Imprese Familiari 151103164745
LO SPORTELLO 6 Novembre Nov 2015 0800 06 novembre 2015

Imprese familiari, dividete gli utili alla fine

Con gli anticipi ai soci si rischia il default. Tenete sotto controllo le spese annuali.

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Nelle imprese familiari si commette l’errore di non ripartire gli eventuali utili alla fine dell’esercizio.

Il bilancio di una piccola impresa a carattere familiare dovrebbe prevedere (il condizionale non è usato a caso) tre semplici voci.
«Attivo»: il denaro contante; il saldo creditore presso le banche; le fatture non ancora incassate nonché beni come veicoli, macchinari, immobili eccetera.
«Passivo»: i saldi debitori presso le banche (affidamenti); fatture non ancora pagate; le tasse da regolare; il capitale sociale ossia i soldi messi dai soci per far partire e vivere l’azienda.
«Patrimonio netto»: la differenza tra «attivo» e «passivo» che ci dice la sostanza netta, l’effettiva ricchezza della società.
''FOTOGRAFIA'' NON ESATTA. Bene, in buona parte dei casi, in Italia, il bilancio di una piccola impresa a carattere familiare (dove i soci sono legati da vincoli familiari) non esprime nulla di tutto questo.
Non rappresenta mai o quasi mai l’esatta fotografia dell’azienda.
Di solito il «capitale sociale» è di 10 mila euro e, per di più, viene solo deliberato e mai interamente versato; il magazzino è sovrastimato per motivi fiscali; gli immobili (quando si possiedono) sono iscritti in bilancio a valori più bassi rispetto a quelli di mercato; i crediti verso clienti e i debiti verso i fornitori contengono perdite conclamate e contenziosi ormai accertati; compaiono ammortamenti ancora in essere di beni ormai logori e superati; gli utili risultano annacquati: questa è la vera istantanea della stragrande maggioranza delle imprese italiane.
LE BANCHE LASCIANO CORRERE. Una realtà che le banche conoscono da sempre (i rating erano negativi anche prima del 2008), ma sulla quale hanno lasciato correre per anni.
Almeno fino a quando non hanno deciso, obtorto collo per le decisioni di Basilea (e con gli stessi rating), la stretta del credito, dimenticandosi del passato e della loro complicità nell’affossare i clienti.
Oggi, quindi, sono necessarie, per la sopravvivenza dell’azienda, alcune accortezze fondamentali che deve prendere per primo l’imprenditore.
ESIGENZE PERSONALI? ALLA FINE. La prima cosa che deve fare è capire che il bilancio della azienda e il bilancio familiare dei singoli soci sono due cose differenti.
Nelle imprese familiari si commette sistematicamente l’errore di non ripartire gli eventuali utili alla fine dell’esercizio, ma di considerare gli stessi come degli anticipi sui probabili redditi.
La maggior parte dei piccoli imprenditori (sistematicamente nelle imprese familiari), infatti, ha la percezione che la finanza di un’azienda altro non sia che un cassetto dal quale attingere soldi per fini personali: pagare la retta scolastica dei figli, mettere la benzina all’auto o comprare il regalo per il matrimonio di un parente.
Dovrebbe essere la norma che solo al 31 dicembre di ogni anno un imprenditore possa sapere se ha realizzato utili o perdite.
E solo a quel punto possa capire quanto spendere per le proprie esigenze personali oppure quanti soldi debba mettere, nel caso sia andato in perdita, di tasca propria per ripristinare il capitale.
COSTI DIFFICILI DA CONTROLLARE. Quelli familiari sono dei costi che molto spesso determinano degli scompensi finanziari e liti tra eventuali soci.
Da lì, se non se ne ha consapevolezza, il default è a un passo.
Ecco il motivo per cui è necessario che tutte le piccole imprese predispongano il budget familiare attraverso un programma Excel che prenda in considerazione tutte le spese possibili e immaginabili cui va incontro la famiglia nel corso dell’anno: statisticamente sono i costi più difficili da tenere sotto controllo.
L'ANNO ZERO DELLA CRESCITA. Spesso ho avuto a che fare con imprenditori che si lamentavano di aver chiuso l’esercizio in perdita salvo “scoprire” (dopo che li avevo sottoposti alla “violenza” del bilancio familiare) che, al lordo delle spese correnti dei familiari non espresse nel bilancio aziendale, quella impresa aveva prodotto utili che erano stati “anticipati” ai singoli soci.
Siamo all’anno zero e bisogna ripartire dalle basi per far crescere la cultura manageriale.
Se non facciamo maturare questa consapevolezza, siamo (consulenti e associazioni di categoria) corresponsabili del genocidio pensato e attuato dal sistema bancario.

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