DOSSIER 29 Novembre Nov 2015 1745 29 novembre 2015

Vaticano, il peso politico-economico delle lobby

Lo Ior. I tesori nascosti dell'Apsa. I beni da 1 miliardo dell'Opus dei. Le mani di Cl. Mappa dei gruppi di pressione nella Chiesa. Che influenzano le riforme del papa.

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La basilica di San Pietro a Roma.

La guerra interna al Vaticano dopo l’arresto di monsignor Luis Angel Vallejo Balda, segretario dell'ufficio del revisore dei conti, e della 'pierre' Francesca Immacolata Chaouqui rivela che al centro di Vatileaks 2 c'è il peso preminente di lobby economiche e politiche nella Santa sede.
OMBRE DIETRO LE QUINTE. Le ombre che si stagliano dietro le quinte di questa vicenda sono da una parte lo Ior, la banca Vaticana, balzata nuovamente all’attenzione delle cronache per il dirottamento a favore dell'appartamento del cardinal Tarcisio Bertone (già connesso a Vatileaks 1) di fondi destinati a bimbi con handicap, e l’Opus dei.
Ma le lobby in Vaticano non si limitano solo alle due citate.
È quindi il caso di analizzare alcuni dei principali gruppi di pressione economico-politico e il loro effettivo peso.

Lo Ior: la 'banca del papa' con 86 milioni di utili nel 2012

La sede dello Ior, la banca vaticana.

Città del Vaticano (con 800 abitanti e disposta su circa 441 mila metri quadrati), possiede le seguenti istituzioni finanziarie: l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica (Apsa), la Banca centrale del Vaticano, il ministero dell’Economia e lo Ior, l’Istituto per le opere religiose, il quale non è responsabile né verso la Banca centrale del Vaticano né verso il ministero dell’Economia.
FUNZIONA CON TRE CDA. Funziona in modo indipendente con tre consigli di amministrazione: uno con cardinali di alto livello, un altro composto da banchieri internazionali che collaborano con impiegati della Banca vaticana e per ultimo un cda che si occupa degli affari giornalieri.
Il suo ruolo, recita l’art. 2 dello statuto, è «provvedere alla custodia e all'amministrazione dei beni mobili e immobili trasferiti o affidati allo Ior medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e carità».
SANTO PADRE «UNICO AZIONISTA». Secondo quanto detto da padre Thomas J. Reese a Inside the Vatican «lo Ior è in un certo senso la Banca del papa, che è il solo e unico azionista. Lo possiede, lo controlla».
Il suo patrimonio, rivela un rapporto annuale del 2013 relativo al 2012 - anno tutt’altro che roseo per l’Istituto, segnato da Vatileaks 1 e dal licenziamento del presidente, Ettore Gotti Tedeschi - reso pubblico per la prima volta dopo 125 anni di attività e a seguito di scandali, riportava un utile di 86,6 milioni di euro, quadruplicando gli utili dell’anno precedente chiuso con 20,2 milioni di euro.
ORO E METALLI PER 41,3 MILIONI. A questa cifra andavano aggiunti i 57 milioni iscritti al bilancio della Santa sede per contribuire alla missione papale.
La banca, rivelava il bilancio, possedeva ampia disponibilità di oro e metalli preziosi per 41,3 milioni, e una quota di una società immobiliare italiana.
Nel luglio 2014 l’Espresso riportava la relazione segreta della Cosea, l’ex Commissione referente sull’organizzazione della struttura economica del Vaticano, che documentava come «le varie istituzioni vaticane gestiscono i propri asset e quelli di terzi a un valore dichiarato di 9-10 miliardi di euro, di cui 8-9 miliardi in titoli, e uno di immobiliare».

L’Apsa: tesori in giro per l'Europa mai rendicontati

Il cardinale Domenico Calcagno, presidente dell'Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica (Apsa).

