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DATI 4 Dicembre Dic 2015 1230 04 dicembre 2015

Italia, Paese in letargo con un sommerso in crescita

Si vive alla giornata. Mentre cresce il nero. Il ritratto di Istat e Censis.

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Droga, prostituzione e contrabbando valgono l'1% del Pil italiano.

In un Paese in letargo, a muoversi è soprattutto il sommerso. Sovrapponendo le fotografie scattate da Censis e Istat, emerge il ritratto di un'Italia che cresce soprattutto in nero, in cui la gente va avanti giorno per giorno e si ingegna per sbarcare il lunario mentre gli affari sporchi continuano a veder lievitare il loro peso.
SOMMERSO DA 206 MLD. Secondo l'Istat, l'economia sommersa e derivante da attività illegali nel 2013 ammonta complessivamente a 206 miliardi di euro, pari al 12,9% del Pil. Il solo valore aggiunto dall'economia sommersa vale circa 190 miliardi di euro, pari all'11,9% del Pil, in aumento dall'11,7% nel 2012 e 11,4% nel 2011.
Quello delle attività illegali (traffico di droga, prostituzione e contrabbando di sigarette) vale circa 16 miliardi di euro, pari all'1% del Pil.
In particolare, il valore aggiunto generato dall'economia non osservata deriva per il 47,9% dalla componente relativa all'attività sotto-dichiarata dagli operatori economici. La restante parte è attribuibile per il 34,7% al valore aggiunto prodotto dal lavoro irregolare, per il 9,4% alle altre componenti (fitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta) e per l'8% alle attività illegali.
NON REGOLARI 3,487 MILIONI DI LAVORATORI. Le unità di lavoro in condizioni di non regolarità sono state stimate in 3 milioni e 487 mila e sono occupate in prevalenza come dipendenti (2 milioni e 438 mila unità, in calo dell'1,2% dai 2 milioni e 467 mila nel 2011).
il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza delle Ula non regolari sul totale, è risultato pari al 15% nel 2013, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al 2011. A incidere è la contrazione dell'occupazione. Nel dettaglio per posizione professionale, le unità dipendenti non regolari sono scese da 2 milioni e 467 mila nel 2011 a 2 milioni e 438 mila nel 2013 (una riduzione dell'1,2%) a fronte di una perdita di 614 mila unità di lavoro regolari (pari a -4,3%). Di conseguenza, l'incidenza del lavoro non regolare è salita tra i dipendenti dal 14,8% del 2011 al 15,2% nel 2013. Per la componente indipendente non regolare, invece, si è registrato nel biennio un lieve aumento: il numero è salito da 1 milione e 46 mila nel 2011 a 1 milione e 49 mila nel 2013 (+0,3%). Questa crescita, unita alla forte diminuzione di unità di lavoro indipendente regolari (-4,2%) ha comportato un incremento significativo dell'incidenza del lavoro non regolare, che è passata dal 13,9% al 14,5%.
COMMERCIO E TRASPORTI TRA I SETTORI PIÙ COLPITI. In alcuni settori l'incidenza sul valore aggiunto dei flussi generati dall'economia sommersa è particolarmente elevata: si tratta di Altri servizi alle persone (32,9% nel 2013), Commercio, trasporti, attività di alloggio e ristorazione (26,2%), Costruzioni (23,4%).
Il peso della sotto-dichiarazione sul complesso del valore aggiunto prodotto in ciascun settore risulta particolarmente elevato nei Servizi professionali (con un'incidenza del 17,5% nel 2013), nelle Costruzioni (14,2%) e nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (13,9%).
All'interno dell'industria, l'incidenza risulta più marcata nelle attività economiche connesse alla Produzione di beni alimentari e di consumo (8,3%) e molto contenuta in quelle di Produzione di beni di investimento (2,7%). Infine, la componente di valore aggiunto generata dall'impiego di lavoro irregolare è particolarmente ampia nel settore degli Altri servizi alle persone (21,7% il peso nel 2013), dove è principalmente connessa al lavoro domestico, e nell'Agricoltura, silvicoltura e pesca (15,4%).

Censis: «Pericolosa povertà di progettazione»

Un uomo davanti a una bacheca con offerte di lavoro.

