Inflazione,11 grandi città in deflazione
Istat 14 Dicembre Dic 2015 1513 14 dicembre 2015

Undici grandi città in deflazione a novembre 2015

Bologna mostra la maggiore contrazione dei prezzi con -0,7%, seguono Padova, Palermo e Catania. Il fenomeno spia di una domanda debole. Ecco perché.

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L'ombra della deflazione sulle città italiane. Sono ben undici i centri con oltre 150mila abitanti che a novembre 2015 hanno segnato tassi annui d'inflazione sotto lo zero. Per l'Istat la capofila della riduzione dei prezzi è Bologna (-0,7%), seguita da Padova (-0,4%), Palermo e Catania (-0,3%), Perugia, Cagliari, Bari e Verona (-0,2%), Venezia, Modena e Aosta (-0,1%). A ottobre le grandi città in deflazione era sette, quindi quattro in meno rispetto a novembre.
LA DOMANDA RIMANE DEBOLE. La deflazione non è altro che una riduzione generalizzata dei prezzi; se per un verso può avere quindi effetti positivi, per un altro è spia della fragilità dei consumi: «I dati sono relativi a città eterogenee, non è quindi possibile trovare un filo comune che giustifichi un rallentamento dei consumi ma una cosa è certa: la domanda è in aumento ma rimane debole», spiega Pietro Reichlin, professore di Economia politica alla Luiss. «La ripresa», prosegue, «è in atto in alcuni settori, tra cui quello dei trasporti, ma stenta in quello dei servizi».
ALLO 0,1% IL TASSO DI INFLAZIONE A NOVEMBRE. Le percentuali confermano le parole dell'economista. A novembre il tasso annuo d'inflazione si è fermato allo 0,1%, in rallentamento rispetto a ottobre (+0,3%), il valore più basso dallo scorso maggio in linea con le stime preliminari. Se si guarda al dato mensile l'indice dei prezzi al consumo segna -0,4%. Il rallentamento dell'inflazione va imputato alla riduzione della crescita tendenziale (ovvero sull'anno) dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona che ha segnato +0,6% da +1,4% di ottobre).
RALLENTANO I SERVIZI RICETTIVI E LA RISTORAZIONE. A frenare è in particolare il settore ricettivo e della ristorazione (+0,9% da +2,1% del mese precedente), pari a un ribasso mensile dello 2,2%. L'Istat sottolinea che la diminuzione congiunturale dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, è da attribuire in primo luogo ai ribassi dei prezzi di alberghi e pensioni (-10%, +0,4% su base annua in rallentamento da +6,3% di ottobre). A pesare anche il calo dei pacchetti vacanza (-3,9%, -3,7% sull'anno) e dei villaggi vacanze, campeggi, ostelli della gioventù e simili (-0,8%, +2,9% rispetto a novembre 2014).
FINITO IL TRANO DI EXPO. L'Istituto di statistica ritiene che sul rallentamento abbia inciso anche la fine di Expo 2015 a ottobre, che avrebbe determinato l'arretramento dei prezzi del settore alberghiero e della ristorazione a Milano, con effetti anche su base nazionale. «Statisticamente non credo abbia un grande impatto», commenta il professor Reichlin, «non credo abbia avuto ricadute così forti sul piano nazionale. È invece più probabile che gli attentati o comunque la minaccia terroristica abbiano raffreddato il settore turistico. Ma va ricordato che siamo nel capo delle ipotesi».
IN CALO I PREZZI DELL'ENERGIA. I prezzi di benzina e diesel restano ampiamente sotto lo zero a novembre, anche se la loro caduta rallenta un po': la verde scende dell'1,2% sul mese, con la flessione annua che si attesta al 10,9% (contro il -12,8% di ottobre). Il gasolio è invece in ribasso dello 0,5% sul mese e del 13,1% in termini tendenziali (dal -14,8% di ottobre).
L'OFFERTA PETROLIFERA E LA LIQUIDITÀ SPINGONO LA DEFLAZIONE. «È interessante ragionare sul fatto che noi, come Italia, importiamo deflazione attraverso l'acquisto di materie prime il cui prezzo è in calo», spiega Mariano Bella responsabile ufficio studi Confcommercio. A spingere la tendenza ribassista è l'eccesso di offerta petrolifera e il calo del costo della manodopera a livello mondiale. A questo si aggiunge il fatto che le banche centrali stanno inondando il mercato di liquidità.
NON È DEFLAZIONE CATTIVA. Confcommercio ha una visione positiva: «Il dato tendenziale dello 0,1% annuale fuga le paure: non è una deflazione cattiva generata da un calo della domanda. Anzi, prezzi moderatamente decrescenti possono addirittura aiutare una ripresa dei consumi. Sempre che non subentrino aspettative negative in base alle quali i consumatori e le imprese attendano nel futuro ribassi maggiori». Tutto positivo quindi? Non proprio: «Un po' di trappola della liquidità (ovvero quel meccanismo per cui a un aumento del denaro iniettato nel sistema non corrisponde un aumento della domanda, ndr.), c'è. Per quest'anno si prevedeva un tasso di inflazione pari allo 0,5%, nel 2016 all'1% e nel 2017 vicina al tasso auspicato dall'Europa del 2 per cento. Tutte stime riviste al ribasso».
NON VA MITIZZATO IL TASSO DI INFLAZIONE PROGRAMMATA. Per il professor Reichlin, il tasso di inflazione programmato dalla Bce «non va mitizzato, non è necessariamente l'optimum. La deflazione fa anche risparmiare e protegge il potere d'acquisto. Certo, riflette anche una domanda che evidentemente non è così vivace».
LE CARTUCCE DELLA BCE SONO QUASI ESAURITE. Per stimolare la ripresa il Governo ha adottato «misure espansive che vanno dagli 80 euro in busta paga alle leggi di riduzione dell'imposizione fiscale, il tutto entro i limiti del Patto di stabilità. Per spingere la spesa l'esecutivo non può fare molto altro», prosegue l'economista. E sul fronte europeo? «Il governatore della Bce, Mario Draghi, prosegue con l'aumento dell'acquisto dei titoli pubblici ma il problema è che anche le sue cartucce sono quasi esaurite». Insomma «siamo di fronte a fenomeni strutturali su cui al momento la politica economica europea può far poco», aggiunge l'economista.
LA FIDUCIA NON È ANCORA SUFFICIENTE. Quali scenari ci aspettano quindi per il futuro? «Sull'andamento dei prezzi gli economisti si fanno domande. L'idea dominante è che ci sia un eccesso di risparmio a livello mondiale», conclude Reichlin, «È strano che non si riesca ad avvicinarsi all'inflazione programmata, l' obiettivo appare ancora lontano. La fiducia sta ripartendo ma evidentemente non è sufficiente».

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