Analizzando il bilancio dell’Apsa e le note confidenziali del neopresidente dello Ior Jean Battiste de Franssu, il settimanale l'Espresso spiegava che buona parte del tesoro è nascosto all’Apsa, che, a differenza dello Ior, non ha mai pubblicato i suoi conti, un tesoro immenso che ammontava nel 2013 a 342 milioni.
Sparso in giro per l'Europa.
IMMOBILI IN FRANCIA. In Francia l’Apsa controlla alcuni tra i più prestigiosi immobili della zona, come la Sopridex Sa, con attività iscritte a bilancio per 46,8 milioni di euro.
In Svizzera 10 società, come la Diversa Sa, l’Immobiliere Sur Collonge e l’Immobiliere Florimont, che con Profima Sa, gestiscono proprietà e terreni nella confederazione e in mezza Europa per un totale di 18 milioni.
GB, ATTIVITÀ PER 38 MILIONI. In Inghilterra la British Grolux Investments Ltd, fondata nel 1933, che gestisce a Londra attività per 38,8 milioni, inclusi negozi di lusso in New Bond Street.
E in Italia, oltre a Propaganda Fide, l’Apsa controlla società come Sirea e Leonina, che valgono oltre 16 milioni.
INVESTIMENTI: 475 MILIONI. Ma quello del portafoglio investimenti in euro ha superato i 475 milioni, a cui bisogna aggiungere titoli per 137 milioni di dollari, 33 milioni di sterline e 17 milioni di franchi svizzeri. Cioè più di un miliardo di euro.

L’Opus dei: da un umile inizio a beni per 1 miliardo di dollari

Villa Tevere è la sede dell'Opus Dei. Si tratta di una prelatura personale della chiesa cattolica, l'unica esistente nell'ordinamento canonico. Fu fondata nel 1928 dal sacerdote spagnolo Josemaría Escrivá de Balaguer per «diffondere il messaggio che il lavoro e le circostanze ordinarie sono occasione di incontro con Dio e di servizio nei confronti degli altri, per il miglioramento della società». La forte autodisciplina e alcuni aspetti di riservatezza ne hanno fatto la protagonista di molte trame e ipotesi di complotto.

La prelatura della Santa Croce e Opus dei, fondata nel 1928 da san Josemaría Escrivá per «diffondere il messaggio che il lavoro e le circostanze ordinarie sono occasione di incontro con Dio e di servizio nei confronti degli altri, per il miglioramento della società», è uno dei più potenti gruppi di pressione cattolici a cui sono legati personalità del Vatileaks 2.
HA QUASI 90 MILA MEMBRI. Gruppo elitario dentro la Chiesa - con quasi 90 mila membri - l’Opus dei, da un umile inizio, è arrivata ad amministrare beni che le autorità elvetiche stimano in «1 miliardo di dollari, in crescita».
Nel 1974, col crac Sindona (che coinvolse lo Ior, causando perdite fra i 50 e i 250 milioni di dollari), Escrivà fu in grado di provvedere alla copertura del 30% delle spese annue sostenute dal Vaticano per veder riconosciuto all'Opus dei il privilegio di essere 'prelatura personale', nonostante le riserve di Paolo VI.
GIRO DA 30 MILIONI AL MESE. Con una rete che copre mezzo mondo, che nel 1984 copriva una cinquantina di Stati, l’Opus dei gestisce un giro d'affari che si aggira, mensilmente, intorno ai 30 milioni di dollari.
Nel 2013 arrivò a scontrarsi con un’altra potentissima lobby cattolica, i Cavalieri di Colombo.
Si tratta di un gruppo ultraconservatore nato negli Stati Uniti negli Anni 20, molto radicato, con 1,8 milioni di aderenti nel mondo, e che ha espresso addirittura fra i suoi membri John F. Kennedy e Ted Kennedy, il cui leader, Carl Anderson, era tra i membri più importanti dello Ior, nelle cui redini è trainato un ingente patrimonio assicurativo.
L'oggetto del contendere era la gestione della banca vaticana.

Gotti Tedeschi: l'influente ex presidente Ior

L'ex banchiere del papa Ettore Gotti Tedeschi.

