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AZIENDA 26 Novembre Nov 2015 1840 26 novembre 2015

Ferrovie dello Stato, le sfide del nuovo management

Rottamato l'intero cda. Mazzoncini in pole. Privatizzazione e rete: cosa c'è in agenda.

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Ferrovie dello Stato verso la privatizzazione.

A piazza della Croce Rossa ormai non si poteva neanche convocare il consiglio di amministrazione per deliberare lo spin off delle attività logistiche.
Il muro di silenzio tra il presidente Marcello Messori e l'amministratore delegato Michele Maria Elia aveva bloccato ogni attività.
Una situazione ormai imbarazzante persino per i loro collaboratori.
Anche per questo Matteo Renzi ha 'rottamato' il cda di Ferrovie.
SISTEMA SPAZZATO VIA. Il premier, 'costringendo' i nove membri alle dimissioni, non ha soltanto voluto riportare a Palazzo Chigi il pallino decisionale sulla privatizzazione di Fs, ma ha anche spazzato un sistema che intorno a Mauro Moretti ha avuto pieno potere a piazza della Croce Rossa.
Non a caso lo stesso Michele Mario Elia ha visto la sua carriera nella compagnia seguire pari passo quella dell'attuale numero uno di Finmeccanica.
MAZZONCINI CE LA FARÀ? Adesso c'è da capire se il renziano Renato Mazzoncini, in pole position per guidare la società, è in grado di realizzare i progetti cari al premier e gestire - lui ad di Busitalia (controllata di Fs per il trasporto su gomma) e in passato capo azienda in Toscana - la privatizzazione di una macchina così complessa.
Tanti, troppi sono i nodi ai quali deve rispondere. E, paradossalmente, il più complicato non è neppure l'Ipo, l'offerta pubblica iniziale.

Rebus privatizzazione: sfida Padoan-Delrio

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan vorrebbe portare in Borse Ferrovie entro la prima metà del 2016.
E deve incassare almeno 5 miliardi, visto che l'Unione europea gli impone di recuperare nello stesso anno con le dismissioni almeno 10 miliardi.
E per farlo serve che l'Ipo riguardi l'intero perimetro della compagnia (i servizi di alta velocità e quelli regionali, il patrimonio immobiliare, la rete Av e quella storica).
INFRASTRUTTURA PUBBLICA? Il titolare dei Trasporti Graziano Delrio invece vuole mantenere l'infrastruttura sotto l'ombrello pubblico.
E non vorrebbe portare sul mercato neppure la parte di attività che garantisce i treni ai pendolari.
Per mesi è andato avanti lo scontro tra i due ministri e alla fine Renzi ha fatto prevalere Delrio, che non è neppure 'l'azionista' di Fs.
FS MOTORE DEL PAESE. Dal suo inner circle fanno notare che il premier è favorevole alla privatizzazione, ma vede in Ferrovie un campione nazionale da non indebolire, che può essere un importante motore in un Paese dove mancano le infrastrutture basilari su una delle dorsali italiane.
Non a caso qualcuno fa notare che l'uomo scelto da lui, Mazzoncini, da numero uno di Busitalia ha iniziato un'opera di concentrazione delle società di trasporto locale: nel 2012 conobbe Renzi proprio contrattando l'acquisto della Linea tranviaria fiorentina.

Incognita sul futuro della rete: cosa andrà sul mercato?

Il premier Matteo Renzi.

Nel decreto ministeriale che avvia l'iter della privatizzazione di Ferrovie si dice soltanto che il 40% della compagnia è in vendita.
Cosa andrà sul mercato, non si sa.
A domanda, Delrio ha aggrottato le ciglia e risposto: «Vedremo nelle prossime settimane».
NODO DISMISSIONI. Ferrovie, attraverso Rti, controlla sia la rete storica (dove viaggiano i treni per i pendolari) sia quella ad Alta velocità.
Se l'obiettivo è quello di mantenere pubblica l'infrastruttura, l'azionista Tesoro ha due strade: o dismettere un ramo o rami del gruppo (Trenitalia, Grandi stazioni) oppure quotare tutta la holding senza Rfi.
In questo caso deve fare prima uno spin off di Reti ferroviarie (come quello che ha visto Eni e Enel perdere rispettivamente Snam Retegas e Terna) poi riconoscere un indennizzo alla controllata che non sarebbe inferiore ai 35 miliardi di euro.
PADOAN SCETTICO. Anche mettendo in campo la Cassa depositi e prestiti (Cdp) quest'operazione sarebbe troppo onerosa per il governo.
Senza contare che Padoan, da mesi, ripete che valorizzare Ferrovie senza la dorsale vorrebbe dire portare sul mercato un'azienda che vale meno di un terzo del totale e poco appetibile.
Dalla parte del ministro del Tesoro c'era anche l'ex ad Elia, secondo il quale un ex incumbent senza rete non può contrattare con i suoi concorrenti in Europa l'ingresso nei mercati dell'area Ue.
Dal canto suo Delrio ha replicato che l'Ue vede nel mantenimento della rete sotto l'ombrello pubblico un viatico per garantire a tutti i soggetti l'apertura del mercato.
INDEBITAMENTO A 11 MILIARDI. Più in generale l'azienda ha un indebitamento complessivo, per quanto sostenibile, superiore a 11 miliardi di euro tra pagamenti ai fornitori, operazioni finanziarie e linee bancarie.
Ancora oggi non ha sviluppato l'attività di cargo, deve lottare con gli enti locali che pagano sempre meno e in ritardo le convenzioni per i servizi locali.
E ha un solo asset veramente redditizio: non i treni dell'alta velocità, ma quelli destinati ai pendolari, perché - alla fine - lo Stato contribuisce in maniera determinante al pagamento dei biglietti.

Trasporto pubblico locale: una gallina dalle uova d'oro

Graziano Delrio, ministro alle Infrastrutture.

Per il 2016 Matteo Renzi ha promesso che non ci saranno tagli ai trasferimenti delle Regioni, che per lo più si scaricano sul trasporto pubblico locale.
Ma dall'inizio della crisi Ferrovie si è vista decurtare circa un miliardo su questo versante.
In quest'ottica Renato Mazzoncini sarebbe l'uomo giusto al posto giusto.
IDEATORE DELL'ACCORPAMENTO. L'ex ad di Busitalia è tra quelli che hanno ideato il sistema che ha visto accorpare le compagnie locali controllate dai Comuni e i servizi locali di trasporto targati Fs.
Una strategia che è servita non poco ad accrescere la moral suasion di Ferrovie a livello locale e a salvaguardare il business più sicuro di Enel.
E che in questi anni (tra rinnovo dei vagoni e manutenzione) ha fatto girare più soldi di quanto abbiano fatto i nuovi progetti per l'Alta velocità.

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