È invece il Censis a dipingere un letargo esistenziale collettivo e il prevalere del giorno per giorno, ma anche il rilancio del primato della politica e soprattutto uno sviluppo fatto di capacità inventive, individuali e collettive: dinamiche spontanee considerate residuali, ma che prendono sempre più consistenza e da cui può partire la riappropriazione della nostra identità collettiva.
DISEGUAGLIANZE IN CRESCITA. C'è dunque oggi in Italia una «pericolosa povertà di progettazione per il futuro, di disegni programmatici di medio periodo». Prevale una dinamica d'opinione messa in moto da quel che avviene giorno per giorno. È la vittoria della «pura cronaca», che si vede nella «disarticolazione strutturale» del nostro sistema: vincono come al solito l'interesse particolare, il soggettivismo, l'egoismo individuale e non maturano valori collettivi e un'unità di interessi.
Crescono così, come accade ormai da anni, le diseguaglianze, con una caduta della coesione sociale e delle strutture intermedie di rappresentanza che l'hanno nel tempo garantita. A ciò corrisponde una profonda debolezza antropologica, un letargo esistenziale collettivo, dove i soggetti (individui, famiglie, imprese) restano in un recinto securizzante, ma inerziale.
RILANCIO DEL PRIMATO DELLA POLITICA. Per fortuna però, soggiunge il Censis, quest'anno c'è stato un generoso impegno a ridare slancio alla dinamica economica e sociale del Paese attraverso il rilancio del primato della politica, con un insieme di riforme e la messa in campo di interventi tesi a incentivare l'imprenditorialità e il coinvolgimento collettivo nel consolidamento della ripresa.
Ma questo impegno fatica a provocare nel corpo sociale una reazione chimica. L'elemento oggi più in crisi è infatti la dialettica socio-politica: non riesce a pensare un progetto generale di sviluppo del Paese a partire dai processi portanti della realtà ed esprime una carenza di élite.
SVILUPPO FATTO DI CAPACITÀ INVENTIVA. Ciononostante, secondo l'istituto, si va costruendo uno sviluppo fatto di capacità inventiva. Esempio ne sono i giovani che vanno a lavorare all'estero o tentano la strada delle start up, le famiglie che accrescono il proprio patrimonio e lo mettono a reddito (con l'enorme incremento, ad esempio, dei bed and breakfast), le imprese che investono in innovazione continuata e green economy, i territori che diventano hub di relazionalità (la Milano dell'Expo come le città e i borghi turistici), la silenziosa integrazione degli stranieri nella nostra quotidianità.
A ciò si accompagna il nuovo made in Italy che si va formando nell'intreccio tra successo gastronomico e filiera agroalimentare, nell'integrazione crescente tra agricoltura e turismo, nel settore dei 'macchinari che fanno macchinari', vera punta di diamante della manifattura italiana.
IL PAESE CON PIÙ GIOVANI IMPRENDITORI IN EUROPA. L'Italia ha il più ampio numero di giovani lavoratori autonomi tra i principali Paesi europei: sono 941mila (nella classe 20-34 anni), seguiti da 849mila inglesi e 528mila tedeschi.
La vitalità sociale si esprime dunque in questa dinamica spontanea, che però è considerata residuale: un «resto» rispetto ai grandi temi che occupano la comunicazione di massa. Ma il «resto» comincia ad affermare una sua autoconsistenza, ed è da lì che può cominciare a partire la riappropriazione della nostra identità collettiva.

In Italia gli stranieri fanno parte del ceto medio

La condizione degli stranieri regolarmente residenti in Italia è molto diversa da quella che caratterizza le periferie francesi i le innercities londinesi: da noi gli immigrati inseguono una traiettoria verso la condizione di ceto medio, differenziandosi così dalle situazioni di concentrazione etnica e disagio sociale che caratterizzano quelle realtà all'estero.
IMPRENDITORI IN AUMENTO. Tra il 2008 e il 2014, sottolinea l'istituto, i titolari d'impresa stranieri sono aumentati del 31,5% (soprattutto nel commercio, che pesa per circa il 40% di tutte le imprese straniere, e nelle costruzioni, per il 26%), mentre le aziende guidate da italiani diminuivano del 10,6%.
A dimostrazione del cammino veloce verso l'integrazione, un'indagine dell'istituto da cui risulta che il 44% degli italiani ritiene che è cittadino italiano chi nasce sul suolo italiano, per il 33% chi vive in Italia per un certo periodo di tempo minimo (non importa dove sia nato), per il 19% chi ha genitori italiani. Lo ius soli (il diritto di cittadinanza agli immigrati acquisito automaticamente con la nascita in un territorio) è quindi il criterio privilegiato.

