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EUROZONA 6 Novembre Nov 2015 0745 06 novembre 2015

Francia, i conti interni e con l'Ue non tornano

Fiducia in Hollande al 15%. Disoccupazione salita al 10,3%. E tetto del 3% sforato pure nel 2017 secondo Bruxelles. Assist per la svolta 'tecnocratica' di Schaeuble.

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Il premier italiano Matteo Renzi e il presidente francese François Hollande.

Non c'è pace per monsieur le président.
Nel giorno in cui i sondaggi hanno fotografato la fiducia dei francesi in François Hollande al 15%, l'Unione europea ha smentito le stime economiche della legge di bilancio di Parigi.
Per la Commissione europea, la Francia non può riuscire a rispettare il patto di rientro del deficit siglato, tra le polemiche, a marzo 2015.
Allora il commissario Ue Pierre Moscovici aveva dato alla République due anni di tempo per rientrare nei parametri di Maastricht, in forza delle «riforme fatte», della situazione economica generale, della «buona strada imboccata».
E a luglio la procedura di infrazione era stata ufficialmente congelata.
BALLETTO CHE SI RIPETE. Una concessione che ne seguiva un'altra: nel 2013 a Francia e Spagna erano stati dati rispettivamente 24 e 12 mesi in più per mettersi in regola.
Ora però il balletto rischia di ripetersi.
Le cifre di Bruxelles sono chiare: per la direzione agli Affari economici nel 2016 la Francia riuscirà a centrare l'obiettivo del deficit al 3,4%, ma nel 2017 - cioè nell'anno delle elezioni politiche - è destinata ad avere un disavanzo ancora al 3,3% contro il 2,8% stimato dal governo d'Oltralpe.
PARIGI FUORI 'NORMA' DA 8 ANNI. Il giudizio sulla manovra di Hollande è atteso, come quello per l'Italia, entro la fine di novembre.
Ma a Parigi tutti confidano che l'Ue chiuda ancora un occhio.
Del resto il Paese che con la Germania guida di fatto l'Unione non rispetta i paletti europei dal 2009, cioè da otto anni.

I 'sorvegliati speciali' dell'Europa (Ansa centimetri)

Valls deve fare la spending review, Hollande azzoppato anche in Europa

Angela Merkel e Manuel Valls.

A Parigi, dove un consigliere di François Mitterand inventò la regola del 3% dal nulla senza che ci fosse alcuna base economica, ostentano sicurezza.
La République crescerà dell'1,1% nel 2015, dell'1,4 nel 2016 e dell'1,7% nel 2017: la Commissione Ue ha rivisto al ribasso dello 0,1% solo la previsione per l'anno 2016.
Dal ministero delle Finanze, che fu proprio di Moscovici, ricordano poi che i calcoli di Bruxelles sono fatti d'abitudine a 'riforme ferme'.
LA FIDUCIA È AI MINIMI. Intanto però per centrare gli obiettivi Ue, il premier Manuel Valls deve portare a termine un piano di tagli da 50 miliardi.
E già oggi, a meno di due anni da elezioni che per il partito socialista al governo si annunciano come una clamorosa débâcle, la fiducia dei francesi nel presidente Hollande è crollata al 15% e quella nel premier è al 32%.
L'Eliseo, inoltre, sa già che non potrà mantenere la sua grande promessa elettorale: far cambiare verso alla curva della disoccupazione.
LAVORO, TREND NEGATIVO. Secondo Eurostat, negli ultimi tre anni, la percentuale dei cittadini senza impiego nei Paesi dell'Unione è scesa dal 10,4 al 9,6.
In Francia ha preso esattamente la strada contraria salendo dal 9,7 al 10,3.
E secondo le previsioni della Commissione Ue è destinata a toccare il picco del 10,7% proprio nell'annata elettorale, per poi calare dal 2017 in avanti.
DEBOLEZZA DI PARIGI IN UE. Se a questo quadro, a dir poco scoraggiante, si dovesse sommare anche l'ennesimo sforamento dei parametri Ue, i socialisti francesi si ritroverebbero ancora più deboli, in casa e a Bruxelles.
E proprio mentre ai primi posti dell'agenda europea c'è la discussione della nuova governance economica dell'Unione.
Un dossier su cui la vicina Germania è pronta a dare battaglia.

L'asse tra Schaeuble e Dijsselbloem: affidare ai tecnici il giudizio sui bilanci

Le procedure di infrazione dell'Unione nell'anno 2013. (Ansa Centimetri)

Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble.


Berlino è diventata via via più insofferente rispetto al meccanismo di controllo economico della Commissione europea, contestato spesso anche dai piccoli Stati convinti che i pesi massimi dell'Unione abbiano ricevuto spesso un trattamento di favore.
TROPPO 'POLITICA'. L'approccio della Commissione Juncker ha esacerbato ancora di più l'animo protestante del governo tedesco.
L'orientamento della squadra dell'ex premier lussemburghese è per Schaeuble troppo politico e troppo poco tecnico.
Tanto che secondo la Frankfurter Allgemeine a luglio nel vertice fiume in cui ha cercato di buttare fuori dall'euro la Grecia il super ministro ha trovato anche il tempo per chiedere all'Eurogruppo di discutere in tempi rapidi il sistema di supervisione della politica economica dei Paesi membri.
Anche Roma e Parigi si sono espresse a favore di una riforma della governance economica europea.
Ma mentre Italia e Francia pensano a una maggiore integrazione politica, Berlino punta alla tecnicizzazione, all'affidamento del controllo sui bilanci a un'autorità indipendente.
OLANDA PER UN CONSIGLIO INDIPENDENTE. La proposta della creazione di un consiglio fiscale indipendente era nella relazione dei cinque presidenti delle istituzioni europee.
E già nell'estate del 2015 la Faz spiegava che il ministro delle Finanze olandese nonché presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, era pronto a mettere il nodo al primo posto dell'agenda del semestre di presidenza dell'Olanda destinato ad aprirsi nel 2016.
A ottobre la Commissione ha proposto di creare un Consiglio fiscale composto da cinque esperti che lavorino in collaborazione con la Banca centrale europea (Bce) e l'Eurogruppo.
Ma per il presidente dell'Eurogruppo non basta: «Io torno alla proposta originale», ha dichiarato il 4 novembre.
«Le decisioni politiche sui bilanci nazionali sarebbero ancora essere prese dalle istituzioni politiche», ha spiegato, «ma io voglio che ci sia un arbitro fuori che dica ''Ragazzi, siete fuori strada''».
GERMANIA VERSO IL PAREGGIO DI BILANCIO. Con la Francia per l'ennesima volta a rischio infrazione, tedeschi e olandesi hanno una freccia in più al loro arco.
Tanto più che il 5 novembre, mentre a Parigi i ministeri erano impegnati a rispondere alle critiche europee, a Berlino Schaeuble annunciava un risultato finora insperato: migranti o no, la Germania raggiungerà il pareggio di bilancio anche nel 2016.

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