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CREDITO 4 Dicembre Dic 2015 1558 04 dicembre 2015

Veneto Banca, gli azionisti: «Così uccidono la gente»

Chi non partecipa all'aumento perde il 76% dei risparmi. Coinvolti 88 mila soci. Piccoli azionisti in rivolta: «Hanno azzerato tutto». Resa dei conti il 19 dicembre. 

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Come se gli avessero svuotato il conto corrente in una notte. Trent'anni di risparmi volatilizzati in poche ore. Dalla sera alla mattina.
Leonardo Ancona è il fondatore dell'Associazione azionisti di Veneto Banca, socio della popolare di Montebelluna, provincia di Treviso, dal 1980. Ha in portafoglio 12 mila azioni, titoli che nel giro di 24 ore, con la delibera del consiglio di amministrazione del 2 dicembre, hanno perso virtualmente il 76% del loro valore.
Alle 10 di mattina di mercoledì, quando il cda della banca di Montebelluna ha cominciato una delle riunioni più travagliate di sempre prolungatasi fino a un'ora prima della mezzanotte, valevano 30 euro e 50 centesimi.
IL VALORE DELLA AZIONI DA 30,5 A 7,3 EURO. Quando Ancona si è risvegliato, giovedì, il cda aveva determinato a 7,30 euro il valore di recesso: cioè il capitale da rimborsare nel caso i soci non volessero aderire al prossimo aumento di capitale, necessario a rimettere in sesto i conti dopo un rosso di 770 milioni.
In poche ore Ancona ha perso sulla carta 280 mila euro. E un destino simile è toccato a tutti gli 88mila azionisti dell'istituto di credito. «Una débâcle, una decisione folle, inaccettabile», tuona al telefono. «Siamo tornati al valore di 25 anni fa, hanno cancellato decenni di storia. Hanno azzerato tutto. Ora», termina riprendendo fiato, «possiamo anche fallire».

Una filiale di Veneto Banca nella città di Padova. @Imagoeconomica

La storia di Veneto Banca è simile a quella delle tante popolari che stanno boccheggiando per l'Italia.
Titoli per anni mantenuti a valori superiori a quelli di mercato. Assemblee che la senatrice Laura Puppato definisce 'bolge di buone notizie'. E poi la scoperta dei buchi di bilancio.
Favori ai soci vip e dolori per tutti gli altri. Per la maggioranza, per quelle migliaia di risparmiatori che in questo caso avevano trasformato la banca veneta in un istituto di rilievo nazionale.
L'ex ad Vincenzo Consoli, dominus incontrastato per quasi vent'anni, e l'ex presidente Flavio Trinca sono sotto indagine per ostacolo alla vigilanza, tutto l'ex cda è indagato per aggiotaggio: secondo la procura di Roma, che ha aperto un'inchiesta dopo un'ispezione della Banca d'Italia del 2013, gli ex dirigenti hanno offerto finanziamenti per 286 milioni di euro per acquistare le azioni della stessa banca e gonfiarne quindi la capitalizzazione.
A TAPPE FORZATE VERSO LA BORSA. Ora chi li ha sostituiti sta procedendo dritto, a tappe forzate, per portare la banca all'aumento di capitale e alla quotazione imposta dal combinato disposto del decreto d'urgenza del governo Renzi sulle popolari (divenuto legge a marzo) e dai parametri di Francoforte. Costi quel che costi. E ai soci sta costando una vita intera.
Nel 2014 la banca ha accumulato un rosso di bilancio di quasi 1 miliardo (968 milioni di euro) e a fine aprile 2015 il valore delle azioni è stato sforbiciato da 39,5 a 30,5 euro. Nei primi 9 mesi del 2015 non è andata meglio: le perdite, scorporati i fidi al centro dell'inchiesta ma anche gli avviamenti (cioè il valore iniziale degli asset), sono arrivate a 770 milioni.
All'ultimo esame della Bce è arrivata la bocciatura.

