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CREDITO 15 Dicembre Dic 2015 0800 15 dicembre 2015

Banche a rischio collasso: adesso è allerta Bcc

Sono piccole, indebitate, non remunerative. Scatta l'allarme credito cooperativo: «Un istituto su 10 registra pericolosi livelli di sofferenze». Ecco quelli in crisi.

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Veneto Banca.

Salvatore Rossi, direttore di Bankitalia, ha spiegato al Corriere che una liquidazione coatta - come richiesto dall'Europa - di Banca Popolare Etruria, Banca Marche, Carichieti e CariFerrara sarebbe costata «12 miliardi contro gli 800 milioni» persi dagli azionisti e i debitori degli stessi istituti.
Con l'applicazione a gennaio del bail-in (a pagare per i fallimenti sono anche i risparmiatori) il sistema creditizio italiano appare ancora più fragile di quanto il fallimento delle quattro 'piccole' operative dell'Italia centrale lasciasse pensare.
BPVI E VENETO BANCA NEL MIRINO DELLA BCE. Lo scorso anno gli stress test condotti dalla Bce sulle principali banche 'sistemiche' italiane videro la bocciatura di nove istituti su 25. Quest'anno le cose sono andate molto meglio: rimandate, e non respinte, in base ai requisiti minimi per adeguatezza di capitale, liquidità, governance o modello di business sono state la Popolare di Vicenza e Veneto Banca.
La prima, non a caso, ha visto l'azzeramento del management e si appresta a un nuovo aumento di capitale e nuovi esuberi. Soprattutto è finita nel mirino della Consob per il modo di piazzare prodotti rischiosi, mentre la procura di Firenze ha disposto perquisizioni nelle sedi della Toscana perché teme che nei precedenti buffering alcuni imprenditori locali possano essere stati costretti a sottoscrivere le azioni sotto la minaccia di una revoca degli affidamenti.
Veneto Banca invece deve rivolgersi al mercato per recuperare almeno 1 miliardo, perché soltanto così - ha ammesso l'ad Cristiano Carrus - può trovare qualcuno interessato.
LA CRISI DEL CREDITO COOPERATIVO. La Bce ha calcolato che il rapporto tra il capitale versato e i rischi (il Cet1 ratio) è pari a 8,1 per Veneto Banca e 6,8 per Popolare Vicenza. La banca guidata da Carrus ha inserito a giugno nell'ultima trimestrale perdite per 213 milioni, mentre l'istituto da poco guidato da Francesco Iorio ha visto il rosso salire fino a 1,05 miliardi.
Lo scorso ottobre - quando era scoppiato il bubbone della Banca dell'Etruria e Banche Marche era già finita nel mirino di Bankitalia - il quotidiano Libero denunciò che 15 istituti della galassia cooperativa erano prossimi al collasso. A maggior ragione in prospettiva del bail-in.
Il quotidiano inserì in nella lista nera l'Istituto per il credito sportivo, la Cassa di risparmio di Ferrara, la Banca delle Marche, la Bcc Irpinia, la Cassa di risparmio di Loreto, la Banca Popolare dell'Etna, la Banca padovana di credito cooperativo, la Cru di Folgaria, il Credito Trevigiano, la Banca popolare delle Province calabre, la Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti, la Bcc di Cascina, la Bcc Banca Brutia, la Bcc Terrra di Otranto, la Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio.

Allarme Bcc: «Una su 10 ha crediti malati superiori al 20% del portafoglio»

Per il Sole24Ore 33 Bcc a fine 2013 registravano un pericoloso livello di sofferenze.

Per la cronaca, a stretto giro, l'associazione di settore (Federcasse) bollò lo scoop di Libero come «notizia priva di fondamento, in quanto non esiste alcun nesso causale diretto tra il provvedimento di amministrazione straordinaria ed il fallimento della banca stessa». Ma non entrò nel merito dei numeri.
Lo scorso marzo il Sole24Ore - partendo da un’analisi svolta sui dati di bilancio al 2013 elaborati dall’Ufficio studi di Mediobanca - denunciò che erano 33 le Bcc su oltre 300 censite a mostrare alla fine del 2013 un pericoloso livello di sofferenze.
OLTRE IL LIVELLO DI GUARDIA. «Una Bcc su dieci», scriveva infatti il quotidiano della Confindustria, «di fatto aveva a fine del 2013 crediti malati (sofferenze, incagli e ristrutturati) superiori al 20% dell’intero portafoglio crediti. Un livello di guardia».
Basti pensare, proseguiva, «che tutte le grandi banche italiane in gravissima crisi (da Mps, a Carige, all’Etruria, a Banca Marche solo per citare le più significative) presentavano da tempo livelli di prestiti deteriorati ben sopra la soglia del 20%. Quando un quinto dell’intero portafoglio crediti, come nel caso delle 33 Bcc, è a rischio di non rientro, allora siamo al livello di guardia. Quei crediti malati andranno svalutati comportando un pesante fardello di perdite per più di un anno d’esercizio».
BANCHE POCO REMUNERATIVE. Qualche mese dopo, in uno studio congiunto, Boston Consulting Group e Bernstein avevano sostenuto che le popolari italiane erano troppo poco remunerative, tanto che il loro RoTe (Return on Tangible Equity) nel 2014 non era andato oltre un poco brillante 4,1% a livello aggregato. Per diventare remunerative le Bcc dovrebbero portare questo dato a un livello del 10,5%, così da passare da un utile netto complessivo oggi a 1,5 miliardi a circa 4 miliardi di euro.
Una soluzione che avalla la richiesta di Bankitalia e del governo di creare un soggetto unico del settore.
Le autorità non devono fare i conti soltanto con i gap di capitalizzazione delle banche italiane. Da tenere sotto controllo c'è anche l'altissimo livello di prodotti tossici in circolazione.
SUBORDINATI, UNA BOMBA DA 60 MILIARDI. Sul mercato girano stime abbastanza discordanti sul livello di rischio dei prodotti, ma univoche (ultima in questa direzione una rilevazione fatta da Consultique) nel dire che sono stati collocati almeno 60 miliardi di titoli subordinati.
Quelli che - spesso senza una scadenza e con interessi oltre la media - sono equiparati sia dal salva-banche sia dalla normativa sul bail-in alla stregua delle azioni: quindi non rimborsabili.
Soprattutto, almeno due terzi di quelli in circolazione sono sprovvisti di rating, anche se la cosa non ha impedito alle banche di piazzarli a piccoli risparmiatori.
Va poi ricordato che oltre un terzo delle emissioni è potenzialmente illiquido e quindi non vendibile sui mercati, compreso quello non regolamentato Otc (over-the-counter).

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