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SCANDALO 5 Novembre Nov 2015 1000 05 novembre 2015

Volkswagen, cronaca di un tracollo senza fine

Anomalie pure su Co2 e benzina. Il colosso tedesco rischia multe per 16 miliardi. E danni per 80. La Borsa crolla. Ma il pericolo maggiore è la crisi di affidabilità.

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Diesel, poi benzina. Volkswagen, poi anche Audi e Porsche.
Controlli a tappeto su tutti i modelli Vw in Germania e Porsche Cayenne bloccate Oltreoceano.
Per la casa automobilistica di Wolfsburg, prima produttrice di auto al mondo, s'intravede all'orizzonte un futuro sempre più fosco.
La sede centrale è commissariata, perquisizioni e indagini sono scattate anche in Italia, nella sede nazionale di Volkswagen e marchi controllati come le lussuose Lamborghini.
I CROLLI IN BORSA. Lo scandalo delle emissioni si allarga a macchia d’olio. Velocemente su scala geografica, temporale e industriale: prima gli ossidi di azoto, ora anche le Co2, e su diversi i motori.
Macchie che infangano la fama globale dell’azienda e distruggono la fiducia dei consumatori. Di questo passo, nonostante gli utili accumulati, Volkswagen potrebbe anche arrivare a chiudere.
In pochi mesi l’azienda ha perso un terzo del suo valore in Borsa: i crolli nei listini si susseguono (-9,5% solo il 4 novembre), come le inchieste dei giudici e le class action degli acquirenti. Le perdite miliardarie si accumulano insieme agli interrogativi.
MOODY'S TAGLIA IL RATING. Da quanto esattamente si è iniziato a barare sulle emissioni e quanti tipi di auto e marchi coinvolge la truffa?
Quanto dovrà pagare Volkswagen tra multe e risarcimenti e quanto è pulito il nuovo boss Matthias Müller, ex ceo Porsche?
Intanto Moody's taglia il rating dell'azienda ad A3 da A2 alla luce dei «rischi crescenti per la reputazione e gli utili futuri».

Volkswagen tiene con gli utili, ma chi si fida più di das Auto?

Matthias Mueller, nuovo amministratore delegato Volkswagen.

Nell’ultimo trimestre il Dieselgate - che solo Dieselgate non è - ha provocato al gruppo di Wolfsburg il primo rosso degli ultimi 15 anni: 3 miliardi e mezzo di perdite, con gli utili quasi 1,7 miliardi di buco.
Nel 2015 sono stati accantonati 6,7 miliardi per le spese extra ed è stato lanciato un allarme sugli utili.
Solo le multe delle autorità Usa potrebbero costare oltre 16 miliardi di euro e in tutto si calcolano fino a quasi 80 miliardi di danni (per alcuni osservatori economici fino a 100 miliardi) tra riparazioni, risarcimenti e i costi legali.
Volkswagen contava di ripianarli con la frenetica produttività e i 30 miliardi di euro messi da parte, grazie anche alle truffe su scala industriale.
UN PATRIMONIO SOLIDO. E in effetti la casa automobilistica tedesca dispone di un patrimonio molto solido: è anche difficile stimare a quanto ammonteranno i danni sia in termini di class action sia nel secondo ordine di spese, le maxi multe. Spiega a Lettera43.it Umberto Monarca del Gruppo di ricerche industriali e finanziarie della Luiss: «Negli Usa le cifre possono essere molto alte, ma per l'Europa dobbiamo valutare Paese per Paese, non esiste un tribunale unico e non abbiamo ancora altri termini di paragone».
«Certo con i suoi molti utili e i risparmi Volkswagen può far fronte a grosse perdite, il punto», aggiunge l'economista, «è vedere se tengono le vendite. E il calo del premium price, cioè quel 10%-15% di costo in più che le auto tedesche hanno per la loro affidabilità, sarà a mio avviso la perdita, a lungo termine, più dannosa per il gruppo».
INDAGINI ANCHE SUI BENZINA. Da un'indagine interna sono emerse nuove e dettagliate irregolarità anche sulle emissioni eccessive di anidride carbonica (Co2), non solo di ossido di azoto superiore ai parametri Usa, sia su auto a benzina sia diesel. Per adesso si parla di «800 mila auto» e ulteriori danni di 2 miliardi di euro. Novantamila, secondo il governo tedesco, sono le macchine a benzina compromesse, il consiglio di sorveglianza di Volkaswagen è «profondamente preoccupato».
Un anno fa in Italia, prima dell'indagine Epa (l'Agenzia federale per la protezione dell'Ambiente americana) Altroconsumo già denunciò i risultati alterati sulle emissioni Co2 di un modello Golf 1.6 turbo diesel.

Emissioni Co2 maggiori del 50% sulle Golf, la class action italiana

La fabbrica della Volkswagen a Wolfsburg.

In test di laboratorio specializzati, i consumi di carburante ed emissioni erano maggiori del 50% di quanto dichiarato.
In Germania le stesse segnalazioni degli acquirenti spinsero i Verdi a chiedere, con una interrogazione in parlamento, indagini del governo e dell'Ue sul gruppo di Wolfsburg.
Alla luce delle nuove ammissioni sugli scarichi di Co2, l'associazione italiana dei consumatori vuole vederci chiaro: «La class action lanciata nel settembre 2014 ha raccolto 7.863 pre-adesioni», anticipano a Lettera43.it, «considerando una percorrenza media annua di 15 mila chilometri per quel modello, abbiamo chiesto un rimborso di 502 euro a Golf».
Dalle indagini Volkswagen sull'anidride carbonica risulterebbero anomalie su Polo, Golf e Passat, Audi A1 e A3 e le controllate Skoda Octavia e Seat Ibiza e Leon: i motori sono diesel 1.4, 1.6 e 2.0, costruiti dopo il 2012, ma anche 1.4 benzina a tecnologia di disattivazione dei cilindri.
NUOVE ACCUSE DAGLI USA. Un'altra doccia fredda sulle Borse, subito dopo le nuove accuse dell'amministrazione Usa, seccamente rigettate dal colosso tedesco, dei software-malware anche sulle auto diesel di grossa cilindrata Touareg, Audi A6 Quattro, A7 Quattro, A8, Q5 e Porsche Cayenne: in totale altri 10 mila veicoli nel mirino.
Oltreoceano i mezzi coinvolti dal Dieselgate sono oltre 500 mila e Volkswagen rischia multe fino a 1 milione in Italia e 2,8 in Germania. Negli Usa sono state fatte oltre 350 cause, mentre diverse querele per truffa sono state depositate nel nostro Paese, dove i vertici nazionali del gruppo sono indagati per frode commerciale.
LA CRISI DI AFFIDABILITÀ. «I crolli del valore in Borsa, dettati dagli umori e anche dalle speculazioni, non sono ancora perdite significative. È molto più pericolosa la crisi di affidabilità per la tenuta economica del gruppo, le class action sulle emissioni Co2 sono chiaramente molto estendibili», commenta Monarca.
Anche la riparazione dei motori sarà molto costosa e non è neanche chiaro da quando l’azienda tedesca abbia cominciato a manomettere le auto: negli Usa le irregolarità partono dal 2009, l'anno dell'introduzione dei limiti stretti sugli ossidi di azoto, ma si è scritto che la prassi dei software risalirebbe a una decina di anni fa e sulle emissioni Co2 è ancora buio.
Ma ci saranno sviluppi.

Twitter @BarbaraCiolli

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