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CREDITO 11 Dicembre Dic 2015 0800 11 dicembre 2015

Popolari del Veneto, il destino è nelle mani dei pm

Ostacolo alla vigilanza, aggiotaggio, estorsione: Veneto Banca e BpVi nel mirino. I soci: «Arriva una denuncia a settimana, la redditività degli istituti è a rischio».

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Il giro d'Italia del dramma banche fa tappa in Veneto.
Qui, tra Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, come ha ricordato il presidente leghista della Regione, Luca Zaia, ci sono 200 mila azionisti - 117 mila di Vicenza e 88 mila di Montebelluna -, destinati a perdere buona parte dei loro risparmi.
CROLLA IL VALORE DELLE AZIONI. Veneto Banca ha già portato il valore delle azioni per chi volesse esercitare il diritto di recesso da 30, 5 a 7,3 euro.
Mentre le azioni di Banca Popolare di Vicenza (BpVi), che erano arrivate a un massimo di 62,5 euro, potrebbero calare secondo analisti e advisor citati dal Sole 24 Ore nella fase di pre quotazione a 10-12 euro.
I soci sono anche più pessimisti: «Potremmo arrivare anche sotto i dieci euro», dice Maurizio Della Grana, azionista storico e 'dissidente' della BpVi. Risultato: il caso è diventato un'emergenza sociale, una battaglia politica e soprattutto giudiziaria.

«Unicredit farà l'affare: rischia poco e prende molto»

Luca Zaia, governatore del Veneto.

Secondo l'azionista, saranno gli investitori più preparati a scommettere sull'aumento di capitale e la quotazione in Borsa: «In queste condizioni i vecchi azionisti avranno un percentuale tra il 30 e il 35%».
Nel caso di BpVi, Unicredit ha già dato la garanzia di 1,5 miliardi sull'inoptato, cioè la quota di azioni che non verrà acquistata.
Per Veneto Banca c'è la garanzia di Banca Imi (Intesa) fino a 1 miliardo. Entrambe le grandi però non sembrano avere reali mire sui due istituti di credito veneti, ma piuttosto sono pronti a rivendere guadagnando.
SOCI DIVISI VERSO L'ASSEMBLEA. Della Grana è a favore della quotazione, ma non ha dubbi su come andrà a finire: «Unicredit ci mette i soldi e fa l'affare ed è giusto così: rischia poco e prende molto. Lo farei anche io, ma non ho la possibilità. Per il resto entrerà chi ha il denaro».
Per i piccoli azionisti, secondo lui, c'è poco da fare: «Dobbiamo aspettare che la banca decida qualcosa. I soci sono gli ultimi a sapere le cose».
I risultati delle ispezioni della Bce sono sotto chiave. Nessuna delle due banche ha ancora pubblicato le stime sulla forchetta di valore delle azioni per il collocamento in Borsa. Ma gli azionisti di Veneto Banca sono destinati a votare la delega per l'aumento, la trasformazione in Spa e la quotazione in Borsa il 19 dicembre.
E sono divisi sul da farsi. Il presidente dell'associazione azionisti di Veneto Banca, Giovanni Schiavon, è convinto che chi vota 'no' rischi molto. Ma molti altri, Adusbef in testa, sono per il niet all'intera operazione.
LEGA CONTRO IL PD. L'assemblea Bpvi sarà almpiù presto a febbraio. Renato Bertelle, presidente dell'associazione nazionale azionisti della Banca Popolare di Vicenza, vorrebbe cercare di farsi ascoltare dalla dirigenza: «Non possiamo dire no a tutto. Sì all'aumento di capitale, ma diluito. E quotazione rimandata fino a che la banca non si siederà a negoziare condizioni per proteggere i vecchi azionisti».
Le banche hanno tempo per trasformarsi in Spa fino al dicembre 2016. Se non lo fanno, dovrebbero adeguarsi alle regole europee e limitare il proprio attivo sotto il limite degli 8 miliardi per non superare le dimensioni che impongono il passaggio alla società per azioni.
Comunque vada, il caso Popolari in Veneto si è già trasformato in un campo di battaglia politica, con i 5 Stelle attivissimi dalla prima ora - collaborano anche con le associazioni degli azionisti - e i leghisti che accusano il Pd di aver salvato Monte Paschi e di dimenticare le banche del Nord Est. Soprattutto, però, rischia di avere innumerevoli risvolti giudiziari.

