La Tour Eiffel splende ancora
INTELLIGENCE 20 Novembre Nov 2015 0800 20 novembre 2015

Chi fa gli affari col contro-terrorismo anti-Isis

Londra investe 2 miliardi di sterline nella lotta ai cyber pirati. Il francese Pillou lancia app di protezione online. Seguendo il colosso Usa Booz Allen. E l'Italia?

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La Tour Eiffel torna a brillare con i colori della bandiera francese. La torre simbolo di Parigi è rimasta spenta per più di due giorni in segno di lutto.

La Francia 'deve' sforare il tetto del deficit/Pil da qui alla fine del decennio per difendersi dopo gli attentati di Parigi.
La Gran Bretagna è pronta a investire quasi 2 miliardi di sterline soltanto per sconfiggere la pirateria online.
L'Italia, cenerentola su questo versante, ha ampliato di 120 milioni i fondi già previsti per l'anti-terrorismo.
L'Unione europea stessa vuole chiudere un occhio sul rispetto dei parametri finanziari per quei Paesi 'costretti' ad aumentare la dotazione delle risorse destinate alla sicurezza.
PRIORITÀ RISCRITTE. Gli attacchi dell'Isis in Europa costringono i Paesi dell'area a rimodulare la loro lotta al terrorismo.
E a riscrivere le priorità finanziarie.
Non più e non soltanto attacchi convenzionali e di risposta nelle centrali del terrore in Medio Oriente o in Africa, ma un'attività di prevenzione con controlli più capillari o blitz simili a occupazioni militari di interi quartieri, dove stanare i terroristi casa per casa. Come è avvenuto a Saint Denis.
LA RETE VA PROTETTA. Nel mirino c'è soprattutto la Rete, collante e architrave di tutte le attività quotidiane.
Lo ha ammesso, senza temere allarmismi, il Cancelliere dello Scacchiere britannico George Osborne, in visita al Gchq, la centrale dei servizi del Regno Unito.
Qui - dove si monitorano conversazioni, si decifrano messaggi e si prova a controllare l'online - il ministro del governo Cameron ha spiegato: «La posta in gioco è altissima. Se il nostro sistema di controllo aereo, la rete elettrica, gli ospedali fossero attaccati online, i danni si conterebbero in vite umane non solo in termini di costo economico».
Da qui la decisione dell'esecutivo di spendere 1,9 miliardi di sterline soltanto contro la cyberpirateria.
1 MILIONE DI APP PER CHAT. Gli attentatori parigini comunicavano tra loro con la chat delle Playstation.
A oggi sono circa un milione i programmi e le applicazioni per comunicare attraverso la Rete.
Di conseguenza il settore della Difesa europea dovrebbe riconvertirsi seguendo il percorso già realizzato in America.
Qui, dopo l'11 settembre 2001, i grandi produttori di armamenti hanno visto nascere una serie di aziende, destinate alla creazione di soluzioni tecnologiche o alla consulenza del Pentagono.

In America il contro-terrorismo dà lavoro a 854 mila persone

In America il colosso Booz Allen fornisce supporto anti-terrorismo ai governi.

Sono piccole startup nate nei garage della Silicon Valley per costruire programmi di intercettazione come giganti dell'advisoring (su tutti Booz Allen) che danno supporto logistico e know-how per migliorare i nuovi armamenti.
Austen Givens, professore dell’università di Utica, ha calcolato nel libro The Business of Counterterrorism che il comparto dà lavoro a circa 854 mila persone, si articola in 10 mila sedi, vanta oltre 2 mila partner industriali e, soprattutto, vale intorno ai mille miliardi di dollari.
L'EUROPA È INDIETRO. In Europa il giro d'affari non raggiunge un decimo.
Ma va da sé che - come avvenuto per Arpanet/internet - dietro il boom di queste realtà americane ci siano le grandissime commesse governative.
Secondo il New York Times il successo della Palantir, società di estrazione ed elaborazione dati che a Wall Street vale 15 miliardi di dollari, è legato ai fondi della Cia.
Booz Allen ha anche fatto uno spin-off per creare una struttura (Booz Allen Hamilton) che lavora soltanto per i governi.
PILLOU CHIEDE UN FONDO. Proprio a Parigi, all'indomani degli attentati, Jean-François Pillou, rampante imprenditore dell'online e fondatore del sito CommentCaMarche (ora finito nel perimetro del grupppo editoriale Havas/LeFigaro) ha chiesto al governo di creare un fondo chiuso per finanziare lo sviluppo delle applicazioni contro il terrorismo.
Ben sapendo che i maggiori guardagni si registrano proprio con lo sviluppo e la manutenzione dei prodotti.

All'Italia manca un centro elaborazione dati

Gioacchino Genchi, ex consulente informatico della Procura di Catanzaro.

Partendo da tutto questo, si capisce meglio lo stato dell'arte in Italia.
Il nostro Paese affianca all'attività di analisi d'intelligence anche una diplomazia che, con non poche ambiguità, si è sempre mostrata aperta verso tutti gli attori territoriali.
Questi i motivi principali che spiegano perché finora non c'è mai stato un grande attentato.
Ma come chiariva nei mesi scorsi Gioacchino Genchi, «oggi non c'è soltanto la necessità di gestire un flusso di informazioni estrapolate dalle comunicazioni».
NIENTE MONITORAGGIO. L'esperto di informatica e telefonia della polizia che si è sempre occupato di incrociare dati nei grandi processi contro la mafia e la corruzione e che è stato reintegrato nel suo ruolo di funzionario nel 2014, segnala che «l'Italia avrebbe bisogno di un grande Ced, un centro elaborazione dati, come quello che fu creato negli anni del terrorismo. Una piattaforma unica che controlli allo stesso i movimenti, le transazioni finanziarie o i passaggi aereoportuali, che non sono monitorati come in America».
PIÙ TELEPASS E POS. Accanto a software per intercettare dati e comunicazioni criptate, l'Italia deve sviluppare e vedere la diffusione di attività più semplici come il Telepass autstradale o i pagamenti via Pos, che possono garantire un controllo più capillare sui movimenti dei singoli.
Da qui si capisce quanto è più difficile l'attività di intelligence e prevenzione nel nostro Paese.
Prima degli attentati francesi il governo Renzi aveva deciso di tagliare di 74 milioni il comparto di sicurezza, garantendo però 300 milioni di euro per il rinnovo dei contratti delle forze dell'ordine.
Adesso il premier ha promesso di rivedere i tagli e di inserire in manovra circa 120 milioni in più per le attività contro il terrorismo.
SERVONO PIÙ SOLDI. Ma gli esperti dicono che servono più soldi in un Paese che deve trovare quattrini sia per incrementare gli stipendi delle forze dell'ordine (fermi da cinque anni per il blocco degli aumenti salariali agli statali) sia per 'riarmare' gli agenti, che avrebbero bisogno di dotazioni più leggere.
Come nel resto d'Europa tocca alle imprese venire incontro alle nuove esigenze. Anche se il mercato è abbastanza rigido visto che la segretezza imposta da questo business finisce per favorire la consolidata esperienza di giganti come Finmeccanica e Beretta.

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