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EQUILIBRI 4 Novembre Nov 2015 1200 04 novembre 2015

Banda larga, Niel in Telecom può far comodo a Renzi

Il premier ha puntato forte sul piano: 12 mld. Ma ancora manca una strategia. Adesso arriva Niel. E L'Obs, di sua proprietà, parla di «convergenza con la Cdp».

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Xavier Niel, numero uno di Freemobile.

Un paio d'ore di riunioni alla Consob, nessuna dichiarazione e poi l'uscita in macchina al riparo dei vetri oscurati.
Xavier Niel, il nuovo socio potenziale di Telecom, il secondo azionista sulla carta, ha fatto così la sua prima comparsa in Italia, chiamato dalla Commissione per la società e la Borsa a chiarire le sue posizioni sul primo operatore telefonico del nostro Paese.
Risultato: la sua holding finanziaria Njj ha fatto sapere in una nota richiesta dalle autorità italiane che l'operazione non è stata concertata con Vivendi. E che le opzioni in mano all'imprenditore francese scadono tra il giugno del 2016 e il novembre del 2017 e non prevedono diritto di voto fino alla consegna delle azioni.
ESPOSIZIONE LIMITATA. La guerra con Bolloré dunque, se ci sarà, è rimandata. Intanto, però, secondo le indiscrezioni la puntata in Italia avrebbe permesso a Niel di entrare in contatto con la Cassa depositi e prestiti.
Il forziere del Paese, quello che sta studiando il piano banda larga con cui il governo di Matteo Renzi vorrebbe portare la connessione a 100 mega nelle case degli italiani, non conferma.
Ma l'incontro sarebbe l'ennesimo segno di un'accoglienza piuttosto calda.
Per un imprenditore che con poche mosse, e un'esposizione limitata, è riuscito ad entrare in una grande partita.
CONVERGENZA TRA NIEL E CDP. Alla vigilia dell'esame Consob, Marcelle Padovani, esperta conoscitrice della politica italiana e firma prestigiosa del settimanale L'Obs, ha scritto: «Informato o no, complice o no, Matteo Renzi, che non aveva molto apprezzato il mese scorso l'operazione Vivendi, potrebbe trarre beneficio dall'operazione Niel. Perché il presidente del Consiglio non può che approvare una convergenza di interessi tra il finanziere francese e la Cassa depositi e prestiti, non fosse che per realizzare il piano di copertura dell'Italia con la fibra».
Un giudizio che va letto con particolare attenzione, anche perché scritto sul settimanale di cui Niel è co-proprietario assieme al banchiere Matthieu Pigasse, il numero due di Lazard, la boutique della finanza come la chiamano a Parigi, che ha gestito l'architettura finanziaria dell'intera operazione.

Una sponda per il piano della banda larga

Il presidente della Cdp, Claudio Costamagna.

