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VADEMECUM 11 Novembre Nov 2015 1706 11 novembre 2015

Finto olio extra-vergine, come evitare la truffa

Sette aziende indagate. Prezzo, etichetta, origine. Così ci si tutela. Codacons: indennizzi fino a 5 mila euro.

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Finto olio extra-vergine d'oliva: sette aziende italiane indagate.

Etichetta, denominazione di origine protetta e prezzo.
E l’olio è servito, senza inganno.
Sono queste, infatti, le prime armi che il consumatore ha a disposizione per capire se il prodotto che sta acquistando è di qualità.
Dopo la maxi inchiesta condotta dal procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, che ha aperto fascicolo su sette aziende italiane leader nel settore accusate di aver venduto olio d’oliva come extra-vergine, sono in molti a chiedersi come potersi difendere dalle frodi.
CONSIGLI COLDIRETTI. La Coldiretti ha fornito alcuni consigli utili, mentre il Codacons è pronto a pubblicare sul suo sito un modulo attraverso il quale le famiglie che hanno consumato olio prodotto da una delle sette aziende coinvolte nell’indagine possono avviare l’iter per chiedere il risarcimento.


All'assaggio l'extra-vergine è un po' fruttato

Rolando Manfredini, responsabile Sicurezza alimentare di Coldiretti, spiega a Lettera43.it: «È difficile che un consumatore possa riconoscere un olio vergine da uno extra-vergine, a meno che non sia un esperto, un profondo conoscitore».
D’altro canto in Italia - seconda produttrice di olio al mondo dopo la Spagna - esistono centinaia di varietà, mentre nella stessa penisola iberica ne vengono prodotte solo tre o quattro.
PANEL TEST DECISIVO. «C’è una procedura, il cosiddetto ‘Panel test’, con la quale un gruppo di persone opportunamente preparate all’assaggio degli oli ne valuta e certifica le caratteristiche organolettiche», dice Manfredini.
Si tratta di un’analisi sensoriale, tutt’altro che semplice.
Perché mentre all’assaggio si possono riconoscere alcuni pregi di un olio extra-vergine come, per esempio, il fatto di essere fruttato, è un po’ più complicato ‘mettere a fuoco’ quelli negativi dovuti a una cattiva conservazione delle olive o all’estrazione con frantoi inadeguati.
CONTROLLO DELL'ETICHETTA. Allora con quali strumenti può ‘difendersi’ chi non è esperto?
«Proprio per la grande varietà che c’è nel nostro Paese non si può classificare un extra-vergine dal colore. Bisogna imparare a leggere l’etichetta», consiglia Manfredini, «e affidarsi a prodotti con denominazione di origine protetta, perché le aziende sono sottoposte a controlli molto frequenti, tali da rendere davvero difficile una truffa».
Quello che non deve mai mancare, dunque, è «il riferimento all’origine dell’olio, che spesso troviamo scritta con caratteri piccolissimi».
Molto controllati sono anche i prodotti italiani «garantiti al 100%».

Occhio al prezzo: se è sotto ai 7 euro qualcosa non va

Un altro criterio per valutare la qualità dell’olio è il prezzo di vendita.
«Se un extra-vergine è al di sotto dei 7 euro», avverte Manfredini, «è sintomo di un prodotto di bassa qualità. E poiché i costi di produzione si aggirano su quella somma, il prezzo alla vendita dovrebbe essere superiore».
Bisogna, poi, tenere conto che il valore aumenta a seconda delle diverse provenienze territoriali.
IL 2014 ANNO NERO. Il consiglio della Coldiretti è anche quello di guardare la scadenza e preferire l’extra-vergine nuovo.
In vendita c’è infatti anche l’olio del 2014, l’annus horribilis del settore.
«Se in Italia si producono circa 500 mila tonnellate di olio, nel 2014 si è scesi al minimo storico con 300 mila tonnellate», racconta l’esperto.
Nel 2015, invece, il raccolto in Italia è buono, con un aumento stimato in oltre il 30% della produzione di olio rispetto all'anno precedente.

Meglio acquistare direttamente dai produttori

Il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo ha lanciato un appello: «L’Italia deve difendere il suo patrimonio in un settore strategico del Made in Italy con circa 250 milioni di piante su 1,2 milioni di ettari coltivati, con un fatturato del settore stimato in 2 miliardi di euro e con un impiego di manodopera per 50 milioni».
E ha consigliato: «Se è possibile, acquistate direttamente dai produttori nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica».
PRODOTTI ESTERI CAMMUFFATI. Ma che rischio c’è se l’annata non va bene, come è avvenuto nel 2014?
«Che i produttori disonesti siano maggiormente attratti dai guadagni a tutti i costi», dichiara Manfredini, «anche commettendo frodi, facendo passare per olio italiano un prodotto che arriva dall’estero o vendendo come extra-vergine un olio vergine».
Poi ci sono delle sofisticazioni, «vendendo, per esempio per extra-vergine olio di semi colorato in laboratorio».
SEQUESTRI PER 10 MILIONI. I controlli delle forze dell'ordine hanno portato nel 2014 a sequestri per 10 milioni di euro.
«Un’attività importante», precisa la Coldiretti, «che va sostenuta con l’attuazione della rigorosa cornice normativa definita con la legge 9 del 2013 che ha introdotto importanti misure per la trasparenza nel settore».
Per la Coldiretti è prioritario «applicare le norme previste a partire dal controllo di regimi di importazione per verificare la qualità merceologica dei prodotti in entrata per cui, per esempio, l’olio d’oliva viene spacciato per l’olio extra-vergine d’oliva e l’olio di sansa passa per olio d’oliva».

Codacons: si può chiedere un indennizzo fino a 5 mila euro

Nel frattempo, il Codacons è sceso in campo per la tutela di migliaia e migliaia di consumatori coinvolti in quello che sembra essere l’ennesimo scandalo alimentare italiano.
L'associazione ha intenzione di pubblicare sul proprio sito internet www.codacons.it un modulo da compilare per chiedere il risarcimento del danno subito e costituirsi parte offesa nel procedimento aperto dalla procura.
«DANNO ECOMICO». «Invitiamo tutte le famiglie che hanno consumato olio extra-vergine d’oliva di una delle marche colpite dall’inchiesta a far valere i propri diritti e chiedere un indennizzo fino a 5 mila euro», afferma il presidente Carlo Rienzi.
Che sottolinea: «Se gli illeciti saranno confermati, al danno morale derivante dall’inganno subìto, per il consumatore si aggiungerebbe un evidente danno economico, derivante dall’aver pagato di più per un prodotto con caratteristiche inferiori a quelle promesse».

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