Sharing Economy Airbnb 140903175053
GEOLINA 4 Novembre Nov 2015 1834 04 novembre 2015

San Francisco e quel cortocircuito di Airbnb

Non passa il referendum per limitare il colosso della sharing economy. Che potrà continuare a distribuire conoscenze, risorse e opportunità. Ma il suo successo contribuisce a creare anche disparità e gentrificazione.

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Con Airbnb è possibile affittare la propria casa a viaggiatori che cercano una soluzione alternativa al classico albergo.

Airbnb ha vinto, i suoi oppositori hanno perso.
È questa la formula sintetica, e sinteticamente imprecisa, con cui viene riportata la notizia sull'esito del referendum con cui i cittadini di San Francisco hanno rigettato la proposition F, che voleva inserire limiti più stretti all'utilizzo della piattaforma.
La consultazione un po' dappertutto era stata presentata come un test sulla stessa società e sulla sua capacità di continuare a crescere e a imporsi, traslabile sull'intero mondo della sharing economy, particolarmente importante perché avveniva proprio tra Mission e Market Street, ovvero nei quartieri in cui Airbnb è nata e ha proliferato fino a diventare un colosso da 25 miliardi di dollari.
Ma, appunto, di sintesi trattasi, e neanche delle più precise: per una ragione molto evidente, e una un po' più complicata.
L'AZIENDA AVEVA GIÀ MOLTI VINCOLI. Quella evidente è che all'ombra del Golden Gate Airbnb si muove già dentro a vincoli piuttosto stretti, ben lontana dalla libertà con cui - grazie al vuoto legislativo - opera in quasi tutto il resto del mondo.
In città infatti è possibile affittare la propria casa per 90 giorni in un anno, dopo essersi iscritti a un apposito portale e pagando una tassa del 14% su quello che si guadagna dagli ospiti; si può inoltre affittare una stanza libera all'interno della casa, in questo caso senza limiti di tempo, purché si sia iscritti al registro, si paghi la tassa e si viva in quell'abitazione.
Il referendum voleva abolire questa seconda possibilità e portare il limite massimo di giorni a 75, e basterebbe questo a capire che difficilmente i promotori potrebbero essere definiti oppositori di Airbnb: altrimenti ne avrebbero chiesto l'illegalità.
Piuttosto, la proposition F (peraltro solo una delle cinque domande del referendum, che includeva anche misure di sostegno ai piccoli gestori di bar e negozi in un'area a crescente tasso di gentrificazione) era l'ennesimo tentativo di attivisti e cittadini socialmente impegnati di arginare il cortocircuito che la seconda età dell'oro di San Francisco e della Silicon Valley - quella della sharing economy - sta creando al tessuto della società più radical e democrat d'America. E qui ci si addentra nella ragione meno evidente dell'errore dell'iper semplificazione sul referendum.
UN SUCCESSO CHE RISCHIA DI CREARE DISPARITÀ. Se infatti da un lato il successo delle piattaforme di sharing si basa sulla possibilità di monetizzare le proprie risorse - come la casa, il tempo libero o la macchina - e quindi sulla capacità di creare o redistribuire ricchezza, dall'altra è proprio questo successo la causa di disparità crescenti in città.
Airbnb, Uber, Lyft, TaskRabbit - per citare quattro nomi celebri del nuovo 'paradigma' economico - sono nati nella Bay Area, hanno goduto degli sgravi fiscali della città e sono cresciuti fino a diventare colossi; ora, però, le loro sedi che occupano mezzi grattacieli, i soldi che mettono in circolo e l'omologazione 'socio-intellettuale' della loro forza lavoro stanno sottraendo a San Francisco ricchezza economica e umana, accelerando un processo di gentrificazione iniziato con la crescita inesorabile di Google, Microsoft e tutti i colossi della Silicon Valley.
La ribellione degli abitanti di Frisco contro i colossi del tech e i loro dipendenti - che godono per esempio di bus dedicati per andare al lavoro - ha origini lontane. Ma non è una battaglia facilmente risolvibile. Prova ne è che, interrogati su Airbnb, il 55% dei cittadini si è espresso contro la restrizione dei limiti: soltanto affittando casa è possibile riuscire a pagare l'affitto o avere in tasca abbastanza per godere di una città in cui lo stipendio medio di un ingegnere hi tech è 4 mila dollari (più azioni, se si stratta di una start up).
Airbnb, insomma, è parte del problema, ma è anche la soluzione: qui sta il paradosso.
Un paradosso che peraltro si può estende a molti esempi della sharing economy. La quale distribuisce conoscenze, risorse e opportunità, ma è comunque fatta da aziende che, oltre una certa soglia dimensionale, diventano colossi del post-capitalismo con tutte le storture che ne derivano.
A San Francisco, almeno, i cittadini sono abbastanza consapevoli di tutto da decidere di promuovere un referendum.
E, ugualmente consapevoli, decidono poi di votare contro.

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