Oltralpe, l'accoglienza riservata dal presidente di Telecom Italia Giuseppe Recchi a Niel è stata letta come un semaforo verde.
«Tutti i soci sono benvenuti per definizione, a maggior ragione se possono aggiungere know-how utile all'azienda», ha dichiarato Recchi al Corriere della Sera. «Al momento, in Telecom è aperto un gruppo di lavoro per capire come i prodotti di Vivendi possano essere utili al nostro business. Appena il dottor Niel verrà in Italia potremo esplorare eventuali suggerimenti che dovessimo ricevere».
E se davvero Niel ha intenzione di sfruttare i titoli derivati e l'equity swap che ha in mano, qualcosa da dire su investimenti e strategie lo avrà. Al contrario di Bolloré, un finanziere a capo di un impero mediatico di produzione di contenuti, Niel è un abilissimo industriale della Rete.
Telecom Monaco, una delle ultime acquisizioni della sua holding, si è trasformata in un laboratorio alla frontiera delle tlc: il 26 ottobre la società ha annunciato, primo operatore in Europa, di essere pronta a offrire ai suoi clienti entro la fine dell'anno la tecnologia 4G++, che grazie all'integrazione di tre frequenze permette una velocità di connessione record di 450 megabit al secondo. Un buon biglietto da visita.
LE RESISTENZE DI TELECOM. Soprattutto visto che finora la società presieduta da Recchi è stata un bastone tra le ruote per i piani governativi sulla banda larga. L'ex monopolista si è fermamente opposto al progetto di Metroweb, la società voluta e oggi presieduta da Franco Bassanini e partecipata da Fondo strategico italiano e F2i, i veicoli di investimento di Cassa depositi e prestiti, attraverso la quale dovrebbe nascere una rete partecipata da tutti gli operatori di telefonia del Paese.
Vorrebbe passare dal monopolio della rete in rame a quello della fibra, senza colpo ferire. Al punto che Renzi ha giocato la carta di Enel, tirando fuori dal cappello una vecchia idea che aveva agitato i sonni anche dell'ex ad di Telecom Italia Franco Bernabé.
Bernabé, contrario alla scalata di Telefonica su Telecom, prima di lasciare la poltrona aveva messo in guardia dalla possibilità che la società elettrica potesse aggiudicarsi l'installazione della fibra nelle case italiane.
TUTTO ANCORA IN SOSPESO. Ma non è più l'Enel di Franco Tatò: il coinvolgimento dell'operatore elettrico è imposto dal governo di Renzi a un assai recalcitrante Francesco Starace. E non ha sortito gli effetti sperati.
Telecom ed Enel hanno sì creato un gruppo di lavoro per studiare la possibile collaborazione sulla fibra ottica. E il Cda di Telecom il 16 ottobre ha deciso di riprendere i contatti con Metroweb. Ma per il resto tutto è sospeso.
Il piano di Enel, parola di Starace, non è pronto. E il 2 novembre la società di Bassanini non ha potuto fare altro che rinnovare le lettere di intenti firmate con Vodafone e Wind. In attesa che Enel e Telecom Italia battano un colpo. Renzi ha stanziato in pompa magna i primi 2 miliardi (su un totale di 12), ma la strategia complessiva ancora non c'è. E allora Niel, che non è un finanziere ma un imprenditore alla frontiera del digitale, potrebbe essere la sponda che sia l'amministratore delegato Marco Patuano sia il governo stavano cercando.

Pigasse è riuscito dove non è arrivato il governo

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Non è un segreto che, dopo la terribile privatizzazione a debito di Marco Tronchetti Provera, il governo italiano abbia più volte accarezzato la possibilità di un ingresso in Telecom Italia e dello scorporo della rete.
Era dell'idea Franco Bassanini, l'ex numero uno di Cassa depositi e prestiti ora al timone di Metroweb.
Il settore non è semplicemente strategico, è il più strategico. E partecipati dalle casse di Stato e controllati dai rispettivi governi sono i maggiori competitor europei, da Deutsche Telekom a Orange (l'ex Telecom France).
GLI APPELLI DEI PICCOLI AZIONISTI. Gli stessi piccoli azionisti di Telecom Italia hanno chiesto costantemente un intervento pubblico. Ma ancora a maggio il Corriere della Sera scriveva: «Tra le questioni che avrebbero fatto tornare in cantina il dossier, anche questa volta ci sarebbe stata la difficoltà di rastrellare sul mercato una quota sufficiente ad avere uno o due consiglieri nel board (il 10%?) così da poter tenere testa a Vivendi».
Ma dove non è riuscito l'esecutivo, è arrivato Pigasse. Che ha preparato l'ingresso di Niel sulla scena da settembre. E allora una convergenza, come la chiama Padovani, tra i progetti di Palazzo Chigi e quelli di Niel potrebbe realizzarsi anche sul lungo periodo.
IL NUOVO RUOLO DELLA CDP. Ora infatti, ha sottolineato il Fatto Quotidiano, la legge di Stabilità affida alla Cdp la promozione e lo sviluppo degli investimenti del piano Juncker che dovrebbe diventare operativo dal 2016.
La Cassa di Costamagna potrebbe dunque usare il piano di investimenti per provare a rientrare nell'azionariato della società guidata da Patuano e, a questo punto, farle giocare il ruolo di protagonista nel piano banda larga.
In questo scenario il matrimonio di interesse tra il governo socialista più forte d'Europa (gli altri sono piuttosto in crisi) e i citizen kane della gauche francese potrebbe essere un buon affare.

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