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AZIENDE 27 Novembre Nov 2015 1600 27 novembre 2015

Fusione Pfizer-Allergan, Scaccabarozzi: «Fisco più favorevole per fare ricerca»

Pfizer trasloca in Irlanda. Il presidente di Farmindustria Scaccabarozzi: «Manovra per aumentare la liquidità, ma solo così è possibile sviluppare nuovi farmaci».

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La sede della Pfizer a New York.

Un colosso globale da 160 miliardi di dollari.
L'unione tra Pfizer e Allergan, ufficializzata lunedì 23 novembre, darà vita nel 2016 alla casa farmaceutica più grande del mondo.
Pfizer lascerà gli Stati Uniti per l'Irlanda, dove potrà usufruire del regime fiscale più favorevole di cui gode già il nuovo partner, che assume tecnicamente il ruolo di acquirente in un accordo strutturato come una fusione inversa. Proprio su questo aspetto si sono scatenate le critiche e le polemiche d'Oltreoceano.
PFIZER IN FUGA DAL FISCO USA. Cambiando domicilio fiscale, Pfizer diventa residente in Irlanda e allunga la lista delle aziende americane che vanno all'estero per pagare meno tasse, definite dal presidente americano Barack Obama «non patriottiche». Anche Hillary Clinton, candidata democratica alla Casa Bianca, è intervenuta sulla questione, affermando che «non possiamo ritardare» misure che impediscano la fuga delle imprese, mentre Bernie Sanders, lo sfidante di Hillary, ha chiesto a Barack Obama di bloccare l'accordo.
VANTAGGI IN RICERCA E SVILUPPO. L'operazione farà perdere agli Stati Uniti uno dei suoi marchi più conosciuti, basato nel Paese da più di 165 anni, ma non è detto che per i consumatori globali e per il settore farmaceutico nel suo complesso si riveli un male. Anzi.
A spiegarlo per Lettera43.it sono Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, e Gianmario Mocera, responsabile sanità di Federconsumatori.
«La fusione tra Pfizer e Allergan dà vita alla più grande concentrazione in assoluto nel campo dell'industria farmaceutica. Nasce un colosso in grado di investire cifre enormi in ricerca e sviluppo, dunque potenzialmente più attrezzato di altri nella creazione di nuovi farmaci», afferma Mocera. «Le grandi case farmaceutiche tendono però più a fondersi che a farsi concorrenza. Un precedente recente è rappresentato dalla fusione tra Sanofi e Aventis. Unendo le loro forze hanno conquistato una posizione dominante sul mercato. Per i consumatori, questa potrebbe non essere una cosa positiva».
FEDERCONSUMATORI: «VIGILARE SULLA CONCENTRAZIONE». Dalla fusione Sanofi-Aventis ci sono state conseguenze negative per le tasche di chi compra i farmaci? «Non abbiamo dati per sostenerlo», risponde Mocera, «ma vogliamo sottolineare un principio: è importante che le autorità antitrust facciano il loro lavoro e valutino attentamente se ci troviamo di fronte a un pezzo di mercato che rischia di finire in mano a quattro o cinque multinazionali. Se dalla fusione di Pfizer e Allergan nascesse un soggetto troppo grande, i trust devono intervenire per ridimensionarlo».

Farmindustria: «Per sviluppare un nuovo farmaco servono 3 miliardi di euro»

Il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi.

Per il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, tuttavia, il rischio di uno scenario in cui pochissime aziende detengono molti brevetti non si pone: «Le aziende in realtà sono ancora tante. Con fusioni e acquisizioni le aziende si specializzano, si concentrano su specifiche aree terapeutiche per non disperdere le proprie energie, lasciando le altre a disposizione dei concorrenti».
Una singola casa farmaceutica, secondo Scaccabarozzi, non può più coprire tutti i campi terapeutici: «La dispersione dei costi e la scarsa produttività vanificano un approccio di questo tipo. Novartis e Glaxo si sono scambiate lo sviluppo dei vaccini e dei farmaci oncologici proprio per affinare la specializzazione. Oggi, per sviluppare un farmaco, servono circa 3 miliardi di euro. Prima di metterlo sul mercato trascorrono 10 anni per lo sviluppo e in commercio ne arriva uno su 10 mila».
TASSE PIÙ BASSE PER AUMENTARE LA PRODUTTIVITÀ. Un contesto che spiegherebbe non solo la finanziariazzazione della farmaceutica, con le aziende che cercano sul mercato capitali freschi da investire, ma anche quelle strategie di posizionamento fiscale così duramtente criticate negli Stati Uniti: «Non sono nella testa di chi ha concluso l'accordo», dice Scaccabarozzi, «probabilmente dietro ci sono anche interessi economici. In ogni caso, per un'azienda farmaceutica, è importantissimo avere più fondi a disposizione da investire in ricerca e quindi in produttività». Per aumentare la possibilità di investire si percorrono tutte le strade, compresa la 'fuga' verso regimi fiscali più favorevoli: «Si tratta di manovre volte anche ad aumentare la liquidità, allo scopo di poter fare nuovi investimenti che devono garantire ritorni adeguati».
SCACCABAROZZI: «NON TEMO RICADUTE SULL'OCCUPAZIONE». Un altro tema riguarda le ristrutturazioni aziendali, che normalmente fanno seguito alle grandi fusioni come quella tra Pfizer e Allergan. Sedi, impianti e forza lavoro vengono razionalizzati, il che spesso porta a dismissioni e licenziamenti.
Gli impianti Pfizer e Allergan in Italia corrono dei rischi? «In questo momento mi risulta difficile vederli», risponde Scaccabarozzi. «Quando due società si mettono insieme cercano sinergie per ottimizzare tutti i processi. Io però non mi aspetto conseguenze negative in Italia, un Paese in cui il settore farmaceutico è trainante. Naturalmente, di fronte a fusioni di questa portata, gli investitori stanno a guardare. Se il nostro Paese darà stabilità al settore, prima di disinvestire, ci penseranno bene. Se invece il sistema non garantirà regimi di stabilità o di opportunità a chi fa il nostro lavoro, potrebbero anche prendere decisioni diverse».

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