Cristiano Carrus, amministratore delegato di Veneto Banca. @Imagoeconomica

Ai piani alti di Piazza Dall'Armi il giro di poltrone degli ultimi mesi fotografa la drammaticità della situazione.
Francesco Favotto, professore di Economia dell'Università di Padova, ha lasciato la presidenza il 29 ottobre, dopo un ricovero in ospedale, dovuto a quanto pare al troppo stress. «Una brava persona che subiva le pressioni degli azionisti», spiega Ancona.
Il suo vice Alessandro Vardanega (ex presidente di Unindustria Treviso) ha mollato poco dopo. Per frizioni interne, si dice, un «diverso approccio». E al suo posto come presidente si è insediato l'imprenditore del vino Pier Luigi Bolla, con un passato da assessore nella prima giunta regionale di Giancarlo Galan.
BOLLA PRESIDENTE, ROSSELLO IN CDA. Nel nuovo cda, guidato dall'amministratore delegato Cristiano Carrus, è stata cooptata anche una delle donne più potenti dei salotti dell'economia italiana: l'avvocato patrimonialista Cristina Rossello, già consigliere dell'istituto di credito di Montebelluna, ma soprattutto segretario del patto di sindacato di Mediobanca, nonché legale di Silvio Berlusconi.
Professionista solitamente restia ad apparire, la Rossello finì coinvolta nell'inchiesta della procura di Milano sul presunto patto occulto tra Mediobanca e i Ligresti con cui il salotto buono della finanza italiana avrebbe trattato l'uscita di scena dalla famiglia dopo il matrimonio Unipol-Fonsai.
L'esistenza di quel documento fu dapprima negata e poi ammessa dall'ad di Mediobanca Alberto Nagel. E Rossello ne fu la custode silenziosa: di fronte ai magistrati non rilasciò dichiarazioni. L'inchiesta, in ogni caso, portò a concludere che non si trattava di una reale trattativa e l'indagine su Nagel è stata archiviata a luglio di quest'anno.
Rossello, di certo, ha la tempra e la riservatezza per gestire le situazioni controverse. E quella di Veneto Banca è una di queste.

Il quartier generale di Veneto Banca a Montebelluna (Treviso) @Imagoeconomica

La resa dei conti tra le migliaia di soci travolti dalla mala gestione di pochi è fissata per il 19 dicembre, quando si terrà l'ultima assemblea per voto capitario.
E all'ordine del giorno ci sono l'approvazione della delega per l'aumento di capitale, garantito già per 1 miliardo da Banca Imi (Intesa), e la quotazione in Borsa.
«Una fretta da cui si rileva la mancanza di rispetto nei confronti degli azionisti», dice Ancona.
IN ATTESA DELLA SENTENZA. L'Associazione azionisti Veneto Banca ha depositato due ricorsi presso il Tar del Lazio contro il decreto del governo Renzi sulle popolari e contro le misure attuative di Bankitalia.
L'udienza preliminare c'è già stata e la sentenza è destinata ad arrivare il 10 febbraio 2016. L'organizzazione di Ancona, in rappresentanza di 800 azionisti e dell'8% del capitale, aveva chiesto di aspettare il pronunciamento della magistratura: «Ci sono evidenti profili di incostituzionalità».
I tempi tecnici, 18 mesi dall'entrata in vigore della legge per la traformazione in Spa, ci sarebbero. Ma i piani dell'istituto di credito, stretto tra le pressioni delle autorità bancarie e pronto a inserirsi nel risiko delle popolari che scatterà a primavera, sono altri.
VALORE DI AVVIAMENTO ABBATTUTO. Portare a termine l'aumento di capitale, presentarsi coi bilanci puliti, e magari attendere che un'Opa, una offerta pubblica di acquisto, faccia salire le azioni iper svalutate. «Con il valore di avviamento abbattuto e quindi svendute», chiosa Ancona. Ma il rischio è che i titoli perdano ancora.
Le stime sull'andamento della ricapitalizzazione saranno realizzate solo entro fine dicembre. E i soci che non parteciperanno per ora non potranno essere rimborsati. Dovranno attendere l'aumento di capitale e eventuali offerte di qualcuno intenzionato ad acquistare le loro azioni.
Difficile poi capire come si è arrivati a determinare il valore di recesso dei titoli: l'istituto di credito si è affidato a una perizia indipendente, come previsto dalla legge, ma i criteri adottati non sono stati resi pubblici.
«SI PROCEDE CON L'ACCETTA». Ai soci dunque viene presentato un percorso quasi obbligato, ma al buio. «E allora siamo pronti a votare no alla trasformazione in Spa», dichiara risoluto il fondatore dell'Associazione degli azionisti. Non per opposizione al passaggio in sé, precisa, ma per il metodo.
«Sta cambiando il mondo e dobbiamo adeguarci, ma non rovinando i risparmi di una vita delle persone», dice Ancona. «C'è stata una crisi. Ci sono i crediti deteriorati. Ma non è possibile nell'arco di un mese, per decreto, cancellare 100 anni di storia delle banche popolari». Ancora una volta, non ci sono colpevoli a cui far pagare i danni, ma ci sono stuoli di vittime. «La Banca d'Italia dovrebbe indicare precisi profili di responsabilità», conclude il socio, «invece si procede con l'accetta e, così, si ammazza la gente».

L'appello di Ancona al presidente Bolla pubblicato a pagamento sul Corriere del Veneto. @Imagoeconomica

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