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VERSO LE ELEZIONI 11 Novembre Nov 2015 0745 11 novembre 2015

Milano, i poteri forti che stanno con Giuseppe Sala

Piace a coop rosse e bianche. Oltre a Cl, Mediobanca, Intesa, Telecom e Pirelli. Sala è la chiave bipartisan per Milano. Con lui Renzi archivia il modello Pisapia.

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Giuliano Pisapia, Matteo Renzi e Giuseppe Sala.

A distanza di 12 anni da quel Meeting di Rimini (era il 2003) dove Pierluigi Bersani lodò Comunione e liberazione come modello «per riformare la sinistra», e dopo decine di inchieste della magistratura in tutta Italia, quell’incrocio armonioso tra cooperative bianche e rosse torna a parlarsi.
Questa volta non solo di affari, ma anche di politica.
Succede a Milano in vista delle elezioni amministrative 2016, dove il Partito democratico - che sta per lanciare l’amministratore delegato di Expo 2015 Giuseppe Sala per la corsa a Palazzo Marino - ha trovato una sponda importante proprio tra le leve di Cl in vista della campagna elettorale.
MAJORINO ANCORA DUBBIOSO. Mentre i democratici milanesi e l’ala vicina all’ormai ex sindaco Giuliano Pisapia, quella più a sinistra del Pd, s’interrogano sul da farsi - in particolare Piefrancesco Majorino che continua a chiedere di andare alle primarie e sfidare il manager - nel Nuovo centrodestra di Angelino Alfano fanno sentire la loro voce in Lombardia sia Roberto Formigoni, l’ex governatore, sia Maurizio Lupi, ex ministro ai Trasporti.
CONVERGENZA AL CENTRO. Non è un caso. Entrambi hanno annunciato che potrebbero appoggiare la corsa dell’ex city manager di Letizia Moratti per la poltrona più importante di piazza della Scala.
Da mesi nel capoluogo lombardo si ragionava su uno schema di questo tipo per incoronare Sala a sindaco: mettere fuori dai giochi la sinistra e trovare sponde in una lista civica di centro composta appunto da molti ex berlusconiani e cattolici.
CL SERVE AL GOVERNO RENZI. Del resto, la candidatura dell’amministratore delegato di Expo ha un effetto benefico pure sul governo Renzi, perché l’ala ciellina - da mesi in fermento dentro Ncd - adesso potrebbe riappacificarsi con il segretario Alfano garantendo la tenuta dell’esecutivo almeno fino al 2018.
E iniziando subito a tenere le bocce ferme sulle legge di stabilità.

Sala ha rapporti con cooperative rosse e bianche

Giuseppe Sala, amministratore delegato di Expo 2015.

È un gioco a incastri che attraversa Roma, ma si consuma soprattutto a Milano.
Sala, del resto, è un candidato perfetto.
Piace molto, forse troppo, ai poteri forti.
D’altra parte è stato lui a gestire gli appalti dell’esposizione universale.
Ha avuto a che fare con la Cmc di Ravenna, forse una delle ultime cooperative rosse non in amministrazione controllata, vincitrice di appalti importanti in Expo, da sempre con uno stand d’estate al Meeting di Rimini.
Ma Sala ha consolidato pure un rapporto, già collaudato ai tempi della Moratti, con il mondo delle cooperative bianche, quelle legate alla Compagnia delle Opere di Giorgio Vittadini.
PIACE PURE A BERLUSCONI. Sala piace a tutti.
Alla finanza, alle banche, agli ultimi salotti rimasti della borghesia milanese, alle grandi aziende pubbliche e a quelle private rimaste sul territorio.
Piace persino a Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia che si guarda bene dal commentare la discesa in campo di quello che il fidato Bruno Ermolli portò da Telecom a Palazzo Marino sotto l’ultima giunta di centrodestra in città.
EX BERSANIANI CON L'AD. Sala trova apprezzamenti, non a caso, nella vecchia guardia lombarda dell’ex segretario Pierluigi Bersani, ovvero nella corrente “Sinistra e cambiamento” del ministro per l’Agricoltura Maurizio Martina e del tesoriere del Pd alla Camera Matteo Mauri.
Sono politici nati e cresciuti alla corte di Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano, dimenticato dopo le indagini della magistratura, ma comunque tutt’ora ascoltato dalla base dei democratici.
SEL PUÒ SOTTRARRE VOTI. D’altra parte è proprio questo gruppo di ex penatiani che deve garantire a Sala quell’appoggio che potrebbe venire a mancare nel caso in cui Majorino dovesse rompere, magari appoggiato da Sinistra ecologia e libertà di Nichi Vendola.
La candidatura dell’amministratore delegato di Expo è la congiuntura perfetta, bipartisan, di un mondo economico e politico che si è radunato sotto l’esposizione universale e che adesso trova la sua quadratura del cerchio su Palazzo Marino.

Obiettivo Regione Lombardia nel 2018 per Renzi

Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni.

Si tratta di una prima zampata del potere renziano in vista della battaglia per conquistare la Regione Lombardia?
Può darsi, perché potrebbe essere la regione più ricca d’Italia, ora in mano alla Lega Nord di Roberto Maroni, il vero obiettivo del premier.
Milano è quindi un primo cantiere.
BANCHE GIÀ 'ALLINEATE'. Il mondo bancario, da Mediobanca a Intesa SanPaolo, appare già allineato sulla figura di Sala.
Così come una buona parte della finanza, o di quel che ne rimane, con una grossa fetta di banchieri d’affari da tempo legati al nuovo corso renziano.
Sala è stato un manager in Telecom e Pirelli, anche lì trova sponde.
APPOGGIO DI SCARONI. Persino l’ex amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni, lusingato dal centrodestra come candidato, alla fine ha dato il suo endorsement.
Non solo. Nel suo team della comunicazione c'è Marco Pogliani, storico spin doctor di aziende come Enel, Ibm, Olivetti e Mondadori.
E ancora al fianco di Sala, dai tempi di Expo, c'è Roberto Arditti, ex autore della trasmissione Porta a Porta di Bruno Vespa, nonché ex portavoce di Claudio Scajola, ex ministro dell'Interno del governo Berlusconi.
ADDIO MODELLO PISAPIA. Ci sono tutti. C’è pure il Corriere della Sera con cui Sala ha sempre avuto un rapporto privilegiato.
Nei salotti della borghesia si segnala qualche malumore, ma legato soprattutto all’addio di Pisapia, che nel 2011 fece il miracolo di riunire «i movimenti con i banchieri» nella vittoria 'arcobaleno'.
Quel modello però ormai è il passato.
Lo stesso Sala, nella sua chiacchierata con il Corriere, lo ha spiegato alla perfezione, sottolineando di «non essere Pisapia».
MA MILANO NUTRE DUBBI. Nel 2016, in sostanza, a vincere potrebbe essere quel mondo economico e politico di cui tanto si è fatto cenno sui giornali, per le inchieste su Expo 2015, per quelle sul Mose di Venezia, persino per il sistema Grandi Opere di Ercole Incalza.
È una vecchia regola della politica italiana che qualcuno spiega così: «Si rispetta l’articolo quinto, chi ha il grano ha vinto».
Ma Milano sarà davvero pronta per Sala? Un candidato che non si è mai sporcato le mani nelle periferie, che piace soprattutto al centro e ai 'poteri forti'.

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