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FACCIAMOCI SENTIRE 14 Dicembre Dic 2015 1111 14 dicembre 2015

«Banche pericolose», storia vecchia di 213 anni

Lo scrisse il presidente americano Thomas Jefferson nel 1802. Cosa abbiamo imparato?

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Thomas Jefferson.

Nel 1802 Thomas Jefferson scriveva così al segretario del Tesoro americano Albert Gallatin: «Io credo che le istituzioni bancarie siano più pericolose per la nostra libertà che delle intere armate pronte a combattere. Se il popolo americano permette che un giorno le banche private controllino i loro soldi, le banche e tutte le istituzioni che fioriranno intorno alle banche priveranno la gente di tutti i loro averi, prima attraverso l’inflazione, in seguito attraverso la recessione fino al giorno in cui i loro figli si sveglieranno senza casa e senza tetto sulla terra che i loro padri hanno conquistato».
Thomas Jefferson (da Wikipedia) è stato un politico, scienziato e architetto statunitense.
È stato il terzo presidente degli Stati Uniti d’America ed è inoltre considerato uno dei padri fondatori della nazione.
Fu il principale autore della dichiarazione di indipendenza del 4 luglio 1776.
Fortemente segnato dal pensiero illuminista, fu fautore di uno Stato laico e liberale e convinto sostenitore del libero mercato.
RIFLESSIONE ATTUALE. Rileggere quanto scrisse Jefferson nel 1802 alla luce di ciò che è avvenuto e sta attualmente avvenendo nei sistemi bancari italiani e internazionali stimola qualche riflessione.
Sono passati oltre due secoli da quello scritto, ma il tema sul ruolo delle banche e se la loro natura debba essere pubblica o privata è ancora di grandissima attualità.
Non c’è dubbio che il compito socio/economico che svolge una banca è diverso da qualsiasi altra azienda.
'SCHIAVI' DEL PROFITTO. In Italia la situazione attuale è che le banche siano private e che almeno quelle più significative siano anche quotate.
Un’azienda quotata che raccoglie i soldi degli investitori è però “schiavizzata” al profitto.
Ogni trimestre (“quarter” detto in gergo) deve incontrare analisti e investitori per spiegare strategia, obiettivi e risultati.
È tuttavia sottoposta al controllo delle autorità di vigilanza (in primis la Banca d’Italia) e deve rispettare alcuni parametri in termini di capitalizzazione secondo i dettami previsti dalla riforma Basilea 3.
SE FALLISCE, IMPATTO PEGGIORE. La banca è quindi un’azienda particolare: può fallire come qualunque altra azienda, ma il suo fallimento ha un impatto diverso da quello di altre aziende e per certi aspetti è più devastante.

Servirebbe un modello etico prima ancora che strategico

Un momento della protesta contro il decreto Salva banche.

La “materia prima” utilizzata dalla banca per svolgere la sua funzione sono i soldi dei risparmiatori, spesso i risparmi di una vita.
Le banche dovrebbero essere quindi gestite avendo come riferimento un modello etico prima ancora che strategico.
Ma abbiamo visto che spesso non è così.
EQUIVOCI NON CHIARITI. In Italia alcuni pensavano che sarebbe stato sufficiente sottrarre alla politica la gestione delle banche di interesse nazionale (le tre Bin) per risolvere tutti i problemi creditizi del Paese.
Però le cose sono andate diversamente.
La legge Amato-Ciampi aveva ben altre ambizioni rispetto a quanto ottenuto. Certamente ha contribuito a un consolidamento del settore bancario, ma il legame fondazione/banca è un equivoco non ancora chiarito.
RESPONSABILITÀ DI CHI? L’intreccio di autorità di controllo (Banca d’Italia, Consob, Autorità di vigilanza, eccetera) fa sì, ancora una volta, che quando succede qualcosa è sempre difficile - se non addirittura impossibile - attribuirne la responsabilità a qualcuno.
Se vediamo quanto sta succedendo attualmente con le quattro banche fallite (Banca Marche, Banca Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti) abbiamo la conferma puntuale di quanto detto.
SI PARLA SOLO DI BOSCHI. Il grande dibattito è relativo alle decisioni prese dal governo sulla base di quello che è definito il conflitto di interessi tra il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi e il fatto che in Banca Etruria il padre ne fosse stato vice presidente per un certo periodo di tempo, ma - cosa che personalmente ritengo molto più importante - non sugli aspetti strutturali del nostro sistema creditizio.

Perché una banca virtuosa dovrebbe salvarne una insolvente?

Una manifestazione dei risparmiatori.

Tutti sostengono, compresi autorevoli politici come Silvio Berlusconi, che dovrebbero essere le altre banche a far fronte agli impegni mancati delle banche fallite.
Quindi in un sistema dove le banche sono aziende private, quotate in Borsa (e come il lettore avrà ben compreso il mio non è un giudizio di merito) un’azienda viene chiamata a salvare con i propri soldi un’altra azienda concorrente perché quest’ultima non ha fatto correttamente il proprio mestiere.
IMPOSIZIONE INACCETTABILE. A me sembra una contraddizione in termini e non capisco perché gli azionisti di una banca che abbia ben operato dovrebbero accettare una imposizione simile.
È quindi evidente come tutto il sistema creditizio abbia bisogno di una riforma e di una rivisitazione che abbia come priorità quello che ho definito il fornitore della “materia prima”, ovvero il risparmiatore.
Tutto il resto - Fondazioni, natura pubblica o privata, eccetera - viene dopo.
MANAGER NON SOLO COMPETENTI. Al vertice delle aziende inoltre debbono sedere manager di comprovata eticità oltre naturalmente che di competenza adeguata.
E così anche nei consigli di amministrazione e negli organismi di controllo.
Le banche attualmente hanno un livello di credibilità e di reputazione molto basso non facie da recuperare anche per l’uso strumentale che alcuni politici fanno dell’argomento.
Forse è arrivato il momento di mettersi intorno a un tavolo.
Per trovare soluzioni nuove. E per dimostrare a Thomas Jefferson che nel 1802 si stava sbagliando.

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