Povertà Assoluta 150715131053
NUMERI DELLA CRISI 23 Novembre Nov 2015 1319 23 novembre 2015

Istat: un italiano su quattro a rischio povertà

Pericolo esclusione per il 28%. Al Sud dato al 46%. Redditi e cibo, resta l'allarme.

  • ...

Oltre una persona su quattro in Italia è a rischio povertà o esclusione sociale.

Oltre una persona su quattro in Italia è a rischio povertà o esclusione sociale.
Si tratta del 28,3% della popolazione, secondo la stima dell'Istat sul 2014, un dato stabile rispetto al 2013.
In particolare il 19,4% è a rischio povertà, il 12,1% vive in famiglie a bassa intensità lavorativa e l'11,6% in famiglie gravemente deprivate.
Nonostante quest'ultima categoria diminuisca per il secondo anno consecutivo (il minimo dal 2011) i dati restano allarmanti.
UNA FAMIGLIA SU DUE SOTTO 2 MILA EURO. Una famiglia su due in Italia percepisce un reddito netto mensile non superiore a 2.026 euro nel 2013. L'Istat rileva infatti un reddito mediano di 24.310 euro l'anno, che scende a 20.188 euro al Sud (circa 1.682 euro mensili). Ancora grave la condizione dei genitori soli e delle famiglie con almeno tre minori.
Una settimana di ferie all'anno lontano da casa è un miraggio per il 49,5% mentre una spesa imprevista pari a 800 euro è insostenibile per il 38,8%.
NIENTE PASTI ADEGUATI PER 6 MLN DI PERSONE. Le persone che non possono permettersi un pasto proteico ogni due giorni sono scese dal 13,9% al 12,6% ma restano oltre 6 milioni di italiani che vanno ben oltre il rischio di povertà e non hanno denaro a sufficienza neanche per alimentarsi adeguatamente.
PROFONDA DISTANZA TRA NORD E SUD. Nel Mezzogiorno è a rischio povertà o esclusione il 46,4% delle persone nel 2014 (dal 48% del 2013). Rimane profonda la distanza dal Nord Italia, dove la quota cala al 17,3% della popolazione, e dal Centro (22,8%).
Il 20% più ricco delle famiglie residenti in Italia percepisce il 37,5% del reddito totale, mentre al 20% più povero spetta solo il 7,7%.
DATI SUPERIORI ALLA MEDIA EUROPEA. Il dato dell'Italia (28,3%) è superiore di quasi quattro punti percentuali a quello medio dell'Unione europea, pari al 24,4% nel 2014.
Il valore italiano è inferiore solo a quelli di Romania (40,2%), Bulgaria (40,1%), Grecia (36,0%), Lettonia (32,7%) e Ungheria (31,1%) e su livelli vicini a quelli di Spagna (29,2%), Croazia e Portogallo.

Correlati

Potresti esserti perso