Consumi in ripresa con internet e sharing economy

Per la prima volta dall'inizio della crisi la quota di famiglie italiane che nell'ultimo anno hanno aumentato la propria capacità di spesa risulta superiore a quella delle famiglie che l'hanno ridotta (25% contro 21%).
IL 20% HA UN REDDITO INSUFFICIENTE. Allo stesso tempo, però, sfiora il 20% del totale il numero delle famiglie che non riescono a coprire tutte le spese con il proprio reddito.
Gli italiani sono sempre più orientati verso gli acquisti via internet (sono 15 milioni quelli che comprano sul web) e la sharing economy (il 4% utilizza il car sharing, una percentuale che sale all'8,4% tra i giovani), utilizzano l'homebanking e si informano attraverso i nuovi media (hanno incrementato la loro credibilità i social network (33,6%), le tivù all news (31,5%), i giornali online (22,2%) e gli altri siti web di informazione (22%).
PATRIMONIO FINANZIARIO FAMIGLIE A 4 MILA MILIARDI. Rimane forte anche la propensione al risparmio: il patrimonio finanziario degli italiani ammonta a più di 4 mila miliardi di euro, vale a dire circa il doppio del debito pubblico. L'aumento tra giugno del 2011 e giugno del 2015 è di 401,5 miliardi (+6,2%).
Se da una parte si conferma la cautela con l'aumento della liquidità (+6,3% in 12 mesi) e di assicurazioni e fondi pensione (+9,4%), insieme al calo di azioni e partecipazioni, dall'altra crescono i fondi comuni, «segno di un allentamento della morsa dell'ansia».

Sanità peggiora per 4 italiani su 10

Più di quattro italiani su 10 pensano che la sanità stia peggiorando, quota che arriva al 64% al Sud. Più della metà considera inadeguato il Servizio sanitario regionale, ma la percentuale di insoddisfatti si avvicina all'83% nel Mezzogiorno.
COSTI IN CRESCITA. Colpa di costi che crescono e tempi di attesa che non calano, con la capacità del privato di offrire una concorrenza che spinge i cittadini spesso a pagare di tasca propria. Ad esempio, per una risonanza magnetica nel privato si spendono 142 euro e si attendono 5 giorni, con il ticket si pagano 63 euro ma si aspetta ben 74 lunghi giorni.
Tra le persone che hanno effettuato visite specialistiche e accertamenti diagnostici, rispettivamente il 22,6% e il 19,4% però ha dovuto attendere perché privo di alternative. E l'attesa è stata, in media, di 55 giorni per una visita specialistica e 46 per un accertamento.
IL 5,5% DELLA POPOLAZIONE NON AUTOSUFFICIENTE. Altro capitolo dolente è quello dei non autosufficienti, che sono 3.167.000 (5,5% della popolazione), di cui 1.436.000 gravi. Scricchiola però il modello italiano di family-care: la metà delle famiglie con una persona non autosufficiente (contro il 38,7% del totale delle famiglie) ha risorse scarse. E spesso sono costrette a utilizzare tutti i propri risparmi, fino a vendere casa o indebitarsi.

Vaccini, i genitori si informano su internet

È un'informazione «superficiale e incerta» quella che i genitori italiani hanno sui vaccini e loro stessi non sempre la giudicano soddisfacente. Per questo 4 su 10 finiscono nel cercare su internet notizie utili per decidere se vaccinare o meno i figli, e in quasi la metà dei casi si trovano a leggere sui social network articoli sul tema.
IL 30% CHIEDE MAGGIORE INFORMAZIONE. Da ricerche realizzate interpellando i genitori italiani con figli da 0 a 15 anni, è emerso che tre su dieci (30,4%) avrebbe voluto saperne di più sui vaccini e la quota cresce al Sud, dove sono ben 4 su 10 a sentirsi non bene informati.
Le risposte mettono in luce che «il livello di informazione sulle vaccinazioni è solo apparentemente elevato». Nonostante i genitori siano in gran parte informati dai loro pediatri (54,8%), infatti, «le potenzialità infinite della rete rappresentano uno degli elementi in grado di impattare in modo più dirompente sui nuovi atteggiamenti nei confronti della vaccinazione».
SUL WEB ABBONDANO LE NOTIZIE FUORVIANTI. Ma le notizie sul web, si sa, sono tutt'altro che certificate, e quasi l'80% ammette di aver trovato notizie di tipo negativo navigando. Ne deriva un livello di fiducia articolato, con il 35,7% di mamme e papà che ha una posizione apertamente favorevole, mentre un terzo (32,3%) è a favore solo delle vaccinazioni obbligatorie e gratuite.

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