Renzi Squinzi 150528192331
QUI VIALE DELL'ASTRONOMIA 1 Dicembre Dic 2015 1032 01 dicembre 2015

Il dopo Squinzi? Le Pmi possono essere decisive

Chi ha ambizioni presidenziali non può trascurare il ruolo della Piccola Industria. L'articolazione più importante di Confindustria.

  • ...

Matteo Renzi e Giorgio Squinzi.

Sarebbe meglio non farlo, ma anche nelle migliori famiglie si rimanda a domani quello che non si riesce a fare oggi: il Comitato etico di Confindustria indicherà «entro gennaio» i saggi che garantiranno la procedura per l'elezione del successore di Giorgio Squinzi.
STALLO TRA I CANDIDATI. I risultati dovranno essere ratificati dal voto del Consiglio generale nella sua riunione di marzo. Quindi, la grande corsa parte ufficialmente due mesi dopo, visto che tutti noi eravamo certi di avere i nomi dei saggi entro la prima settimana di novembre.
Ovviamente, non è un fatto di qualcuno che tarda a fare il suo dovere, ma la diretta conseguenza dello stallo: non ci sono ancora candidati forti e decisi ad andare fino in fondo, tanto è vero che qualcuno dalle parti di viale dell'Astronomia a Roma ha persino pensato a un biennio ponte di presidenza affidato a una sorte di reggente.
CACCIA AL 20% DEI VOTI. Lo stallo tuttavia dipende anche dal fatto che per candidarsi occorre avere uno zoccolo duro pari al 20% dei voti totali dell'associazione, il che significa che serve avere già delle alleanze significative per poter scendere in campo poiché il 20% da solo potrebbe averlo solo un candidato espressione di tutta la Lombardia, peraltro spaccata, o di tutto il Veneto (che sembrerebbe provarci) o di tutto il Lazio (ma non è sicuro che basti).
GARRONE ULTIMA 'NEW ENTRY'. Significa anche che i candidati non potranno essere più di cinque, se ciascuno deve avere inizialmente un quinto della rappresentanza complessiva. Ciò spiega anche perché, dei 16 candidati che si contavano a settembre, di molti si sono perse le tracce.
Anche se, a testimonianza del fascino che la carica mantiene a dispetto di tutte le difficoltà, ogni settimana si parla di un nome nuovo: l'ultimo è quello di Edoardo Garrone, gia presidente dei giovani un decennio fa e vicepresidente dei 'grandi' negli anni successivi.
IL RUOLO DELLA PICCOLA INDUSTRIA. Al di là del gioco dei nomi (a questo punto i candidati faranno di tutto per uscire allo scoperto solo al momento giusto, e cioè in coincidenza con l'effettivo inizio del lavoro dei saggi), due sono oggi gli elementi certi tra i quali gli aventi ambizione presidenziale devono muoversi: il ruolo delle piccole e medie imprese, e quindi della Piccola Industria di Confindustria, e il ruolo decrescente dell'associazione degli imprenditori nel dibattito di politica economica.

La piccola media impresa spinge per un proprio esponente

Alberto Baban.

Il primo punto. Per molte ragioni, e ne abbiamo parlato diffusamente nell'ultimo articolo, la piccola e media impresa non si riterrebbe rappresentata da un grande imprenditore e vuole perciò un proprio esponente al piano più alto di Viale dell'Astronomia.
L'ARTICOLAZIONE PIÙ IMPORTANTE. Ma come si riflette tutto questo nella Piccola Industria, cioè nell'articolazione più importante dell'organizzazione confindustriale visto che essa raggruppa oltre il 95% degli associati?
La settimana scorsa abbiamo letto qualche cronaca spicciola in merito alla riconferma per il prossimo biennio di Alberto Baban alla presidenza della Piccola e al ruolo di Vincenzo Boccia, anch'egli già a capo della stessa.
LE RAGIONI DELLE PMI PRIMA DI TUTTO. Entrambi infatti potrebbero rappresentare le piccole e medie imprese alla presidenza di Confindustria, e quindi sarebbero stati ferocemente contrapposti in occasione della riconferma di Baban: in realtà alcune, poche, schede bianche ci sono state per poi sparire del tutto nella votazione della squadra del fondatore della Tapì.
Ma la corsa alla successione di Squinzi è rimasta totalmente sullo sfondo, con il tacito patto semmai di privilegiare comunque un esponente della piccola e media impresa.
I nomi? Prima le ragioni delle Pmi, poi i nomi, visto che anche Baban e Boccia devono prima trovare l'unità dei propri territori e poi alzare il tiro.
UN MOMENTO CHE RIFLETTE QUELLO DEL PAESE. Il secondo punto. Che la Confindustria non attraversi un gran momento, riflettendo in questo quello del Paese e della sua economia, è stato evidente all'ultima riunione del Consiglio generale della settimana scorsa: un gran numero di presenze, ma poco più di mezz'ora di riunione con solo tre interventi di routine.
Eppure di questioni di cui parlare ce ne sarebbero state eccome, a partire dalle scelte distributive del governo Renzi.
UNA SFIDA PER IL NUOVO PRESIDENTE. Certo, la partecipazione elevata dipende anche dal voler capire chi potrà sostituire Squinzi, ma l'impressione che molti di noi (che possiamo definirci 'semiprofessionisti di Confindustria') hanno è che i professionisti di Confindustria, secondo la definizione di Gianni Agnelli, restano tanti e poco apportano al dibattito interno ed esterno dell'associazione.
Ma la risposta a questo tema dovrà trovarla il nuovo presidente, sempre che egli non ne faccia parte.

Correlati

Potresti esserti perso