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RECESSIONE 17 Novembre Nov 2015 1100 17 novembre 2015

Finlandia, la 'Grecia scandinava' che minaccia l'euro

Pil giù. Disoccupazione al 10%. E Nokia 'uccisa' da Apple. La Finlandia è in crisi. Soluzione? Uscire dalla moneta unica nel 2016. Bruxelles teme un referendum.

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La sede finlandese di Nokia.

La “Tigre nordica” di un tempo si è trasformata nella ”Grecia scandinava”.
E come tale potrebbe far implodere l’euro.
Nel 2005 Helsinki, prima città a essere interamente cablata, era un modello per tutto il mondo.
E la Finlandia galleggiava su un mare di danaro garantita dalla Nokia e dalla produzione della carta.
Poi è arrivato il mercato o, come ha detto l’ex premier, la Apple che «con l’iPhone ha ucciso Nokia e iPad ha ucciso l’industria della carta».
RECESSIONE PROFONDA. Adesso il Paese è in profonda recessione, anche perché sono stati congelati i business verso la Russia.
E proprio come avviene ad Atene, l’opinione pubblica è stata inghiottita in uno sterile dibattito tra i sogni di uscita dalla moneta unica e il tentativo di introdurre misure di rigore, che poco si confanno a una nazione storicamente socialista.
Il parlamento ha annunciato che all’inizio del 2016 è pronto a discutere ufficialmente se, e come, uscire dall’euro.
FILO EUROPEI IN CALO. Una decisione spinta anche dalla raccolta di firme per una consultazione della moneta unica, che ha già visto aderire migliaia di persone.
Per la cronaca, stando all’Eurobarometro, il 64% dei finlandesi si dicono ancora filo europei (a ottobre però erano il 69%), eppure tutti guardano con invidia alle vicine Svezia (che ha mantenuto la corona) e Norvegia (che non è nemmeno nella Ue).
L'EURO SI PRENDE LE COLPE. Nelle strade di Helsinki tutti ripetono che se negli anni della crisi a Stoccolma e a Oslo l’economia è cresciuta dell’8%, il Pil finlandese ha perso sei punti e la disoccupazione è arrivata al 10% (quella giovanile al 22,7).
Ergo, la colpa è dell’euro.

Il 2015 è destinato a chiudersi con un modestissimo +0,3%

La bandiera della Finlandia e quella dell'Ue. Bruxelles teme un'uscita di Helsinki dall'euro.

Intanto a Bruxelles sono molto preoccupati.
E nelle ultime previsioni sull’area non lo nascondono: «Dopo tre anni di recessione l’economia finlandese ha iniziato a riprendersi nella prima metà di quest’anno e la crescita dovrebbe rafforzarsi nel 2016».
Ma l’anno è destinato a chiudersi con un modestissimo +0,3%, per poi salire allo 0,7 fra 12 mesi e all’1,1 nel 2017.
MA IL PAESE È VIVO. La Finlandia, nonostante i dati economici, è tutto altro che un Paese in catalessi.
Il motore propulsivo del Paese ha lanciato il progetto per la costruzione della prima discarica nucleare permanente al mondo, progettata per immagazzinare scorie per un periodo di 100 mila anni (progetto per la verità criticato da alcuni scienziati, preoccupati che una glaciazione possa mettere a rischio la tenuta stagna del sito).
La stampa tecnologica di tutto il mondo ha plaudito al nuovo sistema di Emoji per pubblicizzare al turismo locale.
La più grande fiera high tech dedicata alle startup, Junction, si tiene qui.
RISCHIO DI EFFETTO DOMINO. Proprio per tutto questo a Bruxelles guardano con grande timore a un possibile referendum sull’euro in Finlandia.
Temono che sia la valvola di sfogo per un Paese che reclama dignità e condizioni di vita adeguate per chi è abituato a un welfare generoso.
E se lo fanno loro, come impedirlo in Stati più poveri e tartassati dal rigore imposto durante la crisi dalle ricche e virtuose nazioni del Nord?

Il premier introduce un nuovo pacchetto di austerity

Juha Sipila.

A creare più confusione il quadro politico del Paese.
Il referendum è stato presentato dal deputato finlandese ed ex ministro degli esteri, Paavo Vayrynen, personalità molto conosciuta nel Paese.
IN ARRIVO PIÙ TASSE. La consultazione non scalda il premier liberale Juha Sipilä del partito di centro, vero vincitore delle elezioni del 19 aprile, che è appoggiata dai centristi del partito di coalizione nazionale e dagli euroscettici dei Veri finlandesi.
Sipilä è infatti impegnato su un fronte non meno duro: introdurre un pacchetto di austerity che prevede più tasse, il taglio degli straordinari e delle ferie.
SCIOPERO DURO. A settembre 2015 ha dovuto incassare lo sciopero generale più duro che la storia locale ricordi.
Ci sono quindi tutti le condizioni perché l’unità nazionale si rinsaldi uscendo dall’euro.

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