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AZIENDE 14 Dicembre Dic 2015 1724 14 dicembre 2015

Pininfarina a Mahindra, i marchi italiani finiti all'estero

Da Pirelli a Grom, passando per Indesit e Bulgari. C'era una volta il Made in Italy.

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Federico Grom e Guido Martinetti.

Moda e design, industria e alimentare.
Negli ultimi 20 anni il Made in Italy è andato via via sgretolandosi sotto i colpi dei denari stranieri.
Ultima a passare di mano è stata Pininfarina, diventata di proprietà del produttore indiano di veicoli sportivi Mahindra nella giornata del 14 dicembre, con un investimento di quasi 25 milioni, al prezzo di 1,10 euro per azione.
Gli investitori lanceranno un'offerta pubblica totalitaria sulle azioni ordinarie Pininfarina, allo stesso prezzo di compravendita delle azioni detenute da Pincar, raggiungendo circa 30 milioni di operazione.
A quel punto scatterà l'aumento di capitale, per altri 20 milioni.
UNILEVER SI MANGIA GROM. Prima di oggi l'ultima cessione a far clamore era stata a inizio ottobre quella dell'azienda di gelato artigianale Grom, rilevata dal colosso anglo-olandese Unilever, con i termini dell'accordo non ancora divulgati.
Italcementi, viceversa, era passata in mani tedesche lo scorso luglio, con un'offerta da 1,66 miliardi di euro.
L'ASIA PAZZA PER IL LUSSO. Che siano gli yacht di Ferretti, di proprietà di Shandong Heavy industry-Weichai group dal 2012, o le collezioni di Krizia, passate due anni più tardi a Marisfrolg fashion co, azienda di moda leader sul mercato asiatico, il lusso ha da tempo fatto breccia nel capitalismo cinese.
Ma grandi predatori sono anche i francesi: Lvmh (Louis Vuitton Moet Hennessy) di Bernard Arnault, l'uomo più ricco d'Oltralpe, è proprietaria dai primi Anni 2000 di Loro Piana e Bulgari.
E anche Kering ha fatto man bassa di marchi, da Gucci a Bottega Veneta, da Pomellato a Dodo, passando per Sergio Rossi e Brioni.
VALENTINO IN MANI QATARIOTE. Persino Valentino è dal 2012 nelle mani dei qatarioti di Mayhoola investments, mentre La Rinascente appartiene alla thailandese Central group of companies.
In mani americane, per 243 milioni di euro, è finita invece Poltrona Frau. L'azienda marchigiana che produce poltrone famose in tutto il mondo e che era controllata dalla Charme investments di Luca Cordero di Montezemolo è passata nel febbraio del 2014 sotto il controllo del gruppo americano Haworth, molto noto nel settore dell’arredamento per ufficio.

Nestlè e Unilever spadroneggiano, Pirelli parla cinese

Marco Tronchetti Provera, amministratore delegato di Pirelli.

Lunga è la lista dei marchi dell'alimentare andati perduti, avviata nel lontano 1993, quando gli svizzeri di Nestlè si presero il marchio Italgel (Gelati Motta, Antica Gelateria del Corso, La Valle degli Orti) e il Gruppo dolciario Italiano (Motta e Alemagna). Quest'ultimo è poi tornato in mani italiane grazie alla Bauli di Verona.
Attualmente Nestlè controlla l'ex Italgel assieme a surgelati e salse Buitoni.
Il colosso elvetico possiede anche l'acqua minerale Sanpellegrino e controllate (Levissima, Recoaro, Vera, San Bernardo e Panna).
PARMALAT PER LACTALIS. Galbani, Locatelli, Invernizzi e Cademartori sono invece proprietà di Lactalis, il re del Camembert che si è comprato Parmalat nel luglio del 2011, mentre gli oli Cirio-Bertolli-De Rica sono stati presi nel 1993 da Unilever, che poi li ha ceduti nel 2008 alla spagnola Deoleo, già titolare di Carapelli, Sasso e Friol.
WHIRLPOOL SI PRENDE INDESIT. Da marzo scorso Pirelli parla cinese: ChemChina è il nuovo socio forte del gruppo. C'è poi il caso Indesit. Nell'ottobre 2014 la famiglia Merloni è uscita definitivamente dalla scena degli elettrodomestici: Whirlpool ha acquisito il 56% del gruppo di Fabriano salendo al 60,4%.
GLI OCCHIALI SAFILO ALL'OLANDA. La Safilo, che produce occhiali per Armani, Valentino, Yves Saint Laurent, Hugo Boss, Dior e Marc Jacobs, è diventata di proprietà del gruppo olandese Hal Holding . Parla francese Edison (Edf), mentre Saras è bilingue, controllata oltre che dalla famiglia Moratti dai russi di Rosneft.
LA SCALATA DI VIVENDI A TELECOM. Di proprietà della russa VimpelCom è la compagnia telefonica Wind, mentre Vivendi è da giugno azionista di riferimento di Telecom col 14,9% del capitale.
A inizio marzo la controllante Finmeccanica ha ceduto alla giapponese Hitachi, conglomerata da 70 miliardi di euro di fatturato, il 100% di Ansaldo Breda , attiva nella produzione di treni ad alta velocità e nella fattura di metropolitane senza conducente, valutandola 36 milioni di euro. Ceduto anche il 40% di Ansaldo Sts, pilastro del segnalamento ferroviario, per 773 milioni di euro. Una partita complessiva da 1,9 miliardi che comporta una riduzione del debito della capogruppo Finmeccanica di circa 600 milioni.

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