Concorrevano il leader dei Cavalieri di Colombo e Ronaldo Hermann Schmitz, proveniente dalla Deutsche Bank, supportato da Gotti Tedeschi, dell’Opus dei, che controllava l’Istituto.
Gotti Tedeschi, presidente uscente, era un uomo molto influente: nel 1993 presiedette la filiale italiana del Banco Santander; nel 2008 fu chiamato nel governativo del Vaticano e nel 2009 nominato presidente dello Ior, dimessosi nel 2012; sempre dal 2009 era nel cda della Cassa depositi e prestiti, nominato dall’allora ministro Giulio Tremonti.
FINANZIERE DI PESO. Fortissimo il giro d’affari: era nella presidenza della F2i, azionaria di varie società di rilievo in Italia e finanziata dal governo, gestendo il 17% del gas italiano ed essendo socia al 40% della Iren Spa in Mediterranea delle Acque Spa, società idrica fra le importanti in Italia, controllando anche il 61% delle comunicazioni di Metroweb e arrivando ad acquisire quasi il 30% dei trasporti della Sea, che controlla gli aeroporti di Milano.
DUE INCHIESTE SU DI LUI. Su di lui gravano due inchieste: nel marzo 2012 la procura di Roma indagò su di lui per riciclaggio, e le sue testimonianze riveleranno che nel 2009 il maggior collante era un conto aperto preso JP Morgan, dove in un solo mese transitò un miliardo di euro.
Successivamente, nel maggio 2012, il “banchiere di Dio” fu indagato dalla procura di Napoli per il caso Finmeccanica, sempre per corruzione e riciclaggio.
LA SPUNTÒ L'OPUS DEI. Nello scontro fra Opus dei e Cavalieri di Colombo per il controllo dello Ior inizialmente la spuntò la prima lobby, e fu nominato Schmitz, anche se nel febbraio 2014, col consenso di Benedetto XVI, la Commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior nominò alla presidenza Ernst von Freyberg, per gestire in maniera trasparente gli affari per dare lustro all’Istituto, seguito dal francese de Franssu, tutt’ora presidente.

Comunione e liberazione: affari da 70 miliardi l'anno

Mario Mauro, Maurizio Lupi, Roberto Formigoni e don Luigi Giussani, fondatore del movimento di Comunione e Liberazione.

Questo movimento ecclesiale, fondato dal sacerdote e teologo Luigi Giussani negli Anni 50-60, è una delle lobby politico-economiche più importanti del Paese, con 300 mila aderenti, che ha a poco a poco fatto sentire il suo peso fin dagli Anni 70, dalla Dc col Movimento popolare di Formigoni, in seguito presidente della Regione Lombardia, poi col centrodestra, esprimendo anche ministri come Maurizio Lupi e Mario Mauro, di Forza Italia, o Rocco Buttiglione dell’Udc, o supportando anche il centrosinistra (Pierluigi Bersani, Enrico Letta, Matteo Renzi e Francesco Rutelli).
TUTTO «RUOTA SUI SOLDI». Nel 2006 il giornalista e saggista Ferruccio Pinotti parlò di Cl come della lobby di Dio, spiegando come - a partire dal celebre Meeting di Rimini che si tiene ogni estate - tutto «ruota attorno ai soldi» e al legame con la politica.
La Lombardia del centrodestra è il laboratorio privilegiato di Cl, dove, anziché «privatizzare il pubblico, si statalizza il privato, centralizzandone il controllo».
LEGAMI CON LA POLITICA. Il tutto in nome della sussidiarietà, per delegare nuove funzioni all’associazionismo dato che tale modello, scrive Pinotti, «rappresenta la mano dello Stato sul mercato, che non si limita a regolare, ma determina i vincitori stroncando la concorrenza», dove «l’iniziativa privata non è solo indirizzata: i soggetti in campo sono scelti dalla politica», ovviamente a favore di Cl.
IN ITALIA 35 MILA AZIENDE. Gli affari ciellini sono coordinati dalla Compagnia delle Opere, che riunisce in Italia 35 mila aziende e più di mille organizzazioni non profit, un giro d’affari di circa 70 miliardi l’anno, come nel settore del terziario - si veda cooperativa 'La Cascina' -, nell’editoria, nel settore ospedaliero, facilitando, riportava Il Fatto Quotidiano nell’agosto 2011, le nomine dei primari negli ospedali pubblici in quota Cl e concentrando quelle private in mano alla citata Compagnia.
MANI SULLA SANITÀ LOMBARDA. Infatti, sosteneva l’ex governatore lombardo al Corriere della Sera l’11 dicembre 2010, «i manager della sanità devono essere in sintonia politica con la Regione», ergo, con Cl.
Eugenio Scalfari scriveva: «Un sistema di potere come quello di Formigoni […] non esiste in alcun punto del Paese. Negli ospedali, nell’assistenza, nell’università, tutto è diretto da quattro-cinque persone».
Il tentativo di modernizzazione del Vaticano da parte di papa Francesco cozza con queste e altre lobby, che hanno un grande peso sia nella Santa sede sia nella vita italiana, condizionando anche i precedenti pontificati, non sempre positivamente.
Fra questi gruppi e i vertici della Chiesa si è creato nei decenni un rapporto sinergico. Ergo, il rinnovamento passa dal ridimensionamento delle lobby. Ecco il dilemma di papa Francesco.

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