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RICERCA 10 Dicembre Dic 2015 1855 10 dicembre 2015

Lavoro, i giovani italiani scelgono sicurezza e salario

Solo il 62,8% decide in base alla coerenza con il percorso studi. Le donne rinunciano al secondo figlio.

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I giovani guardano più alla retribuzione che alla coerenza con il percorso di studi.

Il lavoro per i giovani ha una funzione «strumentale» ed è finalizzato principalmente al sostentamento economico.
Lo rivela una ricerca dell'Isfol su un campione di 45 mila giovani tra i 20 e i 34 anni secondo la quale «i giovani sono tutt'altro che choosy» e guardano più alla retribuzione che alla coerenza con il percorso di studi.
Diversamente da certe rappresentazioni - scrive l'Isfol - per i giovani sempre più spesso il lavoro ha una funzione strumentale ed è finalizzato principalmente al sostentamento economico e, in secondo luogo, al perseguimento dei propri interessi.
SALUTE E SICUREZZA PRIMA DI TUTTO. Pur con alcune eccezioni, la coerenza tra il percorso di studi e le attività di lavoro assume sempre meno peso nella scelta del lavoro (per il 62,8% degli intervistati), a favore di un contesto occupazionale che garantisca buone relazioni tra pari (89,8%), una retribuzione adeguata (per il 92,5%) e soprattutto un livello elevato di salute e sicurezza sul luogo di lavoro (93,7%).
INDIPENDENZA ECONOMICA AL TOP. Emerge quindi una generazione, conclude l'Isfol, che misura le proprie difficoltà, ma che ha tutt'altro che spostato il centro della propria progettualità dalla questione del lavoro.
La richiesta, in sintesi, è quella di poter vivere e lavorare in un Paese dove siano garantiti i diritti minimi di cittadinanza attiva e dove la questione della tutela e sicurezza sul luogo di lavoro diventa prioritaria, anche prima della realizzazione personale.

Le donne rinunciano al secondo figlio

La crisi economica ha avuto un impatto anche sui comportamenti riproduttivi e sulle decisioni delle famiglie in termini di numero di figli.
La contrazione del comportamento riproduttivo (1,37 figli per donna nel 2014), secondo l'Isfol solo parzialmente ha carattere volontario, dal momento che la numerosità familiare attesa, ovvero il numero medio di figli che le donne vorrebbero avere nella loro vita, risulta superiore a due figli per donna.
IL 22,3% SENZA LAVORO DOPO LA GRAVIDANZA. La crisi ha impattato, in particolare, sulla vita professionale delle neo-madri. Alcune di queste, che risultavano occupate al momento della gravidanza, non lo sono più dopo la nascita del figlio (22,3% delle occupate in gravidanza) e il dato è in aumento rispetto al 2005 (18,4%).
Più della metà delle madri che hanno smesso di lavorare ha dichiarato di essersi licenziata o di avere interrotto l'attività che svolgeva come autonoma (52,5%): quasi una madre su quattro ha subito il licenziamento, mentre per una su cinque si è concluso un contratto di lavoro o una consulenza.
DIFFICOLTÀ DI CONCILIAZIONE DEI RUOLI. Tra i motivi che hanno spinto le madri a lasciare il lavoro si osserva che rispetto al 2005 diminuiscono - pur restando decisamente prevalenti - le motivazioni riconducibili a difficoltà di conciliazione dei ruoli (dal 78,4% al 67,1%), mentre aumentano quelli legati all'insoddisfazione per il tipo di lavoro svolto sia in termini di mansioni che di retribuzione (dal 6,9% al 13,5%). Tra le occupate si registra invece un aumento delle difficoltà di conciliazione: dal 38,6% nel 2005 al 42,7% nel 2012.

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