Banche: Abi, sofferenze record, 197 mld
LO SPORTELLO 13 Novembre Nov 2015 0800 13 novembre 2015

La finanza alternativa? Rimedio anti-banche

Per aiutare le imprese senza liquidità bisogna facilitare i rapporti clienti-fornitori.

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Non solo figure professionali e alternative, come i direttori finanziari a noleggio: per rilanciare il motore dell'economia italiana, la piccola imprenditoria, servono anche nuovi strumenti di finanziamento.
Per venire in soccorso alle moltissime imprese senza liquidità una soluzione potrebbe essere quella di facilitare i rapporti tra cliente e fornitore, senza l’intermediazione bancaria.
In presenza di uno spaventoso credit-crunch (la stretta dei prestiti da parte degli istituti) i buyer delle grandi aziende hanno capito la necessità di sostenere e proteggere i loro buoni, seppur piccoli, terzisti.
I soldi che girano sono meno rispetto al passato, pertanto il credito deve tornare a essere di tipo “mercantile” e non bancario.
SISTEMA CHE SI AUTO-FINANZI. Bisogna mettere in moto un sistema che auto-finanzi in modo intelligente filiere di sub-fornitori, fornitori e grandi clienti con un livello di rischio attenuato da flussi commerciali veri e non finanziari.
Come facevano i primi banchieri della storia.
Questo è la cosiddetta Supply Chain Finance.
MEGLIO DELLE BANCHE. In altri termini, se una piccola impresa che produce borse per firme come Gucci o Prada non può accedere al credito, deve chiedere direttamente ai suoi grandi committenti - sempre Gucci o Prada - di ottenere i pagamenti magari 30-60 giorni prima della scadenza convenuta in cambio di uno sconto sul prezzo del 2%.
Soluzione sicuramente più conveniente rispetto a un finanziamento per anticipo fatture che elargirebbe un istituto di credito, con interessi mediamente del 5-6%.
Mediamente i clienti con fatturati importanti accettano l’accordo: a certi livelli i terzisti vengono selezionati con dure prove e criteri rigidi.
RICADUTE IN FUTURO. Il buyer che non scende a patti con loro potrebbe avere ricadute in futuro, potrebbe perdere, per esempio, la fornitura di prodotti di eccellenza e di alta qualità, caratteristiche che poi contraddistinguono le griffe citate e in generale il Made in Italy.
Non solo: molte grandi imprese hanno addirittura creato le loro società di factoring (un contratto con il quale un soggetto fornisce a un’azienda un insieme di servizi che riguardano la gestione, l’amministrazione del credito nonché la concessione di anticipo del denaro prima della scadenza) e, attraverso il cosiddetto reverse-factoring, anticipano, appunto, le fatture dei loro piccoli fornitori a tassi di interesse estremamente competitivi rispetto a quelli bancari, guadagnando anche dal punto finanziario con un bassissimo rischio.
Parliamo di tanti soldi: secondo uno studio della Banca d’Italia, infatti, il mercato delle fatture anticipabili potrebbe essere stimato in circa 500 miliardi.
SISTEMI WEB SEMPLICI. Esistono, infine, delle piattaforme di invoice-financing nelle quali quegli stessi crediti e fatture sono comprati, invece, da investitori istituzionali (non bancari) dotati di sistemi web di semplice utilizzo e soprattutto con risposte rapide: siamo ben lontani dai mesi che chiede la banca per autorizzare un aumento di fido o uno nuovo.
Canali che rendono liquidi crediti per centinaia di milioni di euro delle piccole imprese con grandi clienti.
Questo metodo di finanza alternativa negli Usa esiste da anni e si è consolidato su un giro di miliardi di dollari, ma è ben radicato anche nei Paesi anglosassoni e del Nord-Europa.
Ora, fortunatamente, anche l’Italia si sta aprendo a questo mercato.
L'ORA DI RIVOLUZIONARCI. Rivoluzioniamoci. Anche perché è in arrivo un'altra fregatura per le piccole imprese e si chiama “Assicurazione contro i rischi dei crediti commerciali”, un business alternativo per le banche che rivoluziona anche le leggi macroeconomiche.
Ma ne parleremo la prossima settimana.

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