» dell’imposta. Nonostante la riduzione della spesa «già impegnativa, le condizioni economiche avrebbero potuto poi consigliare l’adozione di interventi sulla spesa fiscale eventualmente attutiti, ma non annullati, con misure di sgravio».

Le Regioni: «Faramaci salvavita a rischio»

Il fronte più incandescente, tuttavia, pare essere quello con le Regioni. Portavoce del malcontento, il governatore del Piemonte Segio Chiamparino, secondo cui i tagli dal 2017 al 2019 «configurano una situazione che nei fatti mette a rischio la sopravvivenza del sistema Regioni». Per Chiamparino i 17 miliardi di tagli «sono insostenibili. Dobbiamo capire qual è il valore istituzionale che viene dato alle Regioni, e in particolare al sistema Sanità, che è uno dei più virtuosi al mondo. Perché se si pensa che farla funzionare in maniera centralizzata è più funzionale, allora si provi pure».
«POTREMMO DOVER DIRE NO». L'aut aut di Chiamparino, se possibile, si è fatto ancor più netto: «Se non cambiano questi dati, vorrà dire che, ad esempio, sui farmaci innovativi ci sarà qualcuno a cui bisognerà dire di no. Potremmo poter arrivare a un livello tale che, ad esempio, la centesima persona che arriva e ha bisogno di un farmaco salvavita si sente dire di no, perché le Regioni non hanno i soldi per acquistarlo».
INCONTRO CON RENZI. La risposta di Renzi, nel convocare un incontro per il 4 novembre, è stata perentoria. «Ora con le Regioni ci divertiamo, ma sul serio». «Sulla Sanità ci sono più soldi del passato», sarebbe il pensiero del presidente del Consiglio, meno di quelli che chiedono le Regioni «ma più di quelli che avevano a disposizione. Il punto è che le tasse devono scendere. Non consentirò loro di aumentare le imposte ai cittadini, non si può scaricare sempre sugli italiani. Eliminino piuttosto gli sprechi».

I tecnici: «Limitata la possibilità di manovra dei Comuni»

Perplessità sulla Stabilità anche dai tecnici del parlamento, che hanno posto l'accento sull'aumento della dotazione del Fondo di solidarietà comunale in sostituzione del gettito Tasi per le prime case e di quello Imu per i terreni agricoli. Una soluzione che «limita la possibilità di manovra dei Comuni».
DUBBI SUL CANONE IN BOLLETTA. Chiesti anche chiarimenti sulla verifica dell’entità del gettito atteso dall’introduzione del canone Rai in bolletta elettrica, così come dati aggiornati in tema di evasione-adempimento e morosità con riferimento sia al pagamento del canone sia a quello delle utenze elettriche.
«DIREZIONI CONTRAPPOSTE». Infine, il dossier del servizio Bilancio ha sottolineato come sulla tracciabilità dei pagamenti e il limite all’uso del contante si registrino molteplici interventi «nel breve periodo» che puntano «in direzioni talvolta contrapposte».
I tecnici, proprio sulla base di queste osservazioni, hanno spiegato di non essere in grado di stimare gli effetti sui saldi di finanza pubblica dell’aumento del tetto da mille a 3 mila euro.

I sindacati: «Nulla di fatto per l'occupazione giovanile»

Inevitabili le critiche mosse dai sindacati, con Susanna Camusso che ha parlato a più riprese di una Manovra «non espansiva» e che «favorisce i ricchi».
«Non vediamo elementi per l'occupazione giovanile - ha ribadito il segretario della Cgil in audizione in Commissione Bilancio del Senato - «e l'assenza di un cambiamento della legge Fornero è un ulteriore rallentamento rispetto alla possibilità di dare ipotesi di occupazione e di turnover per i giovani».
«NO AI TAGLI A PATRONATI E CAF». Camusso aveva già attaccato il taglio ai centri di assistenza fiscale e ai patronati di circa 150 milioni. «Sono fondi per svolgere un'attività delegata dallo Stato, che andrebbe al collasso».
«ASSENZA DI MISURE PER IL MEZZOGIORNO». Ricordando «l'assenza di misure per il Mezzogiorno e le pensioni», la leader sindacale ha denunciato anche il rallentamento della lotta all'evasionee avvertito: «Se hanno bisogno di noi non possono prenderci a schiaffi. L'anno scorso abbiamo sopportato, questa volta sarà tutto diverso».

L'Inps: «Sulle pensioni interventi selettivi e parziali»

Sul fronte pensionistico, infine, l'Inps non ha mancato di sottolineare come nel ddl ci siano soltanto «interventi selettivi e parziali, che creano asimmetrie di trattamento».
Per il presidente Tito Boeri sarebbe stato auspicabile e «importante» fare «l’ultima riforma».
«NECESSARIO UN INTERVENTO ORGANICO». «Spero», ha aggiunto, «che il 2016 sia l’anno di un intervento organico, strutturato e definitivo sulle pensioni. Un intervento che contenga forme di flessibilità che sono possibili».
Secondo il presidente dell’Inps, in ultima istanza, è un limite aver previsto la flessibilità pensionistica solo per il settore privato, perché «il settore pubblico ha bisogno di una rotazione e del personale».

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