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AZIENDA 14 Dicembre Dic 2015 1230 14 dicembre 2015

Telecom, resa dei conti all'assemblea degli azionisti

Appuntamento del 15 dicembre ricco di tensioni. Piano per far arrivare un Cavaliere bianco?

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L'ingresso della sede di Telecom Italia in Piazza Affari a Milano.

Come è sempre accaduto per Telecom Italia, anche questa volta l’assemblea degli azionisti convocata per il 15 dicembre 2015 ha assunto le sembianze di una resa dei conti all’Ok Corral.
Sul voto sulla conversione delle azioni risparmio in ordinarie e, soprattutto, sulla richiesta di Vivendi di aggiungere quattro nuovi membri al Consiglio di amministrazione della società regna l’incertezza.
E si sbizzarriscono coloro che dietro ogni azione ravvisano alleanze future, take over segreti, interessi particolari.
Certo, i colpi di scena in queste settimane non sono mancati, come anche le letture più o meno fantasiose al limite della fanta-finanza.
Proviamo dunque a mettere in ordine i vari tasselli.
TELECOM, UNA PUBLIC COMPANY. Telecom è oggi una public company.
Non c’è un azionista di controllo e il cda, composto da una maggioranza di consiglieri indipendenti (caso unico in Italia), risponde principalmente alla logica del “cosa è meglio per la società”.
Non è facile da accettare in un Paese dove i “nocciolini” alla Cuccia hanno governato per lustri le società e dove la dietrologia ha spesso il predominio sulla realtà.
RECCHI-PATUANO, NIENTE SCONTRO. Il ruolo del presidente Giuseppe Recchi e dell’amministratore delegato, Marco Patuano, è sempre più terzo rispetto alle logiche dei singoli azionisti.
Non potrebbe essere altrimenti e anche chi, nei giorni scorsi, ha buttato benzina sul fuoco di un possibile scontro tra i due, dovrà presto ricredersi.
È nell’interesse di entrambi, oltre che dell’azienda, rappresentare e attuare il piano industriale presentato ai mercati e apprezzato da tutti gli azionisti.
CONCLUSIONI, PALLA AGLI AZIONISTI. L’Assemblea del 15 dicembre, pur caricata di tensioni, è il luogo dove si esprimono gli azionisti, dove si votano le proposte ed è sovrana.
Compito del cda è di rimanere terzo rispetto alle diverse posizioni, pur esprimendo un suo punto di vista.
Qualsiasi siano i risultati delle votazioni devono essere gli azionisti a trarne le conclusioni.
Possono sempre vendere, segnando il loro disappunto, o comprare per ottenere il controllo.

La richiesta di Vivendi? Un filo arrogante

Giuseppe Recchi di Telecom.

Tuttavia, entrando nel merito, è certo che la decisione di Vivendi, ancorché legittima, è stata gestita con un filo di arroganza.
La richiesta di inserire quattro manager di prima linea del gruppo francese non è piaciuta agli altri azionisti, soprattutto se confrontata con le dichiarazioni pacifiste e attendiste del Bollorè della prima ora.
Potevano limitarsi a due nuovi membri o completare la squadra dei quattro con due indipendenti.
ASSOGESTIONI ESAGERATA. Anche il ruolo di Assogestioni, in questa vicenda, è apparso fuori dalle righe.
Un giocatore in campo che ha usato la comunicazione come una clava, alimentando a volte dietrologie e malumori.
Il cda e il tandem Recchi-Patuano hanno cercato di mantenere l’azienda stabile, aprendo una linea di dialogo con tutti gli azionisti, anche quelli che, sopravvalutati dai media, non rappresentano nessuno e agiscono con ovvi scopi di speculazione finanziaria.
MA RESTANO I MISTERI. Alla fine, comunque vada, resterà il mistero su perché dovrà essere bocciata una operazione di conversione delle azioni ordinarie che è certamente una scelta che premia il mercato e l’azienda.
E altrettanto misterioso sarà il motivo per cui Vivendi, pur rappresentando una quota rilevante (ma non di controllo) della società non potrà avere per ora alcuna rappresentanza in Consiglio.
E se l’Ok Corral fosse strumentale a far passare l’idea di una azienda fuori controllo degli azionisti per agevolare l’arrivo di un Cavaliere bianco, magari d’Oltralpe?
Telecom Italia è una azienda strategica per il Paese.
La sua rete e i suoi collegamenti esteri sono senza dubbio un pezzo importante dell’infrastruttura nazionale.
Se governo e Cassa depositi e prestiti ci sono dovrebbero battere un colpo.

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