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DISUGUAGLIANZE 11 Dicembre Dic 2015 1631 11 dicembre 2015

Italia, il gap economico tra Nord e Sud si allarga

Bloomberg: divario peggiore di quello tra Berlino e Atene. Disoccupazione, forbice del 10%. La frattura in dati.

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Il nuovo quartiere del business di Milano e la zona della Vucciria a Palermo.

L'Italia dà cenni di ripresa, ma le disuguaglianze restano enormi.
L'Istat ha comunicato che nel terzo trimestre del 2015 il numero degli occupati in Italia è aumentato di 247 mila unità (+1,1%) rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, e che il tasso di disoccupazione è sceso all'11,7%: meno 0,6% sul 2014.
IL SUD RESTA INDIETRO. Secondo l'Istituto di statistica, il Meridione sarebbe il primo beneficiario della crescita occupazionale, con 136 mila nuovi posti di lavoro tra Sud e Isole.
Numeri che danno speranza, ma che non cambiano di molto la situazione di un Paese che sta lasciando indietro una consistente parte della sua popolazione.
PEGGIO DELLA GRECIA. A quanto riferisce l'agenzia di stampa economica Bloomberg (che ha utilizzato dati Istat e Svimez per le sue rilevazioni), il gap tra il Nord e il Sud della Penisola si è allargato a tal punto che la differenza tra una regione settentrionale come la Lombardia e una meridionale come la Calabria è maggiore di quella tra la Germania e la Grecia.

Il divario tra Lombardia e Calabria rapportato a quello tra Germania e Grecia (Fonte: Bloomberg).


FORBICE ALLARGATA CON L'EURO. «Nonostante ci sia sempre stata una grossa disparità regionale», sottolinea Bloomberg sulla base dei suoi calcoli, «l'andamento dell'economia è proceduto più o meno in parallelo dal 1995 al 2001, quando la forbice ha iniziato ad allargarsi contemporaneamente all'introduzione dell'euro».
Il divario tra Nord e Sud ha raggiunto il suo apice nel 2014.

L'andamento del Pil pro capite al Centro-Nord (rosso) e al Sud e Isole (blu) (Fonte: Bloomberg).


Il direttore di Svimez, Associazione per lo Sviluppo dell'Industria nel Mezzogiorno, ha dichiarato che «a causa dell'ultima recessione una grossa fetta della struttura produttiva del Sud è scomparsa».
RENZI, E IL MEZZOGIORNO? Il premier Matteo Renzi continua a sostenere a gran voce la trionfale uscita dell'Italia dalla recessione, elogiando i successi del produttivo Nord e delle aziende di punta italiane, ma sembra che nella sua narrativa di rinascita il Mezzogiorno non abbia un posto considerevole.
PROBLEMI PURE CON L'ACQUA. Nel Sud, più del 18% delle famiglie ha avuto almeno una volta difficoltà nell'accedere all'acqua corrente.
Un dato a dir poco preoccupante in un Paese sviluppato.
Tutti ricordano il caso di Messina, rimasta senza acqua per 19 giorni, finito in prima pagina sui quotidiani di tutto il mondo.
Un episodio emblematico, ma riduttivo per descrivere la situazione del Meridione.
DISOCCUPAZIONE, GAP DI 10 PUNTI. Forse è più significativo ricordare che nel terzo trimeste 2015 la disoccupazione al Sud è stata del 17,6%, più del doppio rispetto al Nord (7,2%) e quasi 6 punti più alta rispetto alla media nazionale (11,7%).
Nonostante il positivo report dell'Istat (che si può trovare qui), la forbice che si è venuta a creare all'interno del Paese rischia di compromettere l'uscita dalla crisi, annunciata a varie riprese dal premier.
Giovedì 10 dicembre, Renzi ha festeggiato sui social la serie di dati positivi in arrivo: «Il punto è che l'Italia riparte. Avanti tutta!». Il problema è se non va avanti tutta insieme.

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