«Ci sono agenzie a cui arriva una denuncia alla settimana»

Veneto Banca.

I membri dei due vecchi consigli di amministrazione sono sotto indagine per ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio.
Per entrambe le popolari, le ispezioni della Bce e le indagini della magistratura hanno portato alla luce la pratica di offrire fidi in cambio dell'acquisto delle azioni della stessa banca.
Le autorità di vigilanza stanno indagando anche sul presunto trattamento di favore riservato ai soci vip o agli stessi membri del cda.
ESPOSTI PER TRUFFA. Il caso più clamoroso è quello del presidente di Unindustria Vicenza, Giuseppe Zigliotto, che si è dimesso dal board di Popolare di Vicenza dopo che l'Espresso aveva rivelato come a febbraio - poco prima della prima svalutazione delle azioni - «una società di famiglia di Zigliotto ha venduto azioni della Popolare di Vicenza per un valore di 5,5 milioni».
E ancora altre indagini della Consob sono in corso sulla valutazione dell'adeguatezza agli investimenti alla clientela, cioè sul rispetto delle procedure Mifid nella valutazione del profilo di rischio da parte dei dipendenti della banca.
Sia i sindacalisti della Popolare di Vicenza sia un dipendente di Veneto Banca hanno denunciato le pressioni per far vendere i titoli, descritti nel prospetto delle stesse banche come difficilmente vendibili, a tutti i costi e a tutti i tipi di clienti.
Contro i due istituti di credito - ma anche contro Banca d'Italia - sono stati depositati numerosi esposti per truffa e associazioni a delinquere dalle associazioni consumatori e dalle organizzazioni degli azionisti che negli ultimi mesi si stanno letteralmente moltiplicando.
INDAGINI PER ESTORSIONE. E il 10 dicembre, per BpVi, è arrivata una grana ancora maggiore: la guardia di finanza ha perquisito numerose filiali toscane nell'ambito di un'inchiesta della procura di Prato che ipotizza il reato di estorsione da parte dei dirigenti della banca nei confronti di alcuni clienti imprenditori.
«Abbiamo offerto e offriremo come sempre la nostra piena collaborazione alle indagini», hanno commentato dall'istituto di credito. Ma le denunce che si affastellano sulle scrivanie dei tribunali rischiano di pesare sul futuro.
Secondo la maggioranza dei soci il problema parte dalla vigilanza. Quando le autorità si sono mosse lo hanno fatto a passi felpati: «Nell'estate del 2014 hanno comminato al board una multa di 74 mila euro. Sa quanto ci mettono a pagarla con un presidente che guadagnava 1 milione di euro e i consiglieri centinaia di migliaia di euro?», dice Della Grana che per anni ha accusato il cda di comportamenti a dir poco opachi. È stato persino denunciato per aver accusato la banca di un falso in bilancio reale, ma depenalizzato dalla legge voluta dal governo di Silvio Berlusconi.
IL COLTELLO NELLE MANI DEI MAGISTRATI. «Il board di Vicenza non è nemmeno stato rinnovato», dice riferendosi ai due vicepresidenti Marino Breganze e all'ex ragioniere dello Stato, Andrea Monorchio, ancora saldamente al loro posto.
Il risultato è che ora il coltello rischia di essere in mano ai magistrati. «Ci sono agenzie della banca a cui arriva in media una denuncia alla settimana, contro i dipendenti, i funzionari, i dirigenti», fa sapere il vecchio azionista: «Cosa succederà quando questa mole di cause andranno in porto? E come potranno impattare sulla redditività della banca?».

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