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ANALISI 30 Novembre Nov 2015 1534 30 novembre 2015

Iran, parte la corsa all'oro: che occasione per l'Italia

Attesa febbrile per la fine delle sanzioni. Roma si muove. I settori focali? Automotive, rinnovabili, costruzioni e apparecchiature medicali.

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Il vice ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda.

Le missioni delle istituzioni e delle aziende italiane in Iran si moltiplicheranno nel corso del 2016.
È il pensiero del viceministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, che pone sul piatto anche 5 miliardi di garanzie Sace per i business che dovessero scaturire in questi mesi.
Calenda è in questi giorni a Teheran alla guida di una delegazione economica composta da 370 partecipanti, 181 aziende, 12 istituti di credito, 22 associazioni imprenditoriali, accompagnato anche dai vertici di Confindustria, Ice, Sace e ambasciata d'Italia.
QUATTRO SETTORI FOCALI. Quattro i settori focali: automotive, energie rinnovabili, materiali per le costruzioni, apparecchiature medicali.
Numeri importanti quindi, scaturiti certamente dall’accordo epocale sottoscritto il 14 luglio a Vienna sul Joint Comprehensive Plan of Action che dovrebbe regolare in futuro il programma nucleare iraniano. Ma numeri anche dovuti ad una tradizionale ed antica simpatia tra i settori produttivi dei due Paesi, nonostante il recente regime delle sanzioni.
Nel governo italiano si scommette quindi su un futuro positivo nelle relazioni commerciali, industriali e finanziarie tra Iran e il nostro Paese, ma dal 18 ottobre, dopo il cosiddetto Adoption Day, il ticchettio delle lancette di un immaginario orologio ha cominciato a scandire il tempo fino a quello che sarà l’Implementation Day del Jcpa, che dovrebbe cadere nell’ultima decade di gennaio 2016.
TANTI DOSSIER SUL TAVOLO. Non è solo una questione di tempi a rendere particolarmente febbrili i prossimi mesi: sul tavolo numerosi dossier si accavallano e rendono ancora incerto il futuro nonostante gli ottimi propositi. Dai due voti iraniani a febbraio per il rinnovo del Parlamento e la nomina dell’Assemblea degli Esperti, camera fondamentale nella scelta della Guida Suprema, alle vicende siriane ed irachene che vedono coinvolto l’Iran con una stima di più di 20 mila uomini sul terreno; non ultima la massima scadenza elettorale statunitense di novembre, con un’opinione pubblica Oltreceano divisa o impreparata.
Di che comprendere la necessità di accelerare la ripresa e il rilancio nelle relazioni economiche tra Italia e Iran.
Un impegno che, come ha spiegato Calenda, è pienamente condiviso dal presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Rimandata la visita del presidente Rohani

Il presidente dell'Iran, Hassan Rohani.

Purtroppo la visita del presidente Hassan Rohani, che sarebbe dovuto arrivare a Roma il 14 novembre, è stata rinviata a ragione dei tragici attentati di Parigi, e dovrebbe tenersi verso la fine di gennaio, altro appuntamento che andrebbe a cadere nelle settimane dell’implementation.
Secondo tutti gli interlocutori di queste intense giornate di b2b il cambiamento è alle porte e si sta già assistendo ad una accelerazione. Si deve pensare ai 15 voli al giorno che collegano Istanbul a Teheran, debordanti di imprenditori. O ad alcune altre simpatiche anomalie, come il rapporto di amore ed odio per la connettività e i social network cui si assiste nel Paese (Twitter e Facebook sarebbero schermati, ma tutti riescono a farne uso); a detta dei nostri operatori, il mercato rimane complesso per quanto riguarda la telefonia (ad esempio Vodafone è uscita dal mercato) ed alcuni servizi primari.
LE SPERANZE DEGLI IMPRENDITORI STRANIERI. Anche gli alberghi internazionali sono pieni di imprenditori stranieri che sperano di ottenere vantaggi dalla fine delle sanzioni.
Al Parsian Hotel, che ha ospitato la delegazione italiana, campeggia un cartello One billion tourist, one billion opportunities.
Qualcuno ha commentato che gli iraniani venendo da decenni di chiusura non sanno più cosa sia un b2b, una sessione di business talks, una visita on site. Dalle prime reazioni gli imprenditori e le controparti iraniane hanno partecipato con serenità ed entusiasmo ai lavori della gigantesca (e gioiosa) sarabanda italiana.
Prima degli italiani sono arrivati i tedeschi e i francesi, molte sono state le promesse. Dietro le quinte si staglia la presenza di tanti operatori cinesi, indiani, turchi. Alla fila dei controlli all’Imam Khomeini Airport si sono intravisti, tra i vocianti imprenditori italiani, una coppia di timidi intellettuali americani, professori della Pennstate University.
UN'OSPITALITÀ PROVERBIALE. Un’avanguardia? I visti sui passaporti sono stati scrutati lentamente dai poliziotti che finalmente abbozzano un sorriso e sillabano “welcome”. Si sa: l’ospitalità iraniana è proverbiale.
Licia Mattioli, presidente del Comitato Tecnico per l’Internazionalizzazione di Confindustria, ha enumerato una serie di recenti storie di successo dell’imprenditoria italiana. È il caso di un’acciaieria del gruppo Danieli, opera da 420 milioni euro, della joint venture con la Ghadir della Fata (gruppo Finmeccanica) per la realizzazione di una centrale idroelettrica, di un impianto realizzato dalla Imergas di Brescello nei pressi di Teheran per la realizzazion.
Ed infine dell’accordo in esclusiva quinquennale tra la Fiera di Pordenone e quella di Teheran per la realizzazione di importanti manifestazioni, ad iniziare da quella tra il 10 e il 13 di gennaio Contract Made In Italy, eccellente occasione per le piccole e medie imprese dei settori trainanti italiani dell’edilizia, l’arredo, il design.

Aziende francesi e coreane in vantaggio

Il premier Matteo Renzi e il presidente francese François Hollande.

Il venire meno delle sanzioni potrebbe subito favorire i settori italiani dell’energia e quello della componentistica per automobili, nonostante il vantaggio sul terreno delle aziende francesi e coreane per i rapporti tradizionali con le due aziende Khodro e Saipa, così come un interesse già espresso persino dalle big americane del settore.
Cosa si può ancora fare in futuro? Il ministro dell’Industria Mohammad Reza Nematzadeh promette 15 miliardi di investimenti nei settori delle infrastrutture e della edilizia.
UNA VERA CORSA ALL'ORO. Ci sono autostrade, ferrovie, porti, aeroporti, ospedali, alberghi da costruire o rinnovare. Un vera corsa all’oro per le nostre aziende del settore ma gli altri Paesi non stanno ad aspettare: ancora una volta ci sono i cugini d’Oltralpe che si sono mossi in direzione dell’aeroporto internazionale di Teheran.
Dal proprio canto il viceministro Calenda tira dritto e prepara nuove missioni di settore, nel campo delle costruzioni, del fashion, del mobile.
Vediamo quali sono le criticità emerse in questa maratona di due giorni: di tutte le sanzioni e restrizioni, quelle che preoccupano maggiormente le banche sono le aziende del settore finanziario.
Oltre alle problematiche sui swift e bonifici internazionali per quanto riguarda il trasferimento di risorse all’estero, non funzionano le carte di credito e vi sono restrizioni persino sui circuiti internazionali dei Bancomat.
L'INCONTRO TRA LE BANCHE. Nel corso del business forum si è svolto anche un incontro tra 12 banche italiane e 24 iraniane, tra cui la banca centrale: le riflessioni sul futuro non sono certo pessimistiche, ma più prudenti.
Vi è poi il tema della crescita lenta e della penalizzazione a causa del basso costo del petrolio. Così come quello dell’inflazione e della forte presenza della burocrazia.
Non sembra invece preoccupare gli imprenditori italiani il peso nell’economia di fondazioni religiose e/o dei guardiani della rivoluzione.
I loro interessi spaziano dalla sanità alla finanza, passando per l’energia, la petrolchimica, l’industria automobilistica, quella bellica, le infrastrutture e l’edilizia popolare. Uno sparuto gruppo di operatori della Compagnia delle Opere sbarcati a Teheran, sentendo questo catalogo, sogna estatico ed